Una legge per il valore delle Città di Fondazione

Storia delle nostre città. Sul tema delle migrazioni interne, presentato il nuovo volume dell’Issasco con saggi su Carbonia e l’Iglesiente.

di Giulia Loi 

 

“Valorizzare e far conoscere la storia, il patrimonio architettonico e artistico delle città di fondazione, realizzate in Sardegna nei primi decenni del Ventesimo secolo” questo l’obiettivo contenuto nella proposta di legge depositata il 10 febbraio – in occasione della Giornata del Ricordo – in Consiglio Regionale, che ha raccolto l’adesione unanime di tutti i partiti politici della maggioranza (Lega, FdI, UDC, FI, Riformatori, Psd’Az) all’interno dell’assemblea di via Roma. Una proposta di legge regionale che mira a promuovere interventi per favorire la conoscenza, il recupero e la valorizzazione di tali città: per città di fondazione si intende un centro urbano costituito ex novo, solitamente per necessità scaturite da dinamiche politiche e socioeconomiche come quelle di inizio secolo. In particolare, le città di fondazione a cui la proposta di legge si rivolge sono tre: Arborea, fondata nel 1928 nella bonifica oristanese, Fertilia in provincia di Alghero, fondata nel 1936, e infine Carbonia, nata nel 1938. La Regione, per realizzare questo progetto, intende finanziare interventi per la realizzazione di spazi e servizi idonei allo svolgimento di attività culturali ricreative nel territorio delle città di fondazione, oltre alla realizzazione di eventi che permettano la conoscenza delle città stesse e del territorio circostante. Le finalità sono quindi la conoscenza, il recupero culturale, la valorizzazione del patrimonio architettonico e storico-artistico delle città di fondazione e dei fenomeni storici e culturali connessi sia alla loro costruzione che all’immigrazione nel territorio.  La proposta che i Consiglieri mirano a discutere in tempi brevi prevede un finanziamento della Regione pari a un milione e mezzo di euro, che verrà veicolato a favore di comuni coinvolti e associazioni locali che avranno il compito di promuovere attività di studio e ricerca sugli aspetti storici, architettonici ed antropologici, di istituire e ampliare musei, mostre, centri di documentazione o altri servizi culturali e di realizzare eventi e iniziative per promuovere le eccellenze del territorio.  “Identità e memoria attendono di essere rafforzate e tramandate nel presente, e proiettate con lungimiranza nel futuro” ha commentato Annalisa Mele, esponente leghista eletta nella circoscrizione di Oristano, precisando il significato simbolico della data del 10 febbraio “nel presentare la proposta di legge, nella giornata in cui si celebra il ricordo dei martiri delle foibe”.

Nella stessa data, nell’attinenza tematica alla questione delle colonizzazioni interne e alla fondazione di nuovi centri abitati, è stato annunciato il nuovo libro dell’Issasco “Migrazioni, colonie agricole e città di fondazione in Sardegna”, una raccolta di saggi a cura di Sandro Ruju ed edito da Franco Angeli, all’interno della collana “Sardegna Contemporanea”, un progetto aperto a nuovi contributi di studiosi che si affacciano nell’ampio ambito di indagine sulla Resistenza e sull’antifascismo e sulle articolate specificità storiche e culturali dell’Isola. Gran parte dei saggi si dedica al caso specifico di Arborea – dato che il volume pubblica gli atti di un convegno tenutisi proprio in quella città – ma non mancano scritti su altre realtà, comprese quelle interne alla nostra diocesi. La realtà mineraria, infatti, ha creato forti cambiamenti in città come quelle di Iglesias e Carbonia. Per quanto riguarda la prima scrive Giampaolo Atzei con il suo intervento “La frontiera mineraria. Immigrazione e trasformazioni sociali nell’Iglesiente nella seconda metà dell’Ottocento”. Imprenditori e maestranze arrivati negli ultimi decenni dell’Ottocento cambiano il profilo della città mineraria, tra questi possiamo ricordare i Modigliani e i Boldetti. Importante ad Iglesias anche il ruolo svolto nel movimento operaio da dirigenti non sardi, come ad esempio Giuseppe Cavallera e Angelo Corsi. L’analisi di Carbonia è invece di Walter Falgio con il suo saggio “Carbonia nella memoria di un progettista” che ripercorre la figura del nuorese Giuseppe Marongiu il quale, nato a Nuoro nel 1895, all’età di 40 anni si trasferì nel Sulcis per seguire e dirigere i lavori di costruzione della nuova città del carbone. I lavoratori delle miniere provenivano da tutta la Sardegna ma anche da tante regioni italiane, soprattutto Toscana, ma anche dal Veneto e dalla Sicilia.

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