Luigi Pusceddu, un “narr-attore” sulla scena

Il 12 agosto si terrà “I maledetti di Iglesias”, debutto come autore e regista per l’artista iglesiente formatosi a Torino

di Giulia Loi 

Andrà in scena il 12 agosto “I maledetti di Iglesias”, nel chiostro di San Francesco. È il debutto come autore e regista dell’attore iglesiente Luigi Pusceddu, classe 1990. Dopo aver vissuto a Londra dopo il diploma, Pusceddu si trasferisce a Roma dove fa esperienza con giovani registi emergenti nel circuito dei piccoli teatri di Testaccio. Nel 2012 inizia i suoi studi di recitazione presso la scuola di arte drammatica del teatro stabile di Torino ed è il secondo sardo ad accedere nella scuola dal 1991. Diverse le sue esperienze artistiche: passa dal teatro stabile di Torino con Valter Malosti a quello d’Abruzzo, sotto la direzione artistica di Alessandro Preziosi. A Cagliari, con Sardegna Teatro e sotto la direzione di Massimo Mancini, inizia un nuovo percorso di lavoro e formazione permanente e viene selezionato da Marco Baliani e Lella Costa per “Human”, una tournee in giro per l’Italia. Nelle produzioni sarde più importanti lavora anche con Serena Sinigaglia, Roberto Cavosi e Davide Iodice. Approda anche in tv nel 2018: su Rai 3 partecipa a due puntate della docu fiction “Amore Criminale” condotta da Veronica Pivetti, nella prima stagione nei panni di una vittima, nella successiva nel ruolo dell’assassino. Debutta al cinema con un piccolo ruolo nel film “Fiore Gemello” di Laura Lucchetti, oltre che nel lungometraggio di Gianluca Medas sulla vita di Emilio Lussu, attualmente in produzione.

Come spesso sta accadendo nelle produzioni artistiche degli ultimi tempi, in un certo senso il periodo di chiusura per la pandemia ha contribuito anche alla realizzazione dello spettacolo “I maledetti di Iglesias”. “Tutto è iniziato durante il lungo periodo che ho dovuto passare a casa, a Iglesias, dal marzo 2020, quando ho iniziato a riflettere sulle origini della storia della mia città” spiega Pusceddu, rispondendo alla domanda su come sia nata l’idea di questo spettacolo. Oltre alla riflessione, due tristi lutti, quello del padre e della nonna, portano a dover metabolizzare il dolore e cercare di canalizzarlo in qualche modo. L’arte a quel punto è diventata un rifugio: “tutti i trascorsi della mia vita li ho sempre convogliati nella recitazione e nell’arte dell’immedesimazione”. Ha contribuito non solo il blocco forzato della pandemia ma anche il momento di non lavoro tra un impiego e l’altro, che di solito altri attori e colleghi impiegano con mansioni diverse dalla recitazione, tipo l’insegnamento.

Per lui invece è stata l’occasione di dedicarsi totalmente alla propria arte, partendo dalla storia della propria città: è stato illuminante in questo senso il documentarsi su Quintino Sella e sul suo viaggio in Sardegna ed è allora che questi due concetti si uniscono: da una parte il lutto, in particolare per la nonna, che diventa un dolore collettivo se paragonato al fatto che in tanti in quello stesso periodo stavano perdendo persone care a causa della pandemia e molte di queste sono persone delle generazioni più anziane; dall’altro la storia della città di Iglesias, che affonda le radici in un passato soprattutto minerario e fatto di personaggi particolari e interessanti. Questi elementi si sono incontrati e si prestano per essere raccontati “è per questo che non mi definisco tanto un attore quanto un narr-attore”, spiega Pusceddu, che con questo gioco di parole vuole spiegare come abbia sempre amato impersonificare i personaggi, ma stavolta non interpreta qualcuno ma racconta qualcosa.

Lo spettacolo è frutto di una ricerca e di un percorso, che saranno essi stessi raccontati all’interno dello spettacolo. Un percorso che è stato un susseguirsi di ricerche, incontri casuali di persone. Il libro “Schegge dal passato” di Francesco Cherchi è stato un punto di partenza per scrivere lo spettacolo, ma è stata poi la stessa passeggiata con lo scrittore a sbloccare qualcosa: “il libro ha permesso di unire pezzi di puzzle che erano tutti sul tavolo”. Questo spettacolo, perciò, è un insieme di vicende personali e storie di Iglesias, si parte dalla “maledizione di famiglia”, si passa per i racconti e le storie dei personaggi iglesienti. Un commosso omaggio alla nonna, a cui l’opera è ovviamente interamente dedicata. Ma in un certo senso è dedicata a tutti nonni che sono stati persi durante questa pandemia: è stata colpita la generazione più fragile, quella che detiene la saggezza, la storia e la memoria. Lo spettacolo è stato realizzato non perché racconti la storia dello stesso autore ma perché tutti possano riconoscersi. Sarà inoltre frutto di quella che è la concezione personale del suo autore, regista e attore “il teatro deve far commuovere, ridere, essere scomodo, bisognerebbe evitate di categorizzarlo in commedia, dramma, eccetera. Il teatro dovrebbe essere contrasto, non intrattenere ma trattenere”.

Lo spettacolo si inserisce all’interno della rassegna Iglesias Summer Wave ed è possibile prenotare un posto contattando la Pro Loco cittadina.

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