Un futuro “green” per la Carbosulcis

Regione e società fanno il punto sul piano di chiusura della miniera di carbone puntando sulla riconversione del sito industriale

di Federico Matta

“Un grande progetto in linea con le direttive comunitarie sulla transizione energetica, in grado di affrontare tutti gli effetti sociali, economici e ambientali della transizione verso un’economia climaticamente neutra. Questo è il risultato al quale stiamo puntando per la riconversione del sito industriale di Carbosulcis”. Le dichiarazioni sono dell’assessora regionale per l’industria Anita Pili, che nei giorni scorsi ha incontrato i vertici della società mineraria, per verificare il “dopo Piano di chiusura” della miniera di carbone, stabilito assieme alla Commissione europea nel 2014 e a seguito della Delibera della Giunta regionale dei mesi scorsi, con la quale l’Esecutivo regionale ha dato l’ok a un mandato esplorativo per la possibile creazione del primo hub energetico di proprietà della Regione Sardegna. “Si tratta di un’area complessiva di oltre 200 ettari in superficie – ha spiegato l’amministratore unico di Carbosulcis Francesco Lippi – più le decine di chilometri in galleria nel sottosuolo, sulle quali si svilupperà il modello criogenico del Progetto “Aria”, passando per la produzione di alga spirulina e ammendanti derivanti dal recupero degli scarti di lavorazione del carbone e dal compost derivato dal trattamento dei rifiuti della Tecnocasic, fino alla realizzazione di un sistema di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili pari a 35Mwp, con l’ulteriore aggiunta della gestione intelligente per smart greed, guardando alle potenzialità aggiuntive sulla produzione d’idrogeno verde”. Altre verifiche e stesura del business plan, sono ora al vaglio della Regione e di Carbosulcis. “Ai primi di marzo presenteremo ai sindacati le risultanze del lavoro effettuato in miniera – ha concluso l’assessora Pili – in maniera da avere una condivisione delle potenzialità del progetto, che pensiamo possa trovare a pieno titolo una sua giusta collocazione all’interno delle misure finanziate dalla Commissione europea, quali il Jtf e il Piano nazionale di ripresa e resilienza”.         

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