Le pensioni, un terzo dell’economia del Sulcis Iglesiente

Inchiesta. Uno studio della Cisl mette a fuoco il mondo del lavoro e delle pensioni nel Sulcis Iglesiente, rivelando come queste ultime siano un pilastro della nostra economia

di Annalisa Atzei

82925459_606242726871447_388235610147520512_nPer conoscere un territorio e per poterne valutare punti di forza ed eventuali criticità, è fondamentale fissare lo sguardo su un panorama sociale ed economico di riferimento quanto più completo possibile. Non è sufficiente parlare di lavoro e di PIL o di benessere e povertà in un paese se gli indicatori non sono analizzati e calati in quelle che sono le specificità di un territorio, così come a volte non basta avere i dati sulla ricchezza economica se questi non ne approfondiscono la provenienza. Un lavoro preciso e accurato in questa direzione è arrivato dalla Cisl Sulcis Iglesiente che lo scorso 23 gennaio, a Carbonia, ha presentato un quadro della situazione socio economica del Sulcis Iglesiente in occasione di una conferenza stampa coordinata da Piero Ragazzini e Gavino Carta, rispettivamente segretario confederale nazionale, alla guida della Cisl Sulcis-Iglesiente nell’ultimo anno, e segretario generale regionale. In quell’occasione sono stati portati all’attenzione dei presenti i dati relativi all’occupazione nel Sulcis Iglesiente insieme a un interessante approfondimento sui dati pensionistici, dettagliando le categorie dei beneficiari e la distribuzione tra uomini e donne sul territorio. Quanto è emerso probabilmente in parte già si conosceva ed è conseguenza di una condizione ben nota al territorio, ma in generale ha fornito una completezza di insieme su cui sarebbe opportuno e utile soffermarsi a riflettere. Alla Cisl il merito di aver posto l’attenzione ancora una volta su una situazione complessa, difficile anche nella sua interpretazione, ma che sembra promettere per il futuro qualche incoraggiante segnale di ripresa: “anche se molto lentamente – ha detto il segretario generale regionale Gavino Carta – sono in fase di definizione alcune complesse e difficili questioni industriali, molte delle quali dipendenti dal costo dell’energia su cui sollecitiamo risposte certe dal Governo, che dovrebbero essere in grado di ridare slancio all’economia del territorio”.

Reddito e PIL. Per comprendere ancora meglio la portata dei dati locali è utile rapportarli a quelli nazionali: al 1 gennaio 2019, nell’area dei 23 comuni del Sulcis Iglesiente, erano residenti 124.239 abitanti; sempre l’anno scorso la disoccupazione nel Sulcis raggiungeva il 20,6% (11,9% quella italiana), il tasso di occupazione il 43,8% (58,4% in Italia), l’indice di vecchiaia era al 192,3% (148,7% in Italia); la popolazione giovanile rappresentava il 19,3% del totale (contro il 23,6% nazionale). La differenza tra PIL pro capite nostrano (la ricchezza personale) e quello nazionale ammontava a 11 mila euro: 12.809 euro nel territorio contro 23.870 della media italiana. Su una forza lavoro, che comprende sia occupati che disoccupati, pari a circa 47.000 persone (18.000 femmine e 29.000 maschi), gli occupati sono circa 37.000: 9 mila nell’industria, 26 mila nei servizi, 2 mila in agricoltura.
Nei 23 comuni, nell’arco di tutto il 2019, sono state erogate 44.261 pensioni, di cui 6.044 relative al settore pubblico, 38.109 al settore privato e 108 al settore spettacolo e sport per un importo annuale totale che supera i 500 milioni di euro; quest’ultimo ha inciso sul totale del PIL del territorio per il 33,3%, ovvero esattamente un terzo del totale del PIL del Sulcis Iglesiente è determinato dalle pensioni.

