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Un’insofferenza profonda, pronta a scoppiare

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Dopo gli episodi di criminalità a Carbonia l’opinione del parroco di San Ponziano don Lilliu, l’invito all’unità nella risposta sociale

di Manolo Mureddu

I ripetuti episodi di criminalità delle ultime settimane nella città di Carbonia interrogano l’intera comunità cittadina e di conseguenza quella dei credenti, in riferimento anche al ruolo di trincea che spesso le parrocchie sono obbligate a esercitare per dare risposta al disagio sociale generale e nello specifico ai bisogni primari di un numero sempre maggiore di cittadini insoddisfatti, disorientati e privi di solidi riferimenti. Lo sa bene don Christian Lilliu, parroco nella parrocchia di San Ponziano, quotidianamente in prima linea nell’affrontare le difficoltà dei tanti fedeli in ricerca di risposte spirituali ma anche materiali e di un porto sicuro ove trovare un pochino di conforto. “I numerosi episodi di criminalità – spiega don Lilliu – oltre a essere sintomo delle tipiche devianze provocate dall’uso oramai dilagante di droghe in città, celano anche un profondo stato di insofferenza. In questi giorni è come se questa insofferenza, covata silenziosamente per molto tempo e ingenerata anche dalla crisi sanitario-economica, ovvero dall’assenza di opportunità occupazionali, sia improvvisamente scoppiata come scoppierebbe una pentola a pressione difettosa e incapace di contenere tutto il vapore. Sembra quasi di essere tornati agli anni ‘80 quando praticamente ogni giorno, come se fosse in atto una vera e propria azione di terrorismo, veniva incendiata un’auto e si viveva in uno stato di incertezza e paura costanti. Lo stesso che vivono ora molti cittadini e soprattutto i proprietari di attività commerciali che ogni giorno, alzando la propria serranda, si domandano se saranno le prossime vittime dei malviventi. Alla base di certi comportamenti c’è quindi – sottolinea il presbitero – il disagio di chi non vive integrato nella comunità e spesso non ripone più alcuna fiducia nelle istituzioni. Sovente in parrocchia incontriamo persone che domandano aiuto e in assenza di esso, vista la dipartita dei molti tradizionali riferimenti istituzionali che in passato offrivano un porto sicuro ai bisognosi, ostentano la volontà di soddisfare i propri bisogni anche in spregio alle regole, alle leggi o al quieto vivere della comunità”. Una situazione complessa, che secondo il parroco ci deve interrogare tutti, ognuno per il ruolo che rappresenta: “I centri di ascolto e assistenza – chiosa don Lilliu – esercitano egregiamente il proprio ruolo di sostegno ai poveri, ai bisognosi e agli insofferenti, ma ciò, vista l’enorme mole di richieste di aiuto, non è sempre sufficiente. Credo – afferma il parroco – che dovremmo tutti interrogarci su cosa si possa fare di più per affrontare e lenire questo disagio; per riuscire a perseguire meglio il bene della collettività e quindi il bene comune. Sicuramente nessuno di noi ha la bacchetta magica, e nemmeno i luoghi preposti e sufficienti per assolvere a questo ruolo, ma se riuscissimo a promuovere l’unità di tutti i soggetti coinvolti nell’analisi, nella gestione e nel trattamento di queste problematiche, invece di continuare a lavorare in ordine sparso, forse si riuscirebbe a dare una risposta migliore all’evidente disagio sociale di quest’epoca. In altre parole – conclude il parroco di San Ponziano – frammentati non si può fare nulla, uniti si può provare a dare una risposta a questi problemi”.

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