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La parrocchia, una grande famiglia attenta alla città

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Carbonia. Testimonianza e impegno: intervista a don Cristian Lilliu, da pochi mesi il nuovo parroco della comunità di San Ponziano

di Manolo Mureddu
foto di Efisio Vacca

Don Cristian Lilliu, 46 anni, ordinato presbitero nel 2005, dal 20 settembre scorso ha sostituito don Andrea Zucca nella guida della parrocchia San Ponziano in Carbonia. Nell’intervista che vi proponiamo, a tre mesi dal suo insediamento ufficiale, si racconta e ci parla del suo nuovo ministero in una delle comunità parrocchiali più delicate della città di Carbonia e forse dell’intero territorio diocesano.

Don Lilliu, quando ha percepito la chiamata di Dio?

La vocazione l’ho sentita fin da piccolo ma è stata più marcata verso i 17 anni, aiutato dal mio parroco don Antonio Tedde, che considero lo strumento di Dio per la mia chiamata al sacerdozio.

Quando è stato ordinato sacerdote e in quali comunità parrocchiali ha già esercitato il suo ministero?

Sono presbitero dal 25 giugno 2005. Dopo l’ordinazione sono stato per il primo anno di ministero vicario parrocchiale presso le parrocchie del Sacro Cuore e di Santa Barbara ad Iglesias. Poi il Vescovo mi fece vicario parrocchiale a San Ponziano e amministratore della parrocchia Sant’Isidoro agricoltore a Nuraxi Figus, e nello stesso periodo ho vissuto anche l’esperienza di collaboratore della parrocchia San Carlo a Carloforte. Dopo sei anni il Vescovo mi ha chiesto la disponibilità per andare a Domusnovas presso la Parrocchia Vergine Assunta prima come vice-parroco e poi come parroco. Tutte queste esperienze sono state un dono sempre bello, particolare e affascinante, per tre motivi: la gente; la storia di queste comunità; l’occasione di crescita nel ministero.

Come ha accolto la decisione del Vescovo di destinarla a San Ponziano? E che scenario ha trovato al suo arrivo in parrocchia?

La decisione del Vescovo è stata una sorpresa nel vero senso della parola. Lo ringrazio ancora una volta per questa grande fiducia. La parrocchia è cambiata tanto da quando sono stato vicario parrocchiale: volti noti del passato ma anche tanti nuovi. Ho trovato numerosi collaboratori molto generosi nel servizio offerto alla comunità. Devo anche dire che mi sto ancora guardando un po’ intorno: ho fatto l’ingresso solo il 20 settembre e per fare una diagnosi dell’esperienza è ancora presto. Anche se da subito abbiamo iniziato il cammino con questo slogan: dobbiamo imparare a pregare – dobbiamo imparare ad ascoltare. Partendo dall’ascolto della parola di Dio per un dialogo nuovo con Dio.

Quali sono secondo lei i problemi più impellenti da affrontare della Parrocchia e in generale della città?

I problemi come in ogni comunità possono essere molteplici, ne sottolineo due che ho già individuato: il primo è la situazione inerente la carità. In tantissimi vengono a chiedere aiuto per far fronte alle proprie gravi necessità, per varie cose dal cibo alle bollette da pagare. Qui in città le carità parrocchiali si sono unite e il lavoro che si sta facendo è veramente bello, a tal proposito anche noi abbiamo ricreato la Caritas parrocchiale per consolidare il legame con la Caritas cittadina. In parrocchia ci sono anche altre due realtà molto belle che portano avanti la stessa missione: le Vicenziane e l’associazione Divina Misericordia. Altro aspetto importante è l’ascolto continuo della nostra gente che desidera un confronto: ascoltare il prossimo è fondamentale. La presenza del parroco in parrocchia e nelle varie realtà crea un tessuto di rapporti importantissimi per costruire ponti.

Come hanno reagito i parrocchiani al suo arrivo e quali saranno le principali sfide che porterà avanti?

L’accoglienza da parte della Comunità è stata molto calorosa, ho notato tanto affetto e stima. Da parte mia ho detto, in occasione dell’ingresso in parrocchia, che dobbiamo costruire giorno dopo giorno una comunità che si riconosce nell’esperienza di famiglia con sincerità e con un cammino vissuto insieme, cercando e sforzandosi di non escludere mai nessuno. Quindi mettendo al primo posto l’attenzione verso l’altro. Le principali sfide da portare avanti saranno quelle della famiglia, della carità e dell’attenzione alle fasce più deboli come gli ammalati nonché verso i giovani, futuro della chiesa.

Come comportarsi nell’attuale epoca caratterizzata dal Covid-19, ma anche da un uso sfrenato e per certi versi obbligato, viste le limitazioni introdotte per contenere l’epidemia, delle nuove tecnologie di comunicazione che però, inevitabilmente, allontanano fisicamente gli esseri umani?

Sul Covid-19 bisogna porre l’attenzione su una situazione vera, ma bisogna anche provare a superare la paura che porta a chiudersi in se stessi: il rischio è di farci rubare la speranza e la gioia per il futuro. Mentre per quanto riguarda le nuove tecnologie, credo possano essere un buon strumento anche per le parrocchie. Bisogna però sempre essere sapienti nel loro utilizzo aiutando a non sostituire quelli che sono i rapporti veri e autentici tra le persone.

Da più parti si discute sul calo delle vocazioni. Secondo il suo punto di vista come si può far fronte a questa situazione?

In realtà credo che le vocazioni siano presenti, ma sicuramente dobbiamo essere attenti ai segni e a non sottovalutarli: Dio non si dimentica della Sua Chiesa e provvede per essa. Credo si debba reimparare a fidarci di un progetto che non è nostro ma è del Signore. Poi su invito del Signore bisogna pregare per chiedere cuori generosi che sappiano spendere la propria vita per il Vangelo e per i fratelli.

Si dice che sempre meno fedeli, prescindendo anche dall’attuale momento di emergenza sanitaria, frequentino con costanza le chiese. Come si potrebbero nuovamente riempire?

Credo che il riempire le chiese non sia il vero problema. La formula vincente è quella di avere persone che vogliano essere veramente cristiane e come tali vivano. È Dio che porta avanti la storia della Sua Chiesa. Non numeri quindi, ma qualità. Nel Vangelo Gesù usa questi segni: siate luce, sale, lievito.

Cosa si sente di dire ai suoi nuovi parrocchiani?

L’invito ai miei nuovi parrocchiani è quello di camminare insieme con le altre realtà della Chiesa diocesana. Essere, tutti insieme, una grande famiglia con il cuore allargato e attento alle tante situazioni della parrocchia e della città.

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