Un libro sulle storie di Casa Emmaus

Iglesias. L’associazione culturale Argonautilus presenta sulla pagina Facebook il libro del giornalista Luca Mirarchi dedicato alle storie di Casa Emmaus

di Giulia Loi

 

Il 25 febbraio è stato presentato online, sui social dell’associazione culturale Argonautilus, il libro del giornalista Luca Mirarchi “Nessun destino è segnato. Le storie di Casa Emmaus”. Si tratta di fatto del primo libro che tratta le storie di Casa Emmaus a più di trent’anni dalla sua nascita, come è stato specificato durante la presentazione, guidata da Eleonora Carta dell’associazione Argonautilus, con gli interventi di Maria Giovanna Dessì, responsabile progettazione e comunicazione di Casa Emmaus, e dell’autore. Mirarchi ha adottato una delicata tecnica di storytelling, con l’intento di descrivere un mondo, quello che ruota attorno alle dipendenze di sostanze stupefacenti, che ha storie forti, importanti, che non sempre finiscono nel migliore dei modi ma che spesso invece cambiano rotta in positivo, grazie a luoghi come Casa Emmaus che cercano di connettere i propri utenti con il mondo circostante, attuando sì una riabilitazione ma preparandoli a rientrare nel mondo superando lo scoglio che ha interrotto in qualche modo lo scorrere della loro vita.

La stesura del libro è iniziata un anno fa, tra marzo e aprile 2020, quindi durante il primo lockdown. L’autore ha dovuto quindi svolgere le sue interviste interamente a distanza, creando così una raccolta destinata a diventare un libro polifonico in cui tutti i personaggi intervistati hanno avuto lo stesso spazio: utenti, ex utenti, familiari, collaboratori. “Io sono un giornalista e come tale ho solo fatto da tramite – ha spiegato Mirarchi – in realtà i veri protagonisti sono loro, ho cercato di raccontare le testimonianze di tutti dando il giusto spazio”. L’autore ha anche garantito la privacy di tutti, utilizzando pseudonimi e cambiando piccoli dettagli che garantissero agli intervistati un anonimato ma le storie sono reali e interamente riportate come raccontate. La pluralità dei punti di vista del libro serve a raccontare quel dolore collettivo che fa parte di tutti coloro che stanno attorno a una dipendenza, non solo il diretto interessato ma anche le persone che vivono attorno a lui.

La presentazione è stata anche un modo per ricordare l’importante attività del centro, che da oltre trent’anni opera in questo campo, a cui si sono aggiunte negli anni successivi le case per donne, minori donne e uomini, e il centro per i disturbi alimentari, nonché l’accoglienza per i migranti. L’idea ora è quella di portare questo libro nelle scuole per far conoscere tale realtà ai più giovani, non solo per far conoscere il lavoro svolto da casa Emmaus ma per mettere in contatto i ragazzi con queste realtà. Mirarchi poi, nella mattina del 27 febbraio, ha svolto ben tre firmacopie del libro – pubblicato da Alfa Edizioni – presso le librerie Storytelling di Gonnesa, Libreria Duomo e Mondadori di Iglesias.

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