Nel vuoto delle urne c’è spazio per la speranza  

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L’elezione di Damiano Tommasi sindaco di Verona rappresenta un segno da non sottovalutare sulla presenza dichiarata dei cattolici in politica

di Giampaolo Atzei

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Nell’affanno delle difficoltà che segnano questo periodo, dalla scarsa affluenza all’implosione dei Cinque Stelle, le ultime novità del panorama politico nazionale meritano qualche considerazione più approfondita.
Una nota particolare va prima di tutto dedicata alla vittoria di Damiano Tommasi a Verona. L’attenzione nazionale si è soffermata sull’affermazione del centrosinistra contro il centrodestra diviso in una roccaforte leghista. Quanto accaduto, al netto delle battaglie di bandiera, va però oltre e coinvolge in prima battuta la figura del nuovo sindaco scaligero, un uomo fuori dai curriculum di partito, addirittura non veronese, e soprattutto un cattolico impegnato che, dalla sua testimonianza di fede nel solco di don Milani, ha tratto il profilo del suo impegno sociale, dai tempi del campo di calcio, al sindacato dei calciatori, nella politica. Il tempo ci dirà quale sarà il suo tratto da amministratore, come maturerà questa nuova fase della sua vita. Di sicuro possiamo già dire che un cattolico impegnato, fuori da molti schemi, è riuscito a imporsi in un contesto politico, sociale e amministrativo che invece siamo soliti raccontare per schemi, in bianco e nero, senza tutte quelle sfumature della cui esistenza abbiamo avuto conferma proprio domenica notte. Verona, in questo senso, può rappresentare un segno che – a prescindere delle appartenenze politiche – un politico con il Vangelo sul comodino per davvero, non giusto e solo per le feste patronali e le benedizioni ufficiali, non sia un’utopia.
Ora, risultati alla mano e vista la scarsa affluenza, la preoccupazione di molti, politici nell’agone e semplici analisti, è ancora una volta la disaffezione per il voto. Se la gente diserta le urne per le amministrative, quando si vota per il sindaco, il candidato magari è un amico o un parente e il dovere politico si accompagna alle relazioni nella comunità, cosa mai sarà tra un anno, quando voteremo per le Politiche? Che mai succederà di quel gran patrimonio di voti che nel 2018 si tradusse in un plebiscito per il Movimento Cinque Stelle e che ora pare dissolto al vento? Aumenterà la distanza dalla politica e il partito del non voto? Se nemmeno chi ha raccolto a mani basse il voto antisistema è riuscito a sovvertire l’ordine delle cose, chi mai potrà rappresentare questa delusione che si agita sotterranea? E cosa sarà di quanti hanno lasciato nel tempo la barca grillina per saltare su altri navigli, buon ultimo Luigi Di Maio, passato senza soluzione di continuità dalla lotta contro la casta di qualche anno fa alla placida responsabilità di ministro e uomo di governo?
Allora, sarà il turno di un’altra ondata emotiva, di qualche altro exploit, oppure c’è il margine per un’opportunità compiuta e razionale, dove l’anima cattolica del Paese, sinodalmente raccolta, possa esprimere un progetto e non soltanto un portafoglio di voti a cui attingere? In questo tempo di crisi, di emergenza ambientale e con la guerra alle porte, nella risposta a questa domanda c’è la speranza per l’avvenire.

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Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 24 del 3 luglio 2022

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