Idee per la riconversione della Carbosulcis

Un progetto, coerente con gli obiettivi dell’UE, basato sulle energie rinnovabili tra le proposte da finanziare col Just Transition Fund

di Manolo Mureddu

Dal “Just Transition Fund” potrebbe arrivare, in anticipo al piano di chiusura il cui termine è previsto per il 2027, una nuova concreta opportunità di riconversione per l’ormai ex sito minerario della Carbosulcis. Sono infatti almeno 5 le schede progettuali sviluppate (4 direttamente dalla società di Nuraxi Figus nel Comune di Gonnesa) e poste all’attenzione dell’Assessorato regionale all’Industria e della “PricewaterhouseCoopers”, azienda specializzata nella consulenza e nella direzione strategica; deputata dall’UE a sovrintendere ai processi di pianificazione territoriale del JTF e successivamente alla scelta dei progetti ritenuti maggiormente coerenti con gli obiettivi fissati dalla Commissione europea per la concretizzazione della riconversione economico-produttiva dei territori di Taranto e del Sulcis.
Nello specifico vengono riproposti i progetti che da alcuni anni sono oggetto di studio e sviluppo nell’ex sito minerario: ovvero la costruzione di un impianto fotovoltaico nelle aree di Nuraxi Figus e Seruci; la realizzazione di altri impianti per la produzione di energia rinnovabile (eolica e solare) nelle medesime aree facenti parte della perimetrazione del SIN e del piano regionale delle bonifiche; la costruzione di un impianto per la produzione dell’Arthrospira Platensis, comunemente nota come alga Spirulina; e infine due progetti per l’accumulo di energia in sottosuolo in modalità idraulica e per l’implementazione di un distretto energetico d’eccellenza, dove testare e applicare tecniche e tecnologie innovative di accumulo in profondità.
Importanti progetti che se finanziati potrebbero dare nuove prospettive all’ex miniera di carbone, in particolare alle importanti professionalità ivi occupate e negli ultimi anni impegnate, fra i vari compiti, anche nello sviluppo e nell’implementazione del progetto ARIA in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Ma non solo a esse ovviamente, poiché progetti come quello dell’alga Spirulina potrebbero, una volta messi in pratica, creare le condizioni per realizzare nel territorio una vera e propria filiera di questo bene con la nascita di un ecosistema imprenditoriale fatto di aziende in grado di utilizzare l’alga e i suoi derivati come prodotto commerciale da immettere direttamente nel mercato. Il tutto con importanti vantaggi in termini di ricchezza prodotta e ricadute occupazionali su una più ampia scala di quella rappresentata oggi dalla forza occupazionale della Carbosulcis.
Naturalmente permangono non poche incognite soprattutto sui processi di finanziamento dei progetti. Perché se è vero che il “Just Transition Fund” potrebbe portare in dote risorse economiche dirette fino a 500 milioni di euro per il territorio, triplicabili se sommate ad altri strumenti di finanziamento europei, non è assolutamente certo che i sopracitati progetti, così come altri rappresentati nelle decine di schede progettuali presentate da enti locali e soggetti pubblici privati, vengano selezionati per essere finanziati.
Una situazione di incertezza che preoccupa fortemente il sindacato e che nei giorni scorsi è stata oggetto di confronto con l’Assessora regionale all’Industria Anita Pili, la quale da tempo rivendica una maggiore centralità del proprio assessorato (rispetto a quello della Programmazione) nei processi di pianificazione e applicazione del piano per la giusta transizione. In considerazione anche del fatto che il focus del JTF sarà comunque rappresentato dalla decarbonizzazione e dunque dalla riconversione della centrale ENEL di Portovesme e (sindacato e lavoratori sperano) del sito della Carbosulcis. Ambiti, entrambi, proprio di sua pertinenza.
A ogni modo è importante, per certi versi rivoluzionario, che finalmente il dibattito pubblico-economico del territorio verta anche su nuovi e alternativi progetti e modelli di sviluppo. Segno di come i tempi stiano cambiando e di come, grazie ai nuovi strumenti economici disposti dall’UE e alle nuove strategie energetico-industriali nazionale e regionale, ci siano tutti i presupposti per traghettare il territorio nel terzo millennio concedendogli una nuova opportunità di rilancio in coerenza con le nuove sensibilità ecosostenibili che nel pianeta, dopo l’apertura dell’epocale dibattito avviato dall’esortazione apostolica Laudato Si’ di papa Francesco, dal varo di “Agenda 2030” in seno all’ONU, e dalle rinnovate disponibilità di numerosi Governi, man mano si sono fatte largo al grido di “tutto è connesso” e “salviamo il Creato per salvare l’umanità”.

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