Un segno di speranza dal nuovo Biodistretto

Avviati dalla cooperativa San Lorenzo a Iglesias i lavori per la riconversione in stabilimento “green” e sostenibile della ex Rockwool

di Federico Matta

Dalla lana di roccia alle attività per il reinserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati. Dai progetti sociali ai pannelli isolanti in fibra di legno. Per lo stabilimento ex Rockwool di Iglesias, inizia una nuova epoca all’insegna delle così dette produzioni industriali “green”. Nei giorni scorsi, infatti, sono partiti nella Zir alle porte della città mineraria, i lavori per la realizzazione del Biodistretto. Si tratta della concretizzazione di un Piano di riconversione industriale promosso dalla cooperativa sociale San Lorenzo, in partnership con le divisioni aziendali “bioenergy” e “bioedil” della Renovo, gruppo imprenditoriale leader in Europa per la produzione di energia da fonti rinnovabili. “Finalmente, dopo numerosi ostacoli e infiniti passaggi burocratici – spiega Gian Marco Eltrudis, vicepresidente della coop San Lorenzo – possiamo dire di essere arrivati quasi alla conclusione nell’attuazione dell’iniziativa imprenditoriale da noi presentata nel 2011. Un progetto imprenditoriale, che senz’altro segnerà una svolta nella storia industriale della nostra città e di tutto il territorio, sia per i particolari prodotti ricavati con linee produttive a basso consumo energetico, sia per le loro caratteristiche ecocompatibili”. Nel rinnovato stabilimento dell’area ex Rockwool, si produrranno inizialmente pannelli isolanti e coibentanti in fibra di legno, prevalentemente derivati dalla lavorazione degli scarti di sughero e di eucalipto. Una serie di prodotti sperimentati e brevettati grazie a un’attenta ricerca eseguita in passato dalla cooperativa iglesiente, assieme a diversi enti preposti allo studio di prodotti innovativi e che fra non molto saranno introdotti nel mercato della bioedilizia. “Si partirà solamente con pannelli in fibra di legno ma con diverse calibrature – aggiunge Eltrudis – per poi valutare in un secondo momento anche la scelta di altri prodotti, sempre del settore bioedilizia. Dobbiamo considerare il fatto, che con l’avvio delle produzioni sarà avviata anche la termocentrale a biomasse, già realizzata nel sito industriale da diversi anni, dove saranno smaltiti anche gli scarti della lavorazione dei pannelli isolanti. Tengo a precisare, che l’impianto per le biomasse è stata costruito sempre nell’ambito dello stesso progetto e quindi è parte integrante del Biodistretto”. Nella nuova fabbrica della Zir di Iglesias opereranno inizialmente una quarantina di lavoratori. “Non escludiamo – prosegue il vicepresidente della San Lorenzo – che in una seconda fase, ovvero, quando si andrà a pieno regime anche con ulteriori produzioni, sempre legati al concetto di bioedilizia, si provveda con un incremento delle unità lavorative da impiegare nell’intero ciclo produttivo. Interessante poi sarà tutto l’indotto, compresi i resti di legname conferiti, attraverso la stipula di appositi accordi, dagli ecocentri comunali e tutte le altre attività di supporto esterne allo stabilimento”. Intanto vanno avanti le opere di costruzione del nuovo opificio nell’area accanto alla termocentrale a biomasse, dove saranno poi installati gli impianti di produzione industriale e gli altri lavori nel vecchio capannone ex Rockwol, dove sarà allestita la logistica e la direzione amministrativa del Biodistretto. “La parte edile del progetto dovrebbe essere ultimata entro la metà del prossimo anno – conclude Gian Marco Eltrudis – in seguito si passerà alla parte concernente le linee di produzione. Nei primi del 2022, salvo altri intoppi burocratici, dovremmo partire con le produzioni dei pannelli in fibra di legno”. Una nuova realtà industriale, questa volta ecosostenibile, che sorge in un territorio dove, per diversi motivi, solitamente le fabbriche chiudono. Una speranza per il futuro, quindi, augurandoci che l’avvio del “Progetto San Lorenzo – Renovo” sia di buon auspicio per la nascita di altre iniziative imprenditoriali. Il territorio ne ha bisogno, per sconfiggere la forte crisi economica e occupazionale, che da troppo tempo soffoca lo sviluppo e la crescita delle comunità del Sulcis Iglesiente.

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