Il Covid e la fragilità della nostra rete sanitaria

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di Manolo Mureddu

Il periodo natalizio appena trascorso, oltre a essersi caratterizzato per le restrizioni che hanno modificato le nostre abitudini e il nostro stare insieme nei giorni di festa, ha contribuito fortemente anche dalle nostre parti ad aprirci gli occhi su quanto pericoloso possa essere il Covid-19 quando si insinua in maniera incontrollata tra le persone, nei luoghi ove esse vengono assistite e curate.
Perché le drammatiche vicende verificatesi all’ospedale Sirai di Carbonia eravamo abituati a leggerle nelle cronache quotidiane nazionali o tutt’al più, come in provincia di Sassari nei primi mesi della pandemia, in quelle regionali ma sempre a centinaia di chilometri di distanza da noi. Scenari ai quali guardavamo certamente con preoccupazione, ma sempre con quel pizzico di distacco che si ha quando non si vive in prima persona un’esperienza o la si percepisce lontana e non in grado di nuocerci direttamente.
Come d’incanto ci siamo svegliati dal torpore, dopo la formazione di diversi focolai di contagio nei reparti di Medicina e Ortopedia-Traumatologia dell’ospedale Sirai di Carbonia dove chiunque, per un motivo o per l’altro poteva essere ricoverato, e ci siamo spaventati. Ma soprattutto abbiamo capito quanto fragili siano le nostre strutture sanitarie dopo anni di depotenziamento, tagli e (parola fredda quanto odiosa) razionalizzazioni. Ci siamo resi conto di fronte all’emergenza che andava fuori controllo, dell’importanza di avere ospedali funzionanti, moderni e adeguatamente attrezzati dal punto di vista delle dotazioni tecniche e degli organici.
E, loro malgrado, se ne sono resi conto i familiari delle nuove vittime ascrivibili anche nel nostro territorio a questa terribile patologia: ricoverate per altri disturbi nel mese di dicembre, prive del virus nel proprio corpo, e successivamente rimaste contagiate in ospedale. Ovvero il luogo che, per antonomasia, dovrebbe essere il più sicuro e quello dove le malattie si curano e non si contraggono.
Persone in alcuni casi decedute da sole, senza nemmeno il conforto di un parente e di una guida spirituale, in altri casi ancora dimesse e rientrate a casa e poi nuovamente ricoverate, ma non prima di aver contagiato i propri familiari. Esseri umani per i quali si chiede giustizia. Situazioni e scenari per i quali si pretendono spiegazioni credibili da coloro che avrebbero dovuto evitare in ogni modo questo strazio.

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