Protezione a km zero con le “mascherine di comunità”

Una buona pratica di sostenibilità ambientale e protezione sanitaria contro il Covid-19 a Iglesias con un progetto nato sui social 

di Annalisa Atzei

Era il mese di maggio quando una ONG francese, e insieme a lei tante altre organizzazioni di tutto il mondo impegnate nella tutela dell’ambiente, lanciavano l’allarme: se anche solo l’1% delle mascherine fosse smaltito in modo non corretto, ogni mese 10 milioni di questi stessi dispositivi finirebbero dispersi nell’ambiente. Il rischio è che presto nel Mediterraneo si trovino più mascherine che meduse. Dati allarmanti, ma coerenti con l’aumento dell’uso delle mascherine in seguito al diffondersi del coronavirus, che in questi mesi avrà certamente subito un incremento e che si somma al già preoccupante e annoso problema dello smaltimento della plastica.
Ma come conciliare la protezione dal Covid con la riduzione dell’utilizzo delle mascherine monouso? Una risposta arriva proprio da Iglesias col Progetto salute “Protezione a chilometro zero”, nato quasi per caso da un post sui social e presto divenuto un segno concreto dell’impegno cittadino di volontari e volontarie a favore dell’ambiente. Come si legge sulla pagina Facebook del Progetto, l’invito rivolto a tutti è quello di “non trasformare l’emergenza sanitaria in emergenza ambientale”, ma di farsi ciascuno custode del territorio in cui viviamo. Obiettivo del Progetto è quello di offrire ai cittadini e a tutta la comunità indicazioni operative semplici, economiche ed ecologiche che assicurino protezione nei confronti del contagio da Covid-19 e allo stesso tempo preservino la natura dall’invasione di plastica e rifiuti usa e getta, attraverso la produzione di “mascherine di comunità”, così come definite dal decreto legge del 17 marzo 2020, e di detergente idroalcolico secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Un’iniziativa tanto recente quanto coinvolgente che in poco tempo ha avvicinato mani più o meno esperte nella realizzazione delle mascherine, sotto la guida esperta della signora Rosaria Caula, vedova Guaita, recentemente scomparsa suscitando grande cordoglio tra tutti coloro che, non solo in questa occasione, hanno conosciuto la sua cordialità e disponibilità verso il prossimo. La signora Rosaria, infatti, oltre le sei mila mascherine da lei prodotte e donate in questo tempo di pandemia, partecipando ai primi incontri operativi nel seminario di Iglesias – sede del laboratorio insieme ai Giardini della biodiversità nella chiesa del Salvatore – ha messo a disposizione del gruppo di volontari la sua esperienza per il confezionamento delle mascherine. Il lavoro ora prosegue grazie a tutti coloro che hanno potuto apprendere da lei l’arte del cucito e che a loro volta insegneranno ad altri volontari come confezionare i dispositivi, accogliendo tutti coloro che ancora vorranno unirsi al Progetto o metteranno a disposizione le proprie competenze. Il primo gesto concreto intanto è arrivato lo scorso 27 agosto in occasione della presentazione della II Edizione della Guida del Cammino Minerario di Santa Barbara, durante la quale sono state donate le prime 45 mascherine di prova alla Fondazione il Cammino Minerario di Santa Barbara, che le ha poi personalizzate con il ricamo della torre, logo della Fondazione.


La testimonianza. Chilometro zero tra Terra e Cielo, un ricordo di Rosaria Caula Guaita

di Ilaria Pelligra
per i volontari e le volontarie del Progetto “Salute a chilometro zero”
Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi” n. 32 del 20 settembre 2020