Angelo Caria
Angelo Caria, segretario generale FNP CISL del Sulcis Iglesiente

La presenza della CISL. Dal punto di vista dell’assistenza e dell’accompagnamento, nonostante la situazione complessa che il sindacato ha dovuto affrontare negli ultimi 12 mesi, le strutture della CISL rimangono solide sul territorio e con oltre 15 mila iscritti si confermano il sindacato maggioritario con il 12,2% della popolazione iscritta, pari al 13,5% della popolazione totale con un’età compresa tra 15 e oltre 65 anni. Considerate le oltre 44 mila pensioni erogate, risultano iscritti alla FNP CSIL oltre 8 mila pensionati, il 18,1% del totale. Ben ramificata anche la presenza dei patronati che, in particolar modo nel periodo della campagna fiscale 2019, sono attivi nei comuni di Carbonia, Iglesias, Sant’Antioco, Giba, Narcao, Santadi, Nuxis, Teulada, Carloforte, Calasetta, Portoscuso, Gonnesa, Domusnovas, Buggerru e Fluminimaggiore. Fondamentale in questo caso la rete di collaboratori che ogni giorno si attivano per garantire agli iscritti un servizio di qualità: “negli ultimi cinque anni la CISL locale è cresciuta e continua a crescere – ha affermato Angelo Caria, segretario generale FNP del Sulcis Iglesiente – apportando anche importanti migliorie alle sedi che in questo modo possono essere più accoglienti e funzionali per gli iscritti. Otto sedi su quindici sono state sostituite e fornite di tutte le attrezzature professionali necessarie”.

Il ruolo dei pensionati. Nel 2019 il numero dei tesserati alle diverse Federazioni di categoria, nelle quali la CISL organizza i suoi iscritti sulla base del comparto a cui appartengono i lavoratori e le lavoratrici, ha subito una leggera flessione, circa il 5% in meno sul totale dei tesserati attivi che nel 2019 è stato di 7.104. Nel dettaglio per macrosettori, si può individuare come il segno negativo sia da attribuire al decremento del settore dell’industria (-13,38% rispetto al 2018) e al terziario (-16,80%) per un totale di 286 iscritti in meno; stabile il settore agro-industriale e in aumento il settore del pubblico impiego e dei trasporti (rispettivamente +13,13% e +31,07%). In aumento anche il numero dei tesserati FNP (Federazione Nazionale Pensionati) con 439 iscritti in più nell’arco di un anno, cifra che determina il segno più al totale generale delle tessere (in questo caso il Sulcis Iglesiente è l’unico territorio sardo in cui non c’è stata contrazione di iscritti, ma un aumento di ben 5 punti percentuali rispetto al 2018); in generale, sommando le tessere dei lavoratori a quelle dei pensionati nel 2019 si arriva a 15.208 rispetto ai 15.157 del 2018, + 0,34%. Del totale iscritti alla CISL, il 61,8% sono uomini e il 38,2% donne. Rispetto all’età, la fascia più numerosa è quella degli ultrasettantacinquenni col 26,4% del totale, facilmente riconducibile anche all’ampio numero di tesserati pensionati; a seguire la fascia d’età 66-70 anni col 13,3% e 61-65 con 11,2%. In generale gli iscritti con un’età tra i 56 e i 75 anni e gli over 75 anni, presumibilmente per la maggior parte utenti che hanno già raggiunto o stanno per raggiungere l’età della pensione, sfiorano il 70% del totale; appena lo 0,8% ha un’età inferiore ai 25 anni. Questi dati confermano anche quanto emerso rispetto agli iscritti nel 2019 relativamente ai già citati macrosettori: l’anno scorso il 53,3% dei tesserati apparteneva alla FNP, una cifra considerevole e assai gratificante, come conferma il segretario Caria, a riconoscimento del lavoro e dell’impegno che la sede locale non fa mancare ai pensionati e a tutto il territorio. Segue il 22,9% all’industria, l’8,1% ai servizi, il 6% al pubblico impiego e il 4,4 all’agro-industria; i trasporti detengono il 2,4%. Del totale degli iscritti 184 sono stranieri. Rispetto ai 23 comuni della sezione Sulcis Iglesiente, considerato un numero di residenti superiore ai diecimila abitanti, troviamo i tre centri più grandi, Carbonia, Iglesias e Sant’Antioco, rispettivamente con l’8%, l’11% e il 9,3% di iscritti sul totale della popolazione; gli stessi comuni costituiscono il 15,9%, il 20,7% e il 7,3% del totale degli iscritti alle Federazioni. È interessante analizzare i dati all’interno di ogni singola rilevazione a livello comunale nella loro suddivisione per categoria: in tutti e 23 i comuni a prevalere in assoluto è il numero dei pensionati tesserati, che insieme costituiscono infatti più della metà del totale degli iscritti; una cifra considerevole che conferma l’andamento positivo delineato dalle altre rilevazioni e il crescente livello di soddisfazione e fiducia nei confronti del sindacato.
La presenza di un’ampia fascia di soggetti perlopiù anziani giustifica solo in parte il numero crescente dei pensionati tesserati. Come spiegato da Caria, infatti, all’interno della macrocategoria dei pensionati rientrano anche diversi babypensionati che, perché affetti da handicap o a causa una invalidità, percepiscono una pensione pur essendo ancora in giovane età. “Essere attenti alle problematiche che riguardano anche i giovani è fondamentale per essere a completo servizio del territorio”, afferma ancora Caria.

