Rapporto Censis, la comunicazione è sul web

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Dal 16° Rapporto Censis sulla comunicazione arriva il quadro di un’Italia a più velocità: giovani e anziani, città e provincia

di Annalisa Atzei

È internet l’elemento chiave della comunicazione alle porte del secondo decennio del nuovo millennio. A dirlo non solo gli usi e i costumi che negli ultimi anni hanno subito evidenti variazioni nella vita di tutti i giorni, ma anche i dati del 16° Rapporto Censis sulla comunicazione, “I media e la costruzione dell’identità”, presentato a Roma nei giorni scorsi. Partendo dai canali classici di radio e televisione, entrambi mantengono un ruolo fondamentale ma rinnovato grazie alla diffusione tramite il web: l’anno scorso la fruizione della televisione è rimasta stabile, registrando una flessione dei telespettatori della tv tradizionale; cresciute significativamente la tv via internet e la tv mobile, cioè collegata ai dispositivi portatili. Tutto questo fa sì che la programmazione e i palinsesti siano sempre più personalizzati e personalizzabili. I radioascoltatori sono il 79,4% degli italiani. Diminuiscono gli ascolti a casa dalla radio tradizionale e resta stabile l’autoradio, ma è in forte aumento la percentuale di ascolto delle trasmissioni radiofoniche via internet con il pc e soprattutto attraverso il cellulare. Ancora in aumento l’utenza di internet, quasi un punto percentuale all’anno e ora al 79,3% della popolazione; sale anche il numero degli italiani che utilizzano gli smartphone (75,7%), con una crescita dell’1,9%, quando ancora nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione. Tra gli utilizzi più frequenti rientrano i social network, da cui emerge anche un’interessante suddivisione per fasce d’età: tra i più popolari YouTube, utilizzato dal 56,7% degli italiani (ma il dato sale al 76,1% tra i 14-29enni), Facebook dal 55,2% (dal 60,3% dei giovani), Instagram dal 35,9% (dal 65,6% degli under 30). WhatsApp è utilizzato dal 71% degli italiani: il 3,5% in più in un anno (anche in questo caso a preferirlo sono i più giovani; si arriva all’88,9% dei 30-44enni, ma si scende al 30,3% tra gli over 65). Significativi i dati sui consumi mediatici nella spesa delle famiglie: se dal 2007, ultimo anno prima della crisi, il valore complessivo dei consumi ha subito una drastica flessione, senza essere ancora tornato ai livelli di tredici anni fa, la spesa per l’acquisto di telefoni ed equipaggiamento telefonico ha segnato anno dopo anno un vero e proprio boom, quadruplicando il suo valore; in rialzo anche gli acquisti di computer. Nello stesso decennio ha subito invece un vero e proprio crollo la spesa per libri e giornali (-37,8%), arrestato solo nell’ultimo anno da un lieve rialzo del 2,5%. Anche i lettori di libri in Italia continuano a diminuire anno dopo anno. Se nel 2007 il 59,4% degli italiani aveva letto almeno un volume nel corso dell’anno, nel 2019 il dato è sceso al 41,9%; a poco sono serviti anche gli e-book, i libri in formato digitale, letti solo dall’8,5% degli italiani, con una variazione nulla in un anno. Permane la crisi nel settore della carta stampata, anche se sembra essersi allentata la perdita di lettori: quelli dei quotidiani, il 67,0% degli italiani nel 2007, si sono ridotti al 37,3% nel 2019, quasi la stessa percentuale di un anno prima (il 37,4% nel 2018); stabile anche la quota di utenti per le edizioni online dei giornali, pari al 26,4%. Nel campo dei periodici, in leggera diminuzione i settimanali (il 30,1% di lettori, -0,7% in un anno) mentre i mensili confermano la loro porzione di lettori (il 27,4% con +0,9%). L’informazione arriva attraverso altri canali, anche in questo caso il web con gli aggregatori di notizie online e i portali di informazione registrano una crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente. Le percentuali riflettono perfettamente gli stili di vita e soprattutto le tendenze legate all’età: giovani, adulti e anziani si informano e comunicano in maniera differente tra loro e questo dà spazio a rilevazioni divergenti sull’uso dei media. Per chi ha già raggiunto e superato i 65 anni la televisione e la carta stampata costituiscono ancora le fonti principali: la tv mantiene il 96,5% dei fruitori, seguita dai quotidiani (54,6%) e i periodici (52,2%), avanti a internet (42,0%) e smartphone (38,2%), quasi a costruire una gerarchia piramidale. Diversa la prospettiva mediatica per i giovani: per chi ha 14-29 anni la fonte principale è internet (90,3%), seguito dalla tv (89,9%), telefono cellulare (89,8%) e social media (86,9%), confermando più omogeneità e confidenza con ogni genere di strumento. Le differenze sono evidenti anche a livello territoriale: nelle grandi città (con più di 500.000 residenti) tutti i dati si posizionano al di sopra della media nazionale dei consumi mediatici, con l’eccezione dei quotidiani, letti solo dal 20,4% della popolazione. Al contrario, nei centri urbani minori (fino a 10.000 abitanti) i consumi mediatici sono per la maggior parte al di sotto della media nazionale, con la sola eccezione dei quotidiani: il 40,5% di lettori, cioè il doppio rispetto alle grandi città.

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