In marcia insieme, per la pace e il lavoro

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San Giovanni Suergiu. Bambini, famiglie, lavoratori, Chiesa e la sindaca alla manifestazione promossa in piazza dalla parrocchia domenica 26 gennaio 

di Annalisa Atzei

“La pace comincia da te e da me insieme”: uno striscione bianco tenuto stretto da tante piccole mani ha aperto la simbolica marcia della pace che domenica 26 gennaio ha attraversato le vie del paese di San Giovanni Suergiu intorno alla chiesa parrocchiale. Un’occasione per parlare di pace, ma anche di lavoro. Di un lavoro che manca ormai da troppo tempo e che, nel comune di San Giovanni Suergiu, così come in tutta la diocesi di Iglesias, continua a mettere in ginocchio tante famiglie. Proprio i bambini, con i loro cartelloni e le bandierine, prima in fila lungo il corteo e poi in cerchio a delimitare il perimetro della piazza, sono stati il simbolo gioioso della speranza e dell’attesa di una ripresa che coinvolga tutto il territorio. La manifestazione, organizzata dalle quattro parrocchie del paese con il supporto dell’amministrazione comunale, è stata così l’occasione per condividere ancora una volta con tutta la comunità i segni sempre più evidenti che la mancanza di lavoro lascia sulle singole famiglie. Come ha ricordato don Tonino Bellu, parroco della chiesa intitolata a San Giovanni Battista, il territorio non smette di vivere nella speranza annunciata che tutti i settori, da quello agricolo a quello industriale, si riattiveranno, ma intanto la comunità fa i conti con la crisi: sempre più ragazzi sono costretti ad abbandonare gli studi, mentre aumenta il numero delle case e delle auto pignorate, con la disperazione dei genitori che non possono far crescere i propri figli nella serenità e nella certezza del domani. “È fondamentale”, ha detto don Tonino, “che i bambini crescano col senso della pace, che tutto costruisce, e contro la guerra, che tutto distrugge. I bambini più piccoli sono quelli che ci smuovono della nostra pigrizia perché il loro domani dipende da noi”. E proprio i più piccoli sono stati i protagonisti di questa domenica di riflessione e insieme di festa, con i loro lavori e con l’accoglienza in piazza dei partecipanti al corteo, in una “danza della pace e della concordia”, come è stata definita dal parroco. Una manifestazione che ha unito la preghiera alla rivendicazione del diritto al lavoro, perché “la pace e il lavoro si ottengono con l’impegno delle istituzioni, ma anche con la preghiera fiduciosa e perseverante”, ha detto ancora don Tonino. Un richiamo ai doveri di una società civile a cui anche il sindaco, Elvira Usai, ha fatto riferimento nel suo saluto ai presenti, ricordando la figura di Gandhi e rivolgendosi ai bambini affinché come lui imparino a far volare alto i propri pensieri e i progetti. Tra gli intervenuti anche don Salvatore Benizzi, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale del lavoro, che ha sottolineato come nel Padre Nostro, “la preghiera più bella e più grande con cui ci rivolgiamo a Dio insieme a Gesù”, proprio Dio lascia agli uomini la possibilità di chiedere, con tono quasi imperativo, di “darci oggi il nostro pane quotidiano”: un obbligo che il Signore ci permette di rivolgergli affinché non manchi mai sulla tavola di tutti i giorni il pane con cui nutrirsi e con esso quindi anche il lavoro e la dignità, uniti alla pace e al giusto atteggiamento che ci consente di custodire e prenderci cura del creato che Dio, nella sua infinità generosità, ha donato ai suoi figli.
20200126_165003Presenti anche alcuni rappresentanti del mondo del lavoro che, nella persona del sindacalista della Cisl Rino Barca, hanno espresso la loro riconoscenza nel sentire ancora una volta la vicinanza e l’impegno che la chiesa locale ha sempre manifestato nei confronti dei problemi dei lavoratori. “Pace e lavoro è un connubio dal punto di vista familiare, prima ancora che politico – ha detto – perché il lavoro è tutto per la famiglia: dà la possibilità a un padre, quando rientra a casa, di guardare i propri figli e rispecchiarsi nei loro occhi”. Una pace che diventa sociale per poter offrire ai bambini che un domani diventeranno adulti la possibilità di crescere senza rinunce e senza dover lasciare la propria casa per garantirsi un futuro, senza più “intelligenze costrette a trovare fortuna altrove” invece che essere valorizzate e spese nel territorio. La manifestazione è poi proseguita con la riflessione sulla pace portata da Franco Perella e la musica dei First Underground Roots, il gruppo che ha accompagnato i giochi e la merenda dei bambini in piazza.

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