Un prete del popolo, impegno e comunicazione

Cagliari 27 ottobre 2017. Don Petronio Floris (quarto da destra) alla riunione delle radio e periodici diocesani della Sardegna con il presidente della Fisc don Adriano Bianchi

La scomparsa di don Petronio Floris, decano dei direttori dei periodici diocesani dell’Isola.  “Sposato” al popolo di Dio, ai poveri

di Mario Girau

“Prete dei lavoratori”, “Prete degli sportivi”, “Prete giornalista”, “Prete della cattedrale”. A don Petronio Floris non piacevano le etichette categoriali. “Prete del popolo”: ecco l’appellativo corrispondente al suo modo di vivere il sacerdozio, senza utenti privilegiati. In 56 anni di presbiterato unico target di riferimento “sposato” da questo sacerdote, scomparso il 15 giugno scorso, è stato il popolo di Dio. Una scelta maturata nel seminario regionale di Cuglieri, dove arriva l’eco delle discussioni conciliari del Vaticano II: scelta preferenziale per i poveri, la Chiesa incarnata nelle speranze, nelle attese, nella vita  quotidiana degli uomini e delle donne. Stili ecclesiali nel DNA di un giovane appartenente a una famiglia di Pabillonis (dove don Petronio nasce il 17 marzo 1941), tradizione contadina con laboratorio di pentole in terracotta. Appena adolescente, entra  nel seminario diocesano di Villacidro e matura la vocazione al sacerdozio nel “regionale” a Cuglieri dove consegue la licenza in Teologia. Dopo l’ordinazione sacerdotale, il 18 luglio 1965, don Petronio è lanciato nella “mischia” dal vescovo monsignor Antonio Tedde, che a questo prete “naturalmente” sportivo e oratoriano indica la nuova frontiere dalla pastorale sociale e del lavoro.  Una “mission” per 11 anni svolta nel campo minato di Montevecchio: parroco-cappellano in una situazione che comincia a risentire dei problemi di un’industria estrattiva che in modo solo apparentemente lento lascia il posto a quella petrolchimica polarizzata ed egemonizzata a Cagliari e Portotorres da Nino Rovelli. Un’esperienza che don Petronio approfondisce con brevi soggiorni torinesi da prete-operaio, parentesi di quasi apprendistato pastorale in una realtà complessa come quella delle fabbriche del miracolo economico, alla ricerca di una formula garantita per portare con successo Cristo in un ambito – quello del lavoro – da cui la Chiesa per decenni si è autoesclusa.
La pastorale del lavoro gli rimane attaccata alla pelle, ne diventa per molti anni responsabile diocesano, collabora con altri “sacerdoti- pionieri” che tra il 1970 e il 2000 hanno cercato di “inventare” una pastorale regionale sociale: canonico Rosario Menne e Salvatore Borrotzu (diocesi di Nuoro), Vasco Paradisi (Cagliari), Salvatore Benizzi (Iglesias), Angelo Pittau e, appunto, Petronio Floris (Ales-Terralba) solo per citarne alcuni. Non mancano le emergenze in tutta l’isola che richiamano l’interesse della Chiesa: la crisi industriale graduale e continua genera diffuso malessere economico, sociale, culturale, che sconvolge la persona e le famiglie. La percentuale dei poveri diventa a due cifre, riprende l’emigrazione questa volta anche giovanile, aumenta la dispersione scolastica, l’ingiustizia è diffusa. E mancano le risposte politiche.
Anche il lavoro giornalistico, iniziato per passione nel seminario  diocesano (il giornalino “Emergere”)  e regionale di Cuglieri, ufficializzato con l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti nel 1968, è in appoggio dell’impegno nella pastorale del lavoro: nelle pagine di “Nuovo Cammino” e soprattutto su “Confronto” una pubblicazione mensile che accompagna e sostiene le lotte dei lavoratori sardi e si fa portavoce dei problemi del Medio Campidano. Di ogni esperienza don Petronio lascia traccia in volumi tematici: Montevecchio,  la parrocchia di San Giovanni Bosco, la cattedrale di Ales. Stava per dare alle stampe un libro sulla “parrocchia virtuale” dei problemi sociali e del lavoro quando la malattia ha bussato prepotentemente alla porta della sua vita.
Dal 1981 vice parroco della chiesa di San Nicolò di Guspini e parroco fondatore della chiesa  di “San Giovanni Bosco”, nel nuovo quartiere di “Is Boinargius”. Un’avventura pastorale e sociale affrontata con grande intesa con monsignor Antonino Orrù, vescovo di Ales-Terralba veramente  “parroco dei parroci” del Medio Campidano. Nel 2010  monsignor Giovanni Dettori (guida della diocesi dal 2004 al 2016) nomina  don Petronio Floris parroco della cattedrale di Ales e gli affida la direzione del quindicinale diocesano “Nuovo Cammino”, “pulpito” da cui il parroco-direttore, persa ormai quasi del tutto la voce a causa della malattia, negli ultimi mesi ha predicato il suo amore per la Chiesa alerese.

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