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Uno scanner di valore, poco usato e guasto

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Confronto nel Consiglio comunale di Iglesias sul destino della strumentazione dell’Archivio Storico Minerario di Monteponi. Uno dei più importanti d’Europa

di Miriam Cappa

Fra i tanti primati che fanno dell’Archivio storico minerario di Monteponi uno dei più importanti d’Europa c’è la caratteristica di avere all’interno anche una serie di laboratori in cui fare in situ l’analisi dei documenti. In particolare c’è uno scanner che, per la sua gigantesca dimensione e precisione, ha, nel tempo, attirato anche l’attenzione dell’Istituto centrale per il restauro di Roma, uno dei massimi a livello nazionale: portava in stage gli allievi a Iglesias tanto è rara la possibilità di avere a disposizione uno strumento del genere.
Ora la macchina, costata più di centomila euro, sembra debba essere sostituita praticamente intonsa. Questo è emerso al Consiglio comunale di Iglesias in un acceso confronto fra il sindaco Mauro Usai e Valentina Pistis (Riformatori sardi) che ha proposto un’interpellanza per salvare lo scanner METIS DRS 2A0. L’Archivio minerario di Monteponi è un progetto nato da fondi Por e un accordo fra tre enti Igea, Parco geominerario e Comune di Iglesias: l’iter è partito nel 2003, dopo che negli anni precedenti i documenti che ora contiene erano stati riconosciuti dal Ministero di grande interesse, l’inaugurazione ufficiale è stata il 4 dicembre 2012.
Da allora gli enti non hanno mai perfezionato il patto che avevano stretto fra loro per chiarire proprietà e compiti rispettivi. Per Usai “l’interlocutore giusto è la Regione, in particolare l’assessorato regionale all’industria, andiamoci insieme. L’archivista paleografo, che ora dirige l’archivio, mi ha relazionato in circa mille pagine; lo scanner Metis risulta guasto dal 2015 quando l’attività dell’archivio risultava sospesa per due anni. Una volta riaperto nel 2017, è stata contattata la casa madre che non ha mai fornito un riscontro scritto ma solo telefonico in cui dichiara la macchina incompatibile con la manutenzione sia per l’obsolescenza sia per la difficoltà logistica di spostamento. Nessuna altra ditta sul territorio regionale fornisce la sua manutenzione per tanto Igea sta valutando di sostituirla”.
Pistis la vede da un altro punto di vista. “Non spetta a Igea, lo scanner è di proprietà comunale così come l’impianto di aereazione. Occorreva tenere gli occhi aperti e monitorare. Non comprendo ancora come ad alcune ditte il Comune faccia la guerra e ad altre stenda il tappeto rosso: non c’è chi fa la manutenzione in Sardegna e noi ci arrendiamo per uno strumento che in Italia esiste solo in tre posti: qui, in Vaticano e al Museo egizio di Torino. Va bene aprire siti minerari ma non ci si può fermare a quelli, occorre approfondire, creare una rete è andare oltre Porto Flavia e Pan di zucchero”.

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