Vita e Lavoro, due valori che non si possono dissociare

di Nuccio Guaita

Molti sono i modi per esprimere il proprio pensiero, soprattutto quando questo riguarda l’interesse pubblico e la responsabilità connessa alla soluzione di problemi di generale attenzione e utilità. C’è il pensiero del semplice cittadino, spesso abbastanza chiaro perché riflette la percezione dei problemi della società in cui vive: ne è testimone diretto. Il pensiero degli appartenenti alle pubbliche Istituzioni, politiche e non, difetta talora di chiarezza e in tal caso ha fatto ricorso all’espressione indiretta o generalissima o di tipo …diplomatico.
L’articolo apparso nell’ultimo numero del nostro settimanale, a firma di don Roberto Sciolla, appartiene al tipo assai raro del pensiero espresso che può essere immediatamente compreso. L’oggetto dell’articolo si può riassumere nel rapporto Vita-Lavoro, nell’interconnessione, nell’ordine grafico, dei due grandi Valori che investono la vita dell’uomo.
Mi pare subito un chiarimento di cui si sente la necessità quando si parla pubblicamente di fabbrica di armi da guerra e di pace nella società umana, a dimensione globale e non puramente locale: i due valori sono appunto di pertinenza globale. È una prima sostanziale messa a punto. Non se ne può prescindere se si vuole rispettare la scala sociale e morale dei valori.
Di notevole rilievo è l’indicazione delle responsabilità: il Governo (di oggi e di ieri) ha la piena responsabilità nel consentire il trasporto e recapito di armi da guerra a paesi belligeranti (nello Yemen), il che è vietato da intese internazionali. Se per eventi imprevedibili la guerra nello Yemen dovesse cessare, gli attori, operai e dipendenti in genere, addetti alla fabbricazione delle armi da guerra, perderebbero il proprio lavoro con gravi ripercussioni sulle condizioni di famiglia e del Territorio del Sulcis Iglesiente. La logica e il senso di responsabilità pubblica richiamano fin da oggi l’impegno per il Governo, nazionale e regionale, a predisporre le opportunità di tipo normativo, economico, organizzativo, pubblico e privato, per assicurare la tenuta della situazione occupazionale.
Questa capacità di previsione ed impegno ad applicarne le conseguenze da parte della pubblica Istituzione tiene coerente il rapporto tra i due Valori: Vita e Lavoro. Dissociarli o valorizzarne uno solo, è una non-soluzione. Su questo terreno dovrebbero incontrarsi i responsabili interlocutori della vicenda Pace-Yemen. Per questa seria vicenda non ci sono esonerati: spetta anche a noi cittadini e conterranei partecipare responsabilmente al discorso che si svolge da alcuni anni.
E non ci sono da sentire, in sede politica, nell’avviato terzo millennio, soltanto coloro che hanno rilevanza istituzionale. Don Roberto richiama davanti al nostro problema, con piena coerenza, l’impegno e l’intervento della Chiesa, davanti ai responsabili della politica, del clero e dei fedeli cristiani.
E veniamo a personalità e istituzioni laiche. Molti reputano opportuno, perfino necessario, un intervento di alti rappresentanti del clero; se ne auspica anzi una presenza esplicita e contestativa nei confronti della Politica in forza della loro autorità morale. Abbiamo quindi diritto di attenderci anche dai Laici Intellettuali, per il loro prestigio di scienziati, poeti, umanisti, un’altrettanto esplicita espressione della loro posizione. Fin qui ci pare di registrarne una grave assenza. Si interviene, da parte loro, opportunamente per gli sconvolgimenti del territorio (no TAV, per esempio), preparatori di opere ritenute di utilità nazionale e internazionale, ma tributarie del cambiamento epocale, ma non si interviene per sanzionare atti di guerra in cui il nostro Paese è, almeno materialmente, implicato (Yemen)… Il silenzio degli Intellettuali (la trahison des clercs), o loro espressioni che sanno di petizioni di principio, è grave: occorre una presa di posizione puntualizzata e frontale verso l’Autorità politica competente, per sentirsi liberi portatori di Valori alti, quali la Vita e il Lavoro.
Auspichiamo che la Settimana sociale dei cattolici di Taranto, differita di mezzo anno per il Coronavirus, possa dare un contributo costruttivo per il disarmo, la cessazione delle guerre e del commercio delle armi, come dal recente ammonimento di Papa Francesco nel dichiarare immorale la vendita e il possesso stesso della bomba atomica.
Dobbiamo tutti capire e agire per una società capace di costruire un avvenire che tenga conto principalmente delle aspettative di civiltà che risiedono nella difesa dei più rilevanti valori propri della dignità umana, quali la Vita e il Lavoro.

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