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Testimonianze. La storia di Luciana Porcedda, vittima del Covid al Sirai di Carbonia

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È risaputo che negli ultimi tempi l’ospedale Sirai, nel pieno dell’attuale ondata da Covid19, non versi nelle migliori condizioni. Cominciano infatti ad emergere le tristi testimonianze di casi in cui i pazienti e operatori sanitari sono rimasti coinvolti in focolai sviluppatisi all’interno dei reparti, contraendo il virus proprio laddove invece dovrebbero lavorare in sicurezza ed essere curati. Fra le storie noi raccontiamo quella di Luciana Porcedda, deceduta per Covid-19 dopo circa venti giorni di ricovero, ma dopo aver contratto il virus all’interno della struttura. È il fratello, Angelo Porcedda, a raccontarci la sua storia. La signora Porcedda soffriva di problemi cardiaci, è stata visitata da un medico dell’ospedale Sirai, dato che aveva riscontrato un dolore alle spalle dovuto probabilmente a una polmonite. Per svolgere una TAC al più presto, il medico consiglia di far accedere la signora all’ospedale tramite il pronto soccorso. Viene eseguito un tampone – come da prassi, prima di far accedere chiunque a una struttura ospedaliera – con esito negativo. “Anche i tamponi dei giorni precedenti erano risultati tutti negativi” spiega Angelo Porcedda, “è stata ricoverata nel reparto di medicina il 14 dicembre, la polmonite si era nel frattempo riassorbita ma è stata comunque presa la decisione di trattenerla in ospedale”. Come sappiamo, non sono permesse le visite in ospedale ai propri parenti, perciò i contatti con la famiglia sono stati tutti telefonici. Dopo qualche giorno dal ricovero la signora Porcedda risultava ancora negativa al tampone. Dopo una settimana dal ricovero invece, era positiva al coronavirus. Alle domande dei parenti, che hanno telefonato chiedendo spiegazioni ai medici, è stato risposto che la signora era stata coinvolta in un focolaio presente in reparto. Il 30 dicembre le viene effettuata una nuova TAC, che evidenzia un problema al polmone dovuto al Covid. Questo viene comunicato dal medico al telefono il giorno successivo, dato che la signora Porcedda, nonostante le numerose chiamate dei parenti non risponde più al telefono. Infine, il triste epilogo, perché il 2 gennaio viene comunicato ai parenti il decesso della signora Porcedda, senza nessun altro tipo di spiegazione. Il signor Porcedda denuncia quella che sarebbe stata, a suo avviso, una mancanza di sensibilità e di professionalità nei confronti della sorella e di tutta la sua famiglia. “Abbiamo voluto raccontare questa storia”, ha concluso il signor Porcedda, “perché non vogliamo che succeda più a nessuno, perché nessuno dovrebbe essere trattato così”.

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