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Una Settimana Santa da vivere senza esteriorità

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La pandemia mette di nuovo in pausa le processioni iglesienti. Ma l’Arciconfraternita non si arrende e custodisce pazientemente la tradizione.

di Valeria Carta

Se tutti erano che convinti che l’anno scorso sarebbe stato un caso isolato, dettato dal dilagarsi di una pandemia che sembra non lasciare tregua, oggi ci ritroviamo a dover prendere atto che sarà il secondo anno senza le processioni pasquali per le vie del centro storico di Iglesias. “In passato è successo solo due volte: nel ‘44 e ‘45 per i bombardamenti che incombevano su Cagliari e tutto il sud Sardegna, e ancor prima negli anni ’20. Lo scorso anno è stato il primo anno per il nuovo secolo senza eventi, e questo sarà senza dubbio il secondo”. In questo modo il conservatore dell’Arciconfraternita della Vergine della Pietà del Santo Monte, Enrico Collu, ripercorre gli sporadici casi nella storia nei quali le processioni della Settimana Santa non si sono svolte. Un po’ come tutti, “pensavamo fosse un caso raro quello della scorsa Pasqua”, ha proseguito, consapevole che ormai ci avviamo al bis.

“Abbiamo pensato a degli eventi che non possono in alcun modo essere un sostitutivo ma neanche un surrogato di quella che è la tradizione – ci spiega Enrico Collu – Metteremo in campo alcuni segnali per ricordare a noi stessi e alla collettività che siamo in Quaresima, che siamo in un momento particolare dell’anno. Inoltre, per chi è credente, non c’è dubbio, che la Pasqua è il momento più alto della cristianità. Noi lo vivevamo molto in esteriorità perché le nostre manifestazioni, piacciano o no, sono pura esteriorità. L’anno scorso, e quest’anno ancora di più, saranno manifestazioni nelle quali sarà importante una forte carica introspettiva. Sarà un momento non più di manifestazione esteriore ma di riflessione, di preghiera e di segnali che non guastano, vista la crisi che stiamo vivendo anche dal punto di vista socio economico”.

Anche se in forme diverse, l’Arciconfraternita non ha voluto rinunciare, nella prima settimana di Quaresima, alla Via Crucis. “Era sempre il primo segnale ‘esteriore’ – continua Collu – perché l’organizzazione degli eventi, in realtà, inizia già nell’ottobre che li precede. La prima riunione, prevista proprio dallo statuto, avviene dopo l’Epifania ed è quella nella quale scegliamo e affidiamo gli incarichi che i confratelli dovranno portare avanti durante la Settimana Santa”.

Una complessa trama di riti emerge dalle parole del conservatore che, insieme ai confratelli, continuano a portare avanti antiche tradizioni anche nel rispetto delle norme in vigore. Il gruppo, composto da circa una ventina di membri, ha proposto anche un ulteriore segno per rimarcare il tempo di Quaresima. Tutti i venerdì, presso la chiesa di San Michele, dalle 16.30 alle 18.30, verrà infatti esposto il Lignum Crucis. “È una reliquia che arriva da una di quelle elargizioni che si era soliti fare nel Settecento – racconta ancora Enrico Collu – Pochi la conoscono ma noi la custodiamo e solitamente la mostriamo solo una volta all’anno, precisamente il Mercoledì Santo, quando, al termine della celebrazione eucaristica, viene fatta la benedizione”. Come mai questa proposta ci viene da chiedere. “È una proposta straordinaria che rispecchia la straordinarietà del momento – risponde il conservatore – Pensiamo che ci sia bisogno di qualcosa che ci consenta di fermarci, inginocchiarci e fare una preghiera. È questo l’obbiettivo dell’ostensione: portare la gente a riflettere almeno un momento. Che poi è lo scopo anche delle processioni alle quali partecipiamo: vogliamo dare alla gente una possibilità in più per fermarsi e riflettere sul momento che stiamo vivendo nella Settimana Santa. Questo è il nostro modo, quello che ci è stato insegnato”.

Tuttavia non nasconde i timori, il conservatore è ben consapevole della possibilità “che si allenti l’attenzione su queste manifestazioni”. Tutte preoccupazioni figlie di questo momento di grande incertezza che non si limita ad interrogare l’uomo sul presente, ma anche e soprattutto sul futuro.

“Non riesco ad immaginare la Pasqua senza le processioni o i baballottis – ha precisato ancora Collu – perché la teatralità, il folclore, la tradizione ci hanno insegnato che in quel momento si sta vivendo una particolare fase dell’anno liturgico che porta con sé riflessione e spiritualità. Se anche le processioni servono solo per far chinare il capo e riflettere un po’ abbiamo raggiunto l’obbiettivo”. Nonostante tutto però lo spirito che anima i confratelli rimane intatto nella speranza che rimanga tale per tutti gli iglesienti che con queste tradizioni sono cresciuti. Ben consci di essere parte di una catena, senza alcuna pretesa di personalismi o protagonismi, ognuno dei confratelli si impegna per rimane ancorato alla tradizione, allacciati a quel “filo del tempo” nel quale siamo tutti di passaggio ma che risulta fondamentale in un’ottica di trasmissione della memoria che attende le nuove generazioni.

Le processioni della Settimana Santa a Iglesias sono un elemento distintivo nel quale, credenti e non, si riconoscono comunità. La grande sfida di oggi sembra proprio quella di mantenere vivo questo sentimento per una tradizione che non ha nessuna intenzione di tramontare.

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