Un tempo complesso, di preparazione e costruzione

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Il terzo tempo della pandemia: “vuoto”, “sospeso” o “rubato”, “negato”, suggerisce attesa e attenzione nella relazione tra uomo e natura

di Nuccio Guaita

Mala tempora currunt”: oggi come negli anni di guerra (’40-’45), in cui i liceali traducevano il giudizio attribuito a Cicerone. Il grande oratore, filosofo e politico metteva anzi le mani avanti: “et peiora parantur”. Forse è lecito attualizzare quel giudizio al terzo tempo della Covid-19. I periodi dei “tempora” della pandemia ci richiamano la tempesta, il flagellum di antichi tempi. Si può leggere questo nostro tempo come “vuoto”, “sospeso” o addirittura “rubato”, “negato”. Il dolore per i morti solitari, ci richiama il “vae soli” dell’Ecclesiaste. “È meglio essere in due”, spiega la Scrittura: “se uno è solo e cade, non ha chi lo rialzi”. Ciò che purtroppo è spesso avvenuto per non esporre a maggiore gravità il paziente e a tutela degli stessi congiunti. Questo dolore suggerisce un rispettoso silenzio, in luogo del rammarico per un, sia pure legittimo, mancato obiettivo di svago o guadagno, indotto dalle direttive anti covid. Il terzo tempo pesantemente avviato, impegna scienziati, politici e istituzioni pubbliche all’attacco finale al virus con la vaccinazione che “da sola, dà garanzia che ne usciremo”; possiamo aggiungere affiancata però a progetti economico-sociali a lungo termine. Occorrerà inquadrare l’insidia virus nell’ambito congiunto della difesa dell’uomo e dell’ambiente. Un quadro interdisciplinare, varie e complesse essendo le componenti ambientali in cui si colloca l’esistenza e lo sviluppo del virus. Componenti diverse ma in equilibrio globale instabile, modificabile anche dal… “battito d’ali della farfalla”. La comunità scientifica ci ricorda che i microbi sono anelli di congiunzione tra mondi apparentemente separati: le zoonosi, HIV, Ebola, Sars 2003, influenza aviaria, Sars Covid. Una connessione tra salute umana, animale e l’intero ecosistema: l’uomo, coscientemente o non, invade habitat naturali non suoi. Il giurista statunitense Cristopher Stone, dal 1972, sostiene l’attribuzione dei diritti legali a foreste, fiumi, all’ambiente naturale nell’insieme, come si fa per i bambini, i feti, i detenuti e altri non parlanti, quali Stati, Municipalità, Università.
È questo un tempo di preparazione alla transizione ecologica; è, con ragione e urgenza, richiesto alla politica del XXI secolo inoltrato. Si tratta della difesa della vita umana e della riparazione dei danni inflitti dall’uomo alla natura per la ricerca del proprio benessere e profitto. Occorre una pluralità di forze morali e politiche per la costruzione di una comunità internazionale sociale, del “noi” in vece dell’ “io”. In piena pandemia, papa Francesco ha voluto essere presente in Iraq, finalmente, dice, in… “uscita, dopo mesi di prigione”. Il musulmano Ayatollà Alì al Sistani, anch’egli “figlio di Abramo”, incoraggia al “noi” vincolante: “gli uomini sono o fratelli per Religione o uguali per Creazione”.

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