Dibattito aperto sull’ospedale unico del territorio

Conferenza Ospedale 4

Villamassargia. Primo confronto tra amministratori locali e operatori della sanità nel paese candidato per la struttura unica del Sulcis Iglesiente

di Federico Matta

La rete ospedaliera nel Sulcis Iglesiente va assolutamente riveduta e un sistema efficiente lo si può avere solamente con un unico presidio ospedaliero, che soddisfi in maniera esauriente le esigenze delle diverse comunità del territorio. Naturalmente, tutto deve essere ubicato in un’area strategica, perché sia facilmente raggiungibile da qualsiasi parte dell’Iglesiente e del Basso Sulcis.  Di questo e altro si è parlato nel primo incontro dibattito dal titolo “Venti nuovi sull’Ospedale Unico del Sulcis Iglesiente”, che si è tenuto lo scorso 15 febbraio nella sala conferenze della Casa Fenu a Villamassargia, il paese che si candida ad ospitare il presidio ospedaliero unico del nostro territorio. Un convegno che è stato presenziato da numerosi esponenti della politica territoriale e regionale, oltre che dalle parti sociali e da diversi rappresentanti dell’azienda sanitaria regionale pubblica. “Questo incontro vuole proporre un ragionamento sul sistema regionale e territoriale –  ha spiegato nella sua introduzione il sindaco di Villamassargia Debora Porrà – le cui emergenze quotidiane stanno danneggiando in modo grave la sicurezza dei cittadini. Il problema principale è elaborare un dibattito pubblico con tutte le parti interessate, comprese quelle sociali, per superare quella che è definita mobilità passiva, ovvero, la decisione dei cittadini del Sulcis Iglesiente, che per soddisfare in maniera efficiente la forte richiesta di servizi, si rivolge sempre di più alle strutture sanitarie del Cagliaritano. La contrapposizione tra gli ospedali di Carbonia e Iglesias, purtroppo, penalizza ulteriormente un territorio fortemente danneggiato dalla crisi e per oltrepassare questo occorre pensare ad un unico ospedale, dotato di almeno 300 posti letto, che soddisfi in maniera efficace ed efficiente la domanda di salute che si rivolge verso Cagliari”. Da tempo i servizi sanitari ospedalieri, vengono divisi tra il presidio del Sirai a Carbonia e il Cto di Iglesias, con una forte dispersione di risorse, sia economiche sia umane. In questo modo, invece, si avrebbe la disponibilità di qualsiasi prestazione concentrata in un’unica struttura, evitando spostamenti disagianti e a volte anche inutili, ai quali spesso sono sottoposti con l’attuale sistema i cittadini. “Il progetto dell’ospedale unico deve essere visto non come una gentile concessione ma come un’opportunità da non perdere”, ha rimarcato Graziano Lebiu, presidente provinciale dell’Opi, l’Ordine Professioni Infermieristiche. “E per capire questo – ha aggiunto Lebiu – bisogna entrare nel merito dei numeri, dove troviamo dieci servizi doppi tra il Sirai e il Cto, che potrebbero essere forniti all’utenza in maniera più efficiente in un unico presidio, con un risparmio sui costi. Per capire meglio occorre trovare una via d’uscita a questo dualismo sulla sanità, contrassegnato dai due presidi storici”. Guardare avanti e cercare una soluzione ragionando su una prospettiva diversa, più moderna e che tenga conto del continuo evolversi della tecnologia in campo sanitario. “Non è più possibile parlare di servizi e prestazioni con tre mezzi ospedali – ha fatto presente Antonello Cuccuru, dirigente delle professioni sanitarie della Assl Carbonia – dovremo cercare di riorganizzarli garantendo più sicurezza. Ma tutto questo richiede un ragionamento unico e che sia condiviso da tutti”. Il progetto dell’Ospedale Unico, individua come area dove poterlo realizzare la periferia di Villamassargia, servita da una rete stradale, che consente in poco tempo di poterla raggiungere da chiunque e soprattutto dai mezzi di soccorso. “Il progetto è validissimo – ha sottolineato il sindaco di Giba, Andrea Pisanu – dobbiamo però uscire dai consueti schemi. Questo significa abbattere i campanilismi. Bisogna iniziare a farlo ora, perché non c’è più tempo da perdere”. Da una stima preventiva la nuova struttura ospedaliera, concepita in un’ottica moderna, dovrebbe costare circa 96 milioni di euro. “La Regione Sardegna entrerà nuovamente nel così detto Obiettivo 1 – ha fatto presente il consigliere regionale Fabio Usai – che ci garantirà le risorse necessarie per l’attuazione del progetto. È necessario però ragionare su una veduta a lungo termine, che ci consenta di eliminare i doppioni e con una visione che punti al futuro, eliminare le attuali criticità del sistema, garantendo sicurezza e investendo in maniera adeguata le risorse economiche. Ben venga l’Ospedale Unico. Sono orgoglioso di partecipare oggi a questo convegno”. Sui tempi di attuazione del progetto, puntano il dito le parti sociali. “In altre nazioni le strutture come queste vengono realizzate in tempi brevi – ha raccomandato Francesca Ticca, segretario generale della Uil Sardegna – solitamente in Sardegna ci vogliono dieci anni per l’approvazione dell’intervento e altri venti per la realizzazione. Occorre ragionare in maniera diversa e tutto deve essere concluso possibilmente entro una legislatura. In caso contrario si rischia di arrivare all’obiettivo quando ormai le esigenze sono cambiate e le attuali criticità superate ina altro modo”. La discussione, alla quale hanno preso parte anche un pubblico numeroso, è stata integrata dagli interventi del medico Gianfranco Grosso, assessore alla sanità del comune di Carloforte, del giornalista Manolo Mureddu e dell’ex manager dell’Asl 7 di Carbonia Antonio Onnis, che ha raccontato la sua esperienza professionale nelle strutture ospedaliere di Perugia. “Nel frattempo – ha concluso il sindaco Debora Porrà – lavoriamo assieme per essere all’altezza del dibattito. La discussione sull’Ospedale Unico sarà aggiornata al prossimo appuntamento, in programma per il prossimo 7 marzo”.

Conf. Ospedale Unico 3

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