Comune per Comune. Assai indicativi anche alcuni dati relativi a Comuni storicamente a vocazione industriale: Portoscuso, tra tutte le categorie, mantiene il numero più alto di iscritti alla FNP e alla FIM (Federazione Italiana Metalmeccanici), così come Carbonia, Iglesias, Gonnesa e Domusnovas. Analoghe valutazioni, ma riferite stavolta al settore agroalimentare, valgono in particolare per i comuni di Sant’Antioco, Carloforte, Giba, Masainas, Narcao e Santadi e a seguire altri con numeri più contenuti: in questi casi la percentuale più alta di iscritti, sempre dopo la FNP, è della FAI (Federazione Agricola Alimentare Ambientale Industriale Italiana).

Anziani e povertà. Come anticipato sopra, nel Sulcis Iglesiente, nel 2019, sono state erogare oltre 44 mila pensioni per un importo medio mensile, rilevato dai dati INPS, di 1.719 euro per la gestione pubblica, 787,45 euro per la gestione privata e 1.052,57 per quella ex ENPALS; l’85% delle pensioni nel territorio proviene dal settore privato. È utile confrontare questi dati con quelli nazionali, secondo i quali la media nazionale di una pensione privata INPS è pari a 886 euro; in particolare se consideriamo il nord Italia vediamo che nelle aree a nord-est e nord-ovest una pensione media privata è pari rispettivamente a 968,42 e 1.052,33 euro: rispetto ai valori del Sulcis, i dati sardi registrano dunque circa l’11% in meno della media nazionale e circa il 25% in meno del settentrione. Come evidenziato dall’Ufficio studi e statistica della FNP Sardegna, se incrociamo anche il dato delle pensioni sociali con la popolazione residente ultrasessantacinquenne, il Sulcis Iglesiente si riconferma il territorio con il tasso di deprivazione della popolazione anziana più alto (circa il 10%), in Sardegna è circa il 9%. La media di una pensione sociale INPS nel Sulcis è circa 397,44 euro; considerato che la soglia ISTAT di povertà relativa per un componente è fissata a circa 558 euro, ciò significa che nel Sulcis ogni 100 anziani, quasi 10 non hanno un reddito sufficiente per vivere. Il dato pensionistico sulcitano è fortemente condizionato in tutte e tre le gestioni dalle pensioni di vecchiaia (38,90% del totale), dalle pensioni di invalidità civile (26,76%) e dalle pensioni ai superstiti (20,78%). Le donne superano gli uomini: più della metà delle pensioni vigenti, pari al 50,78%, è erogato a donne, contro il 49,22% agli uomini. Il dato delle pensioni ai superstiti, con 7.689 pensioni percepite dalle donne contro 595 percepite dagli uomini, dà un’idea chiara della tendenza naturale alla maggior sopravvivenza delle donne rispetto agli uomini. Restringendo l’analisi alle sole pensioni di vecchiaia erogate sia dal settore pubblico che da quello privato, ciò che emerge subito è la differenza sostanziale tra gli importi destinati agli uomini e quelli destinati alle donne, “una disparità a cui non bisogna mai smettere di parlare”, afferma Caria, e i numeri parlano chiaro: prendendo di nuovo come esempio i tre comuni più grandi del territorio, Carbonia, Iglesias e Sant’Antioco, nel caso del settore privato le pensioni per gli uomini raggiungono rispettivamente gli importi medi di 1.624,64 euro, 1.586,2 euro e 1.381,73 euro, contro gli 819,46 euro, 799,30 euro e i 771 euro per le donne; nel settore pubblico salgono gli importi erogati, ma permane la differenza (a Carbonia 2.411,50 euro agli uomini e 1.638,06 euro alle donne; a Iglesias rispettivamente 2.261,98 e 1.624,12 euro; a Sant’Antioco 2.154,55 e 1.408,67 euro). Nel pubblico, stesso discorso anche per le pensioni di anzianità. Il valore medio in assoluto più alto tra le pensioni di vecchiaia nel settore privato è quello del comune di Portoscuso (1.647,34 euro), seguito da Carloforte (1.593,85) e Carbonia (1.460,20). Nel settore pubblico l’importo medio più alto è quello di Calasetta con 3.484,34 euro, seguito da Sant’Anna Arresi (2.345,27 euro), Narcao (2.219,83 euro) e Masainas (2.100,44 euro).

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