Dal diario dei volontari e volontarie del Progetto “Protezione a chilometro zero” – Laboratorio mascherine Seminario vescovile: “Oggi abbiamo condiviso il dolore per la perdita improvvisa di Rosaria Caula, vedova Guaita, la nostra maestra nell’arte di confezionare mascherine. Don Gabriele ci ha invitato a pregare dedicando a Rosaria una S. Messa nella cappella del seminario. Così si è chiusa la serata nella condivisione di un dolore che lascia spazio alla certezza che Rosaria è andata ad accrescere il Popolo dei Beati”. 
Anche questa sera Rosaria era con noi in Seminario a controllare le allieve mascherinaie” – lo stesso giorno in cui apprendiamo con sgomento e immenso dolore la notizia della improvvisa scomparsa da questa terra di Rosaria, o “zia Rosaria” come chiamata affettuosamente dai presenti, la produzione continua, in suo onore, nel rispetto della sua concretezza e creatività. Il materiale, da lei preparato per la lezione, per tempo, con dedizione e precisione, è servito per andare avanti, sperimentando un altro aspetto del nostro “Progetto a chilometro zero”, quello dell’annullamento delle distanze tra Terra e Cielo.
Sì perché Rosaria è stata maestra non soltanto di taglio e cucito per la confezione di mascherine in stoffa ecologiche, comode, sicure, lavabili e riciclabili, è stata maestra nell’arte di amare: subito, e con gioia!
La rapidità dell’azione, unita alla fantasia, creatività, volontà di ferro hanno fatto delle sue produzioni, ma soprattutto della sua persona un autentico capolavoro d’amore e di esempio di vita per tanti.
Io in questo corso ho imparato ad usare gli strumenti del cucito e a non arrendermi se voglio imparare una cosa, grazie a zia Rosaria… che accoglieva sempre tutti con il suo grande sorriso, e la sua grinta e la voglia di fare contagiosa”.
Le mascherine prodotte da lei in quantità straordinaria, gratuitamente (più di 6000 confezionate e distribuite in città) hanno anche varcato i confini di Iglesias e sono arrivate in Siria, a Roma, nei Castelli romani e come testimonia con gratitudine Yahaira Sanchez, una cara amica sudamericana, persino a Portorico! Ne aveva confezionato, con largo anticipo, un centinaio per un Centro Internazionale di dialogo inter religioso, in vista di un incontro nei prossimi mesi. Ha ideato e confezionato, insieme al gruppo del laboratorio, quelle blu e gialle col logo della Fondazione “Cammino minerario di Santa Barbara”, per sostenere col suo talento, lo sviluppo pacifico e rispettoso della Natura nel nostro territorio.
Le sue mascherine diventano veicolo d’amore, un prodotto di esportazione che protegge la Vita, che protegge la nostra Comunità dal virus, ma anche dall’individualismo, dall’indifferenza, dall’avarizia.
Nei due Laboratori di mascherine nati in città, uno al Seminario vescovile e l’altro ai Giardini della Biodiversità, di cui lei è la maestra, si incontrano giovani e anziani, sani e ammalati, bianchi e neri, capaci e no. La cultura dello scarto è bandita, anzi è evidente il contributo fattivo delle donne più anziane e dei migranti di Casa Emmaus. E chi non sa fare proprio nulla, incoraggiato pazientemente da lei, impara.
Anche il suo funerale varca i confini della città, trasmesso in streaming: Lavinio, Alghero, Cagliari e perfino dalla Svizzera, pezzi della sua famiglia riuniti in suo onore. Si sono anche collegati amici da Istanbul, dalla Colombia e dal Brasile. Sono arrivati messaggi da tutta l’Italia, da Mosca e da Parigi…
È stata una bella, serena e profonda celebrazione con la quale tutti insieme presenti – e non – abbiamo accompagnato zia Rosaria in cielo. Non c’era tristezza ma la pace che viene da Dio”. In quella Chiesa si respirava il Paradiso”, un passaggio molto triste è stato trasformato in un’occasione di incontro col mistero dell’Amore.
Si perché zia Rosaria aveva tante misteriose ricette per le mille occasioni della vita e tanti piccoli segreti perché tutto le riuscisse sempre bene: dai dolci ai ricami, dal ballo alla preghiera.
Nel bellissimo saluto che le figlie le hanno dato il giorno del funerale, ci confidano un episodio: era andata a ballare per Capodanno pochi giorni dopo la dimissione dall’ospedale dove aveva subito un delicato intervento chirurgico, semplicemente coprendo la cicatrice sul collo con un gioiello.
Ecco, forse è stato proprio questo il segreto della sua vita: coprire le ferite con i gioielli.
Grazie zia Rosaria, accogliamo il tuo testimone, aiutaci a proteggere la nostra comunità perché sia più sana e solidale e perché nella nostra città possano esserci solo produzioni di vita e salute per tutti i popoli.
            

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