Sider Alloys, un romanzo di speranze e promesse

Il riavvio dell’ex Alcoa, i cui processi produttivi sono fermi dal dicembre 2012, nelle mani della multinazionale svizzera

di Manolo Mureddu

Come una telenovela a puntate stile anni ‘70-‘80, la vertenza Alcoa/Sider Alloys continua a riservare (apparenti) colpi di scena ma si contraddistingue anche per una narrazione generale (se guardata complessivamente nel lungo periodo) che purtroppo, nonostante il tempo scorra inesorabile, non cambia di molto. Quella di uno stabilimento i cui processi produttivi sono fermi dal dicembre 2012, nonostante dal febbraio 2018 a promettere di riavviarlo sia arrivata la multinazionale svizzera Sider Alloys, la quale ancora oggi non è però riuscita nemmeno a iniziare le operazioni di revamping degli impianti. Una situazione di incertezza che, come riportato dalle cronache dell’ultimo periodo, continua a evidenziarsi e a confondere anche tutti coloro che hanno sempre creduto in una conclusione positiva della vicenda. Tanto più dopo le manifestazioni delle settimane scorse – prima di fronte alla sede istituzionale di Villa a Devoto a Cagliari e poi di fronte ai cancelli della fabbrica a Portovesme – dei lavoratori e dei rispettivi rappresentanti sindacali, in risposta alle quali la multinazionale svizzera aveva denunciato sui media la circostanza secondo cui le nuove regole inerenti la concessione delle autorizzazioni ambientali mediante il PAUR (procedimento autorizzativo unico regionale, recentemente approvato dalla massima assemblea sarda) non sarebbero state sufficientemente chiare e che quindi si sarebbero dovute attendere le cosiddette “linee guida” del nuovo dispositivo, provocando in questo modo ulteriori ritardi negli iter burocratici propedeutici alla concessione della “Valutazione di Impatto Ambientale” necessaria per dare il via libera al revamping dello stabilimento.
Per sottolineare questi concetti la Sider Alloys, nelle ore successive a quella denuncia, aveva anche inoltrato una missiva all’attenzione dell’assessore regionale all’ambiente Gianni Lampis, che per tutta risposta, aveva immediatamente rimandato al mittente tali osservazioni sottolineando che, a prescindere dal PAUR, “la multinazionale svizzera aveva avuto 5 mesi di tempo per onorare gli impegni (sottoscritti in sede di assessorato) inerenti la richiesta di attivazione delle procedure di VIA nonché per inoltrare la documentazione indispensabile a tale scopo: senza però averlo fatto”. Un botta e risposta estremamente acceso che ha letteralmente mandato in subbuglio i lavoratori e scosso l’equilibrio già instabile dei rispettivi rappresentanti sindacali che in un successivo incontro con l’azienda hanno chiesto immediate quanto convincenti delucidazioni rispetto alla presa di posizione dell’assessore Lampis, richiesta reiterata anche a quest’ultimo in un altro incontro avuto il 22 marzo nella sede dell’assessorato.
Delucidazioni che sono effettivamente arrivate con la comunicazione ufficiale da parte dell’azienda di aver finalmente spedito la documentazione necessaria per l’attivazione delle procedure per il VIA, ma di restare comunque in attesa degli indirizzi operativi per l’espletamento degli obblighi di legge inerenti la presentazione del PAUR. Uno sblocco dell’impasse, si potrebbe dire, dopo mesi di annunci, smentite e tanta incertezza sul futuro della vertenza e in generale anche per quanto riguarda l’erogazione degli ammortizzatori sociali in deroga alle centinaia di lavoratori in attesa di ricollocazione nella fabbrica. Anche se in realtà, oltre le procedure inerenti le autorizzazioni ambientali in ambito regionale, che prima o poi dovranno essere necessariamente sbrogliate (sperando che, come si paventa da un documento prodotto dal Governo nazionale, il provvedimento di legge alla base del “provvedimento autorizzativo unico regionale” non venga impugnato per presunti vizi di incostituzionalità), chi dovrebbe sovrintendere alle operazioni di definizione della vertenza è il Ministero dello Sviluppo Economico, ma da quando il Dicastero ha recentemente cambiato inquilino, questa è stata anche la denuncia delle forze sindacali nazionali, è difficile se non proibitivo solo ottenere una semplice convocazione per parlare di uno qualsiasi degli innumerevoli tavoli di crisi aziendali aperti. In parte perché il neo Ministro Giorgetti non sarebbe ancora pronto ad affrontare le annose questioni, ma in generale perché sarebbe allo studio, dai tecnici del suo Ministero, l’introduzione di un nuovo organismo creato appositamente (dopo lo smantellamento a opera dei governi precedenti della storica task force guidata da Giampiero Castano) per seguire le principali vertenze nazionali con l’ausilio di soggetti istituzionali provenienti oltre che dal MISE anche dai Dicasteri del Lavoro e della Transizione Ecologica, ove è stata accorpata la titolarità in materia di energia.
In attesa di capire come e quando verrà partorito questo nuovo organismo, la vertenza Sider Alloys necessita obbligatoriamente di essere affrontata a un livello più alto di quello locale. Se non altro perché le risorse dell’accordo di programma sottoscritto per il riavvio della fabbrica, oltre 140 milioni di euro tra prestiti agevolati e interventi a fondo perduto, sono state elargite in parte da Invitalia e dallo Stato e in misura estremamente minore dalla Regione. E dunque sapere se, come, quando e per perseguire quali scopi, verranno spese queste risorse è fondamentale e solo il Governo nazionale ha poteri adeguati per addivenire a tale scopro. I lavoratori, che negli anni si sono mobilitati per arrivare all’obiettivo di riconquistare il posto di lavoro perduto, si aspettano proprio questo: chiarezza e una parola finalmente definitiva sulla vertenza.

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