Economia in Sardegna, segnali di ripresa

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Nel rapporto Bankitalia 2021 si segnalano confortanti indicatori in crescita nei diversi settori nonostante gli effetti della guerra in Ucraina

di Annalisa Atzei

A due anni dall’inizio dell’emergenza pandemica in Italia, nel 2021 la Sardegna registra i primi incoraggianti segnali di ripresa, in parte mitigati in questo ultimo anno dagli effetti del conflitto in Ucraina. È questo, in estrema sintesi, il quadro presentato dall’analisi della Banca di Italia sull’economia nell’isola e presentato a Cagliari due settimane fa. Il Rapporto di Bankitalia ripercorre l’andamento dei vari comparti nel 2021, rilevando un deciso dell’economia sarda nonostante non si sia ancora rientrati ai livelli pre-pandemia. In particolare la crescita è da attribuirsi al miglioramento del quadro epidemiologico e al progressivo avanzamento della campagna vaccinale: in base agli indicatori trimestrali della Banca d’Italia, infatti, l’economia regionale risulta nettamente migliorata a partire dai mesi primaverili, con un marcato incremento dell’attività economica da aprile a giugno, poi proseguito in misura più contenuta nel resto dell’anno. Alla crescita dell’economia hanno contribuito l’aumento e la stabilizzazione dei consumi, la risalita seppur debole degli investimenti e la ripresa della domanda estera delle principali produzioni. In termini di Pil, il recupero rimane ancora parziale attestandosi su livelli inferiori di circa il 4,5% rispetto al dato precedente la pandemia. Inoltre, a fine 2021, una quota non trascurabile di attività produttive risultava ancora condizionata dagli effetti della crisi sanitaria: secondo l’Istat circa il 6% delle imprese regionali dichiaravano di non aver ancora ripreso l’attività (comunque in miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2020, quando il dato era pari a poco meno del 10%). Come per il resto del territorio nazionale, a partire dallo scorso autunno, l’indebolimento dell’economia internazionale, accompagnato a una ripresa dei contagi causati dalla variante Omicron e l’acuirsi delle tensioni politiche culminate a fine febbraio con l’invasione russa dell’Ucraina, ha portato a un aumento marcato dei prezzi di alcune materie prime, soprattutto di quelle energetiche, con una ricaduta negativa per l’isola già in affanno sui processi di approvvigionamento.
Per quanto riguarda le imprese, in generale il settore produttivo è migliorato in tutti i comparti. Le principali produzioni dell’industria regionale si sono rafforzate e il fatturato è tornato ad aumentare: per quelle petrolifere ha inciso positivamente la maggiore richiesta di carburanti, sia sul mercato nazionale sia all’estero; si è irrobustita la domanda per le aziende dei settori alimentare, della chimica e dei metalli; la propensione agli investimenti delle imprese del comparto è risultata invece ancora debole. L’attività nelle costruzioni si è intensificata: sono salite le spese dei privati, anche per via degli incentivi fiscali, e quelle per opere pubbliche; questo andamento si è associato a quello del mercato immobiliare, caratterizzato da un incremento delle compravendite e dei prezzi di vendita. L’attività è cresciuta sensibilmente anche nei servizi, che erano stati i più colpiti dalle misure restrittive di contrasto alla pandemia, con un aumento del fatturato e degli investimenti. Nel turismo si è osservata una ripresa della domanda che ha coinvolto sia i visitatori italiani sia quelli stranieri, le cui presenze sono risultate tuttavia ancora distanti dal picco registrato prima dell’emergenza sanitaria. Questa dinamica si è accompagnata a un andamento positivo nel commercio e nei trasporti, dopo la contrazione dell’anno precedente.
La ripresa si è di conseguenza riflessa anche sul mercato occupazionale, che nel 2021 ha visto un incremento del numero di occupati, anche se si è osservato solo un terzo del calo registrato l’anno prima. La crescita della domanda di lavoro si è concentrata soprattutto nei contratti a termine, ancora una volta sospinta dal buon andamento del turismo e dei servizi per il tempo libero, mentre fatica a riprendere l’occupazione a tempo indeterminato. Anche in Sardegna, la maggiore partecipazione al mercato del lavoro interessa soprattutto gli uomini; l’occupazione femminile, che era salita negli ultimi venti anni, riducendo il divario con quella maschile, è cresciuta meno, dopo la diminuzione marcata del 2020. All’aumento dell’offerta di lavoro è seguito anche un lieve incremento del tasso di disoccupazione.
In crescita anche i redditi delle famiglie sarde, a cui si accompagna un aumento dei consumi, i quali a loro volta hanno determinato una riduzione del tasso di risparmio. Sono incrementati gli acquisti di beni durevoli e di servizi, in connessione anche con la ripresa del turismo. Come si legge nel Rapporto, tuttavia l’elevata incidenza di famiglie percettrici del Reddito o della Pensione di cittadinanza suggerisce il permanere di un’ampia quota di famiglie sarde in condizione di disagio economico. Gli effetti dell’emergenza sanitaria si sono riflessi anche sulle fasce di età più giovani, con un deterioramento dell’apprendimento degli studenti che, nel lungo periodo, potrebbe associarsi a più limitate opportunità occupazionali e a peggiori condizioni economico e sociali.

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Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 20 del 5 giugno 2022

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