Negozi aperti nei giorni di festa, resiste la liberalizzazione

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Consumismo. Un italiano su tre visita la domenica i centri commerciali, l’imbarazzo della politica

di Annalisa Atzei

Negozi aperti la domenica: sì o no? La corsa ai regali durante le feste di Natale rilancia l’argomento e accende i riflettori su una questione che non riesce a mettere d’accordo né le parti politiche né i cittadini. Se ne parla ormai da oltre un anno, ma l’inizio della vicenda risale al dicembre del 2011 quando il decreto “Salva Italia” del governo Monti introdusse la liberalizzazione di molte attività commerciali. In particolare le novità riguardarono i centri commerciali e i negozi, che da quel momento furono liberi di disporre aperture straordinarie, orari diversi in cui sollevare le serrande e attività promozionali fuori dal periodo stagionale dei saldi. La liberalizzazione ha inevitabilmente introdotto dei cambiamenti significativi negli stili di vita dei consumatori, ma oggi, a sette anni di distanza da quel decreto, qualcosa inizia a scricchiolare. Sono sempre più radicate, infatti, le posizioni di chi condanna l’apertura dei negozi durante le feste (civili e religiose) e le domeniche e chi si appella al liberalismo come quella condizione irrinunciabile che ha contribuito al rilancio dell’economia italiana. Uno scontro che, quando ormai sembrava cosa fatta l’approvazione del nuovo disegno di legge, in realtà alla fine ha solo decretato la sospensione di tutte le decisioni, dividendo di fatto anche il Parlamento.
La storia più recente ha inizio nel 2018 con la richiesta di una regolamentazione più stringente sulle aperture nei giorni festivi; in quell’occasione venne proposto di ridurre da 52 a 26 le aperture domenicali più la chiusura degli esercizi commerciali nelle 12 Festività nazionali, con una deroga per 4 giorni di apertura su scelta delle singole Regioni. Le obiezioni non tardarono ad arrivare, giustificate dalla ormai consolidata abitudine degli italiani allo shopping nei giorni rossi del calendario. In attesa di una mediazione che metta d’accordo tutti, a gennaio si ripartirà con una controproposta ancora più stringente: centri commerciali chiusi 52 domeniche all’anno salvo alcune deroghe per le città turistiche e i centri storici. Limitazioni che non verrebbero però applicate ad alcune categorie di esercizi commerciali come pasticcerie, gelaterie e rosticcerie, negozi che vendono fiori e giornalai; inoltre resterebbero sempre aperti anche i servizi autostradali, i cinema e tutte le attività all’interno di stadi, centri sportivi e parchi divertimento.
Al di là delle reazioni personali, favorevoli o contrarie che siano, i dati raccontano una verità oggettiva: secondo uno studio di Nomisma, società di consulenza nel campo dell’economia, circa un italiano su tre (il 32%) si reca in un centro commerciale di domenica; complessivamente i centri commerciali generano più di 139 milioni di euro e 780 mila posti di lavoro. Nel 2018, le 1.254 strutture presenti in Italia hanno fatturato oltre 71 miliardi di euro, pari al 4% del Pil italiano; di questo il 40% è prodotto durante il weekend, il 18,4% la domenica e nei giorni festivi. Dall’altra parte si pone una seconda valutazione altrettanto oggettiva: il fatto che i dati economici ci restituiscano un bilancio in attivo non significa che sia una situazione condivisibile a priori. Il profitto si sa, spesso non guarda in faccia nessuno e, così come la produzione di bombe aiuta a incrementare il Pil ma a scalfire il benessere di una nazione, allo stesso modo i guadagni che non rispettano e tutelano i lavoratori sono altrettanto fonte di una crescita che di sostenibile ha ben poco. E così mentre la domenica o il giorno di Natale c’è chi preferisce vivere il giorno di festa spingendo carrelli o ammirando vetrine scintillanti, dall’altra c’è chi quella stessa domenica la famiglia non la vedrà se non per un saluto veloce prima di andare a timbrare il cartellino.
I numeri raccontano anche, infatti, che i centri commerciali hanno sostituito le piazze: le persone non vanno lì solo per fare acquisti ma anche per fruire degli altri servizi di intrattenimento; sono diventati luoghi di socializzazione e aggregazione, dove si va con tutta la famiglia e con gli amici per trascorrere il tempo libero; il 38% degli utenti, inoltre, frequenta i ristoranti, le pizzerie e i fast-food situati al loro interno. Il tema è delicato e in molti, evidentemente in maniera superficiale, hanno spostato il paragone verso coloro che lavorano negli ospedali o nelle case di cura così come negli aeroporti o nelle stazioni. Un confronto davvero inadeguato, laddove da una parte c’è la smania di assecondare i ritmi di una società che ci vuole consumatori a tutti i costi e dall’altra c’è un lavoro che realmente contribuisce a produrre benessere per una comunità che vuole migliorarsi.

Approfondimento. Il lavoro all’estero nei giorni di festa

20882926_2010013259230300_8318992627463311421_nNegli altri Paesi che succede? La regolamentazione europea sugli orari di apertura domenicali è molto eterogenea, non esistendone una comunitaria valida per tutti. Negli ultimi anni in generale si è assistito a un trend di liberalizzazioni, come in Italia, ma alcuni Paesi sono andati nella direzione opposta. Nell’Unione Europea sono in tutto 12 i Paesi che non hanno restrizioni sugli orari di apertura dei negozi: oltre l’Italia, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Lituania, Portogallo, Slovenia e Svezia. In Repubblica Ceca, Danimarca, Romania e Slovacchia poche limitazioni legate ad alcuni giorni di festività pubbliche. Francia, Germania, Regno Unito e Polonia hanno invece una regolamentazione specifica sugli orari di apertura domenicali. Per esempio, in Francia i negozi di alimentari possono aprire la domenica, ma non oltre l’una del pomeriggio e solo per 12 domeniche all’anno; la legge in Germania non consente le aperture domenicali salvo ristrettissime eccezioni. Infine, sono otto gli Stati membri (Austria, Belgio, Cipro, Grecia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi e Spagna) che hanno adottato delle norme per regolare in maniera dettagliata gli orari di apertura sia durante la settimana sia nel weekend.

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