Scelte concrete per il cambiamento

Passi in avanti del progetto “Warfree – Liberu dae sa gherra”, entro maggio nascerà la rete d’imprese per “vivere di pace”

di Davide Lao

Correva l’anno 2014 quando il report della ricerca condotta da Italia Oggi confermava impietosamente la provincia di Carbonia-Iglesias al 110° e ultimo posto in classifica: il Sulcis Iglesiente deteneva ancora il primato per la peggior qualità della vita nel nostro Paese. Tradotto: la provincia più povera d’Italia.
Da quel giorno qualcosa è cambiato ma la situazione rimane tragica: già prima della pandemia di Covid, i dati indicavano un tasso di disoccupazione nel Sulcis pari al 20,6%, molto superiore rispetto all’11,9% nazionale. Differenza notevole anche nel PIL pro capite: 12.809 euro nell’Iglesiente, 23.870 la media italiana.
Ma, come rilanciare e valorizzare il territorio? “Il territorio cambia se le persone non aspettano che siano altri a risolvere il problema dello sviluppo – spiega Cinzia Guaita – le multinazionali che si sono succedute nel tempo, invocate come benefattrici, hanno lasciato distruzione, inquinamento, disoccupazione e hanno divorato i saperi tradizionali e l’autostima della gente. Il paesaggio, la storia, la cultura, la tradizione e l’innovazione, la capacità di fare rete e il credere in sé stessi sono gli elementi di base per una vera svolta”.
Occorre promuovere un’economia civile, sostenibile e libera dalla guerra mentre “la condizione di marginalità del Sulcis, piagato da decenni di deindustrializzazione, disoccupazione, cassintegrazione, povertà e sfruttamento del lavoro, porta all’attaccamento a industrie che inquinano e producono armamenti”, ricorda Lilli Pruna, ricercatrice in campo economico-lavorativo e docente di sociologia dello sviluppo e sociologia del lavoro presso l’Università di Cagliari.
Una proposta che, insieme ad altre, potrebbe incidere positivamente sull’esile economia del Sulcis-Iglesiente è “Warfree – Liberu dae sa gherra”. “L’impatto che il progetto può avere è innanzitutto di tipo culturale ed è generato dalle aziende stesse che, con le loro modalità operative, propongono sul campo un’alternativa all’economia che uccide – ha continuato Cinzia Guaita – Teoricamente tutti siamo per la pace (anche chi costruisce armi lo dichiara), ma la pace non nasce da sé: occorrono scelte concrete. Il Sulcis-Iglesiente può innescare un processo di cambiamento notevole, dimostrando che si può vivere di pace”.
Da uno studio effettuato, nel 2020, dai giovani ricercatori del progetto, è emerso che le imprese sarde sono per la maggior parte ditte individuali o a conduzione familiare (il 97% ha meno di 10 addetti), con scarsi livelli di cooperazione.  Aziende di dimensioni così ridotte – e spesso fatturati modesti – rischiano di non possedere le competenze necessarie per crescere e sopravvivere nel contesto di crisi della regione. Un importante aiuto che il progetto vuole fornire è costituito dallo “sportello agile”, rete di professionisti – commercialisti, legali, consulenti e psicologi del lavoro, esperti di marketing – pronti a dare un sostegno concreto e professionale nelle fasi cruciali della vita delle imprese.
Ogni impresa che entra a far parte della rete è stata incontrata di persona, per capire e intercettare bisogni e potenzialità, latenti o espliciti, in modo da fornire gli strumenti per crescere e migliorarsi. Obiettivo concreto è la creazione di nuovi posti di lavoro, supportando lo sviluppo delle imprese già esistenti e sostenendo la nascita di nuove realtà sostenibili. Combattere la disoccupazione, ridando fiducia e speranza alla comunità.
Su internet, un portale dei prodotti sardi liberi dalla guerra, dallo sfruttamento dei lavoratori e da sostanze dannose alla salute, sarà la finestra sul mondo dei piccoli produttori sardi che stanno reagendo, facendo rete e sostenendosi a vicenda, con l’aiuto di una realtà importante come la Chiesa Valdese, che sostiene l’avvio di Warfree con un contributo a fondo perduto (8×1000) di oltre 30.000 euro. Per l’e-commerce, in Italia, si prevede nel 2021 una crescita del 37% rispetto al 2020, secondo un’analisi del portale AJ-Com.net.
Ecco perché, secondo il professor Stefano Usai, presidente della Facoltà di scienze economiche, giuridiche e politiche dell’Università di Cagliari, si tratta di un “progetto pragmatico e concreto, con slancio ideale e piedi per terra, e tanti elementi per avere senso per il Sulcis e per la Sardegna intera”.

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