Emergenza sanitaria, prime vaccinazioni nel Sulcis Iglesiente

Alcuni focolai di Covid-19 nell’ospedale Sirai di Carbonia: l’allarme dei sindaci del territorio, i timori dei pazienti e del personale sanitario

di Manolo Mureddu

Mentre nei giorni scorsi in tutta Italia si festeggiava l’avvio della campagna vaccinale, all’ospedale Sirai di Carbonia si continuavano a vivere momenti di paura, incertezza e forte tensione, a causa dell’espandersi di alcuni focolai di Covid-19 col contagio di decine di persone tra pazienti ricoverati nella struttura ospedaliera, medici e infermieri ivi impiegati. Una situazione di gravissima emergenza iniziata intorno al 22 dicembre, poco prima di Natale, con l’individuazione di un focolaio epidemico nel reparto di Medicina, e nelle successive settimane con l’esplosione di un ulteriore focolaio stavolta in quello di traumatologia, che hanno portato l’ospedale a ridurre drasticamente le prestazioni sanitarie e quasi sull’orlo della chiusura.
Al punto che tre medici con diversi livelli di responsabilità nei reparti di Pronto Soccorso, Chirurgia e Medicina, Viviana Lantini, Antonio Tuveri e Mauro Mantega, visto l’aggravarsi della situazione, nei giorni scorsi avevano sentito il dovere di scrivere una missiva e indirizzarla alla dirigenza sanitaria della struttura per chiedere immediati interventi allo scopo di garantire la sicurezza del personale impiegato e soprattutto le prestazioni sanitarie agli utenti.
Ma l’aspetto più preoccupante della vicenda, che ha fatto letteralmente andare su tutte le furie diversi amministratori comunali del territorio, in testa la sindaca di Carbonia Paola Massidda e quelli di Iglesias e Sant’Antioco, Mauro Usai e Ignazio Locci, è stato l’atteggiamento della dirigenza sanitaria che, parole pubblicate dalla Massidda il 4 gennaio scorso nel suo profilo ufficiale su facebook, “non sarebbe stata immediatamente reperibile per fornire tutte le informazioni del caso su ciò che stava accadendo”.
Situazione per la quale il sindaco Locci si è, addirittura, spinto a chiedere il “commissariamento della struttura”. E che ha portato il primo cittadino Usai a domandarsi “come mai la nostra azienda socio sanitaria locale è l’unica in Sardegna a non avere ancora un centro specializzato per il Covid”? Ma anche su cui, a più riprese, sono intervenuti i segretari sindacali di categoria di Cgil, Cisl e Uil, manifestando forte preoccupazione per una situazione divenuta insostenibile.
Perché nel frattempo all’ospedale Sirai i pazienti ricoverati in precedenza per altre patologie e poi rimasti contagiati, hanno iniziato ad aggravarsi. Alcuni sono stati trasferiti al Santissima Trinità di Cagliari dove qualcuno di essi è purtroppo deceduto. Altri non sono stati nemmeno trasferiti e, come nel caso della signora Luciana Porcedda – di cui riportiamo la testimonianza dei familiari – sono deceduti in ospedale senza più uscirci e senza nemmeno il minimo conforto degli affetti più cari.
Decessi sui quali i familiari chiedono di conoscere la verità. Ovvero di capire come sia stato possibile che un focolaio epidemico si sia diffuso in questo modo in ospedale e abbia contagiato un numero così importante di persone senza che si sia riusciti a contenerlo. Quali sono stati, ci si chiede da più parti, i protocolli di sicurezza e contenimento utilizzati? Come è stato possibile, viste le restrizioni imposte nell’accesso alla struttura, che qualcuno sia riuscito entrare col virus in corpo fino a contagiare altri?
Tutte domande che stanno facendo discutere molto anche in ambito politico: al punto che persino il consigliere regionale del PSD’Az Fabio Usai, senza timore di andare contro la propria maggioranza, ha presentato un’interrogazione urgente all’assessore della Sanità Mario Nieddu, nella quale ha chiesto un intervento deciso per assicurare la piena sicurezza e funzionalità dell’ospedale e indagare eventuali responsabilità nella gestione di questa emergenza.
Solo l’8 gennaio, oltre 17 giorni dopo l’individuazione dei primi casi positivi e innumerevoli polemiche e prese di posizione in ambito politico e sindacale, la struttura sanitaria è tornata alla piena operatività. O perlomeno questo è ciò che è stato specificato in un comunicato emesso dalla dirigenza in cui si afferma di aver risolto tutte le criticità. La speranza degli operatori sanitari e ovviamente dei pazienti e in generale dei cittadini del territorio, è che le cose stiano veramente così. Facendo tesoro delle drammatiche esperienze di questi giorni e adoperandosi affinché situazioni di questa gravità non si verifichino mai più.
Nel contempo, quasi come fosse un’iniziativa di buon auspicio, prima all’ospedale CTO e successivamente con le prime 200 dosi in quello Sirai, finalmente è partita anche nel nostro territorio la campagna vaccinale contro il Covid-19. Ossia l’unico strumento, al netto della propaganda negazionista e no-vax, per uscire realmente fuori dall’emergenza sanitaria nella quale siamo piombati.

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