Dall’acqua e dal sole, l’energia per il paese

Il Comune di Fluminimaggiore investe sul Piano d’azione per l’energia sostenibile, come un secolo fa dei generatori sul rio Mannu

di Federico Matta

Per separare dalla roccia sterile i pregiati ossidi galena argentifera, estratta nelle profonde gallerie nella dolomia delle colline di Gutturu Pala e Monti Serrau, occorreva costruire un impianto di trattamento talmente complesso, che solo con la corrente elettrica sarebbero riusciti a farlo funzionare. Stiamo parlando del 1890 e per generare l’elettricità necessaria sarebbe bastato un generatore azionato dall’acqua, in grado di alimentare a sua volta un compressore per la produzione dell’aria compressa e gli altri congegni meccanici della laveria dell’allora prezioso minerale. L’unico punto della zona dove poter costruire il nuovo impianto industriale e di conseguenza anche il generatore elettrico, era un alto costone roccioso localizzato nelle vicinanze del rio Mannu, accanto alle discariche dell’attuale complesso minerario di Su Zurfuru. Con la forza delle acque del lungo fiume che attraversa il Fluminese, che scorrendo a valle e soprattutto molto più in basso della collina, mai si sarebbe potuto attivare la grande turbina per la produzione di energia elettrica. Ma l’ingegnere tedesco Carlo Marx, titolare delle concessioni minerarie di Pubusinu, Su Zurfuru e Gutturu Pala, e l’imprenditore piemontese Beniamino Arnodo, non si persero d’animo. Grazie alle capacità di ingegnarsi degno di quello che oggi definiremo un esperto “problem solver” delle moderne aziende del settore, balenò in loro l’idea di costruire una condotta lungo poco più di 5 chilometri, per canalizzare parte dell’acqua della copiosa sorgente carsica di Pubusinu, che da origine al rio Mannu, nella parte superiore degli edifici minerari di Su Zurfuru e con una pendenza finale di oltre il 30 per cento, convogliarla all’interno dell’idrogeneratore. Il sistema di produzione dell’energia elettrica fu inaugurato nel 1895. Per i primi anni alimentò solamente gli impianti minerari. In seguito, grazie ad un accordo tra la società di Su Zurfuru e l’amministrazione comunale, anche l’illuminazione pubblica del vicino abitato del paese. Questo fece diventare Fluminimaggiore il primo centro della Sardegna dotato di energia elettrica. Da allora è passato oltre un secolo, ma lo sfruttamento delle acque della sorgente di Pubusinu e del rio Mannu, per produrre energia elettrica, è ancora nelle intenzioni degli attuali amministratori comunali del centro ex minerario. Nei giorni scorsi la Giunta comunale guidata dal sindaco Marco Corrias ha, infatti, riproposto il Piano d’azione per l’energia sostenibile (Paes) approvato nel 2010, dove l’attivazione di due idro turbine per la produzione di energia elettrica. “Si tratta di un piano – spiega il primo cittadino Marco Corrias – che nonostante sia passato oltre un decennio è ancora molto attuale. Abbiamo voluto così rivalutarlo e di provvedere con la sua attuazione, per far diventare Fluminimaggiore una delle prime comunità energetiche dell’Isola”. Naturalmente non sarà più possibile riattivare il vecchio sistema di Marx e Arnodo, ma l’acqua di Pubusinu sarà ancora utilizzata per azionare i generatori di elettricità. “Sarà utilizzata ma una volta che scorre lungo rio Mannu – precisa Gianluca Congia, ingegnere e consulente del comune nel Paes – perché l’installazione delle idroturbine è prevista all’altezza delle località Sa Broccia e Sa Briglia. In quei punti l’acqua che fuoriesce dalla sorgente carsica per questioni di pendenza, raggiunge nell’alveo del fiume una forza tale in grado di muovere due generatori da 50 megawatt ciascuno. Voglio precisare che si tratta di due congegni di piccole dimensioni, che non creeranno problemi d’impatto ambientale”. Nel Paes 2010 è prevista anche l’installazione di un impianto fotovoltaico a ridosso del bacino degli sterili della miniera di Arenas. “L’attuazione del Piano energetico – aggiunge il sindaco Marco Corrias – andrà di pari passo con la concretizzazione del progetto Happy Village, dove è prevista nel restauro delle abitazioni destinate agli ospiti l’installazione di un impianto fotovoltaico”. Idee e progetti, sempre con al centro l’energia sostenibile. “Grazie all’Ecobonus del 110 per cento – spiega Pierluigi Aru, presidente della cooperativa di comunità Happy Village – abbiamo raccolto oltre cento adesioni per il restauro delle abitazioni. Oltre alle nuove coibentazioni per evitare la dispersione energetica, sarà sfruttata anche l’energia solare”. Sul finire dell’800 l’acqua della fonte carsica di Pubusinu, un bene considerato molto prezioso per i fluminesi, contribuì a far diventare, grazie all’ingegno degli imprenditori Marx e Arnodo, il primo paese “energetico” in Sardegna. Ora, attraverso il Paes, la possibilità di raggiungere un altro primato: quello tra i primi paesi “green energy” della nostra isola. “Noi su questo ci crediamo fortemente – conclude Marco Corrias – grazie alla collaborazione di Lega Verde e Legacoop, lavoreremo per realizzare quanto programmato, sempre con l’intento di creare benessere e occupazione per la nostra comunità”.    

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