Ex Alcoa, ancora ritardi per la mobilità in deroga

La crisi di governo ha complicato la condizione dei lavoratori, il miraggio del riavvio della fabbrica Sider Alloys a Portovesme

di Manolo Mureddu

Ancora una volta i lavoratori ex Alcoa si trovano nella condizione di non conoscere quale sarà il proprio destino economico da qui ai prossimi mesi. Nonostante le varie rassicurazioni, infatti, a oggi non è stata rinnovata la mobilità in deroga per l’annualità in corso e nemmeno si sa nulla in merito alla rimodulazione dell’entità degli “assegni” che, dopo anni di concessione dell’ammortizzatore sociale, si sono ridotti per la gran parte dei beneficiari di almeno la metà. Al punto da non garantire nemmeno più la minima sopravvivenza per coloro che li percepiscono in attesa di una ricollocazione in fabbrica che a tre anni dall’acquisizione degli impianti da parte della multinazionale svizzera Sider Alloys, continua ad apparire come un miraggio. Una situazione ovviamente aggravata dalla crisi di Governo e dalle settimane di discussioni e adempimenti istituzionali che hanno portato alla creazione del nuovo esecutivo. Ma che in realtà somiglia a quella che oramai si ripete da diversi anni. Se è vero che anche l’anno scorso e quello precedente, le maestranze iniziarono a ricevere concretamente i primi “assegni” non prima del mese di maggio, da dicembre che lo aspettavano. Questo perché i tempi sempre lunghi della politica fanno sì che anche un semplice decreto che si potrebbe emanare in poche ore (considerando che la formula e la platea di beneficiari sono più o meno gli stessi) spesso viene rinviato più volte senza concrete motivazioni, perlomeno finché la pressione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali diventa insistente e, d’incanto, ci si ricorda dell’urgenza. D’altronde è incontestabile che sia a dicembre scorso e successivamente a gennaio del corrente anno, il tema degli ammortizzatori sociali per i lavoratori delle aree di crisi industriale complessa era stato messo in evidenza nelle diverse videoconferenze che si erano susseguite con i rappresentanti dei Ministeri del Lavoro, dello Sviluppo Economico e ovviamente della Regione; ben prima quindi della caduta del Governo Conte. Ma come spesso accade in questi casi, quando non si vive una specifica situazione di precarietà, la stessa che oggi vivono questi lavoratori, evidentemente non si percepisce fino in fondo l’urgenza di intervenire. Adesso l’auspicio delle organizzazioni sindacali che più volte nei giorni scorsi si sono appellate al nascente Governo Draghi, è che si faccia in fretta. Perché non solo si è in ritardo nella concessione del rinnovo della mobilità in deroga, ma dopo ci saranno da affrontare tutti gli iter burocratici per la circoscrizione dei beneficiari, per la verifica del loro status, con il rimpallo di determine tra Assessorato regionale e Ministero, e infine con i passaggi obbligati all’INPS, ossia l’ente che materialmente dovrà erogare le indennità economiche agli interessati. Un processo lungo che necessiterà di accelerazioni burocratiche e un continuo monitoraggio affinché non si riscontrino rallentamenti e interruzioni. Sullo sfondo però restano, oltre all’amarezza di tanti ex lavoratori per il trattamento ricevuto, certamente non dignitoso, le gravi difficoltà delle relative famiglie che senza le minime risorse per sopravvivere, nell’impossibilità di accedere rapidamente ad altri strumenti di sostegno al reddito (pena anche l’esclusione, secondo quanto previsto dalla legge, dalle liste di mobilità), si annoverano in quella fascia di cittadini che le statistiche definiscono come poveri assoluti. E dei quali, in attesa che i decisori politici nazionali e regionali risolvano il problema, le comunità del territorio dovrebbero provare a farsi carico.

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