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Quali scelte per il Sulcis Iglesiente?

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Oltre 150 miliardi di euro di PIL persi durante il 2020, le opportunità per il territorio da PNRR e JTF

di Manolo Mureddu

In tutto il Paese crescono esponenzialmente le aspettative per il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” che, negli intendimenti del Governo nazionale e della Commissione europea, dovrebbe permettere il rimbalzo nella crescita economica da qui ai prossimi anni per recuperare gli oltre 150 miliardi di euro di PIL persi durante tutto il 2020. Contestualmente per invertire la grave tendenza all’indebitamento, fisiologicamente peggiorata per finanziare le politiche di sostegno alla coesione sociale durante la pandemia, ma soprattutto per modernizzare il sistema-Paese italiano con il varo di epocali riforme dalla “Pubblica Amministrazione” alla “Giustizia”, fino al “Mercato del Lavoro”. Ma come si sta preparando il nostro territorio a questo appuntamento? Se è vero che dappertutto in Italia è aperta la discussione sui progetti da finanziare e sulla loro spendita, dalle nostre parti, coerentemente purtroppo con le negative esperienze degli ultimi anni, non esiste un vero e proprio dibattito pubblico sull’argomento in seno alla classe dirigente politica e sociale. A dire il vero, proprio non si discute. Oltre le iniziali prese di posizione sull’altro importante piano di finanziamento per la riconversione produttiva in chiave eco-sostenibile costituito dal Just Transition Fund (su cui ora tutto tace), il confronto sul futuro del territorio è assente. Non sono noti nemmeno gli eventuali progetti di carattere territoriale e nemmeno in che modo quelli previsti a livello nazionale, per intervenire nei processi generali stabiliti dal PNRR nelle sue principali direttrici, impatteranno economicamente e, soprattutto, a livello occupazionale. Ad esempio negli ambiti delle transizioni digitali ed ecologiche. O sulla sanità, viste anche le gravi criticità insite nei nostri ospedali. In tal senso, dalla Regione si è paventata l’ipotesi in passato che uno dei progetti inseriti nel cosiddetto “Recovery Plan” potesse riguardare proprio la costruzione di un nuovo ospedale territoriale con le migliori e innovative tecnologie disponibili sul mercato. Per risolvere e andare oltre le annose problematiche delle strutture sanitarie esistenti. Non è ancora dato sapere se questa sarà la strada da percorrere, ma di certo lo aveva fin da subito dichiarato Draghi, al suo insediamento, i progetti da prediligere saranno proprio quelli più corposi e strutturati come, per l’appunto, la costruzione di un ospedale con un investimento, stimavano gli anni scorsi gli esperti della Giunta, di non meno di 120-130 milioni di euro. Ma cantieristica a parte e riconosciuta l’importanza di creare un polo sanitario d’eccellenza e ricco di specializzazioni e professionalità indiscusse, capace (forse) di invertire il triste primato della mobilità passiva nelle prestazioni sanitarie verso altre, lontane, strutture, il territorio necessiterebbe in realtà di molti altri interventi infrastrutturali per diventare appetibile agli investimenti esterni e all’insediamento di nuove opportunità produttive, e per fuoriuscire dal circolo vizioso negativo degli ultimi 10 anni, a causa del quale si è registrato un calo di 8.140 residenti suddivisi proporzionalmente in tutte le comunità del Sulcis Iglesiente. Che tradotto in altri termini è un vero e proprio processo di spopolamento che non lascia presagire nulla di buono. Poiché oltre il saldo negativo tra deceduti e nuovi nati, ovvero il trend orientato alla denatalità, è in crescita il fenomeno dell’emigrazione di giovani, spesso professionalmente qualificati e con una scolarizzazione medio-alta, verso altre regioni o nazioni straniere alla disperata ricerca di opportunità di realizzazione personale. Una tendenza drammatica che oltre le ripercussioni dentro le famiglie sortisce l’effetto di impoverire ancora più, soprattutto nello strategico ambito del capitale umano, il territorio e in qualche modo di negargli ogni concreta prospettiva di ripartenza. Di fronte a questo scenario, all’evidente assenza di informazioni e certezze sull’impatto concreto del PNRR, la timidezza della classe dirigente territoriale a ogni livello, ossia la sua incapacità a compattarsi e fare fronte unico rispetto alle complesse sfide di quest’epoca, è preoccupante. Sfuggendo alla retorica, talvolta utilizzata a uso e consumo, delle rievocazioni storiche della storia del nostro territorio quando lo stesso tramite le marce dello sviluppo e altri momenti di unitarietà e rivendicazione sapeva parlare con voce univoca, è evidente però l’esigenza non più trascurabile di reagire; di dare uno scossone interno e verso l’esterno. Sindaci, sigle sindacali e datoriali rappresentative, Consiglieri regionali e rappresentanti dei partiti, dovrebbero parlarsi, organizzare momenti di incontro e confronto tra se stessi e con i livelli sovraordinati dei governi regionale e nazionale. Per capire quante di quelle risorse finanziarie saranno destinate al Sulcis Iglesiente e per fare che cosa. Soprattutto per farlo in quanto tempo. Non c’è più tempo da perdere! Il treno delle risorse europee sta arrivando alle fermate del Paese e quindi del nostro territorio, e se ad accoglierlo non ci sarà un comitato di benvenuto, non si fermerà e tirerà dritto. La sfida è davvero epocale e riguarda il futuro. Le vicissitudini di questi giorni lo confermano in pieno: il Punto Nascite del territorio non raggiunge il numero minimo di parti e rischia di chiudere. Non accade solo per via della mobilità passiva, che esiste e incide, ma anche perché come detto in precedenza non si fanno più figli e si emigra. Perché il territorio lentamente ma inesorabilmente si spopola e, in assenza di opportunità per i suoi abitanti, muore. Maggiormente si spopolerà, lo stiamo osservando già da adesso, più difficile sarà anche mantenere il livello minimo dei servizi. Sarà come un cane che si morderà la coda.
Perciò è necessaria una presa di coscienza generale e una straordinaria reazione, ora che potrebbero esserci le giuste condizioni per tentare di invertire questa situazione. Il tempo è poco, l’occasione unica.

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