Rwm, tutti i dipendenti di nuovo al lavoro

L’amministratore delegato Fabio Sgarzi conferma l’impegno per restare in Italia e annuncia l’arrivo di nuove commesse acquisite dal mercato europeo

di Federico Matta

Stop della cassa integrazione per gli 80 lavoratori della Rwm, che nelle prossime settimane ritorneranno a lavoro nell’opificio di Domusnovas, per via di alcune commesse acquisite dal mercato europeo. Ad annunciare il cambiamento nella programmazione della produzione di armi da guerra, è stata nei giorni scorsi la stessa azienda italo-tedesca, che ha dichiarato di non far ricorso agli ammortizzatori sociali ma solo per alcuni mesi. “L’acquisizione tra dicembre e gennaio di alcuni ordini da un paese europeo – ha dichiarato l’amministratore delegato di Rwm Italia Fabio Sgarzi – consentirà qualche mese di continuità lavorativa a tutti i dipendenti dello stabilimento di Domusnovas. È tuttavia evidente che non basta una rondine a fare primavera: la ripresa purtroppo è solo temporanea. Siamo ben lontani – prosegue il manager – dai volumi produttivi, dai numeri dei lavoratori di due anni fa e soprattutto dalle previsioni di crescita, sia della produzione sia dall’occupazione, collegate alle autorizzazioni prima concesse e dopo revocate”. Nelle scorse settimane il nuovo decreto emanato dal Consiglio dei ministri, che ha reso definitivo il primo provvedimento emanato due anni fa e relativo al blocco delle esportazioni degli armamenti prodotti in Italia nei paesi in guerra, ha suscitato diverse polemiche tra gli addetti del settore e tra i lavoratori impiegati nelle particolari produzioni industriali. Polemiche alle quali sono seguiti anche dei ricorsi persino legali, motivati non solo dal mancato business per le imprese ma anche dal possibile licenziamento delle maestranze dirette. Nel caso della Rwm di Domusnovas il blocco delle esportazioni di ordigni bellici (prevalentemente missili deflagranti), da anni rivendicato dalle associazioni pacifiste che hanno sempre chiesto la riconversione del tipo di produzioni, ha determinato in due anni la perdita di oltre 200 posti di lavoro, prevalentemente forniti con contratti di somministrazione dalle agenzie interinali, rendendo a rischio successivamente anche la chiusura totale della fabbrica. “I lavoratori senza occupazione a causa delle licenze di esportazioni verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti – conclude Sgarzi – non sono diversi da quelli di altre aziende italiane per le quali lo stato si è prodigato, a fronte, peraltro, di problemi causati da cattiva gestione o distorte logiche di profitto. Nel nostro caso, al contrario, i problemi nascono da scelte governative non ponderate e dunque è doveroso, adesso, l’impegno anche dello Stato nella ricerca di soluzioni. Rwm Italia farà tutto il possibile per restare in Italia e a fianco dei lavoratori ma non vuole e non può galleggiare”.

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