La cura delle parole di Beppe Severgnini

Grande successo per il giornalista che, ospite di Liberevento, ha fatto tappa con il suo nuovo spettacolo nella campagna iglesiente

di Annalisa Atzei

Quante parole in quest’ultimo anno e mezzo hanno accompagnato le nostre giornate: parole leggere, talvolta ostili, altre rassicuranti e terapeutiche, altre ancora sbagliate o addirittura inutili, a scandire un tempo più lento che la pandemia ha condizionato insieme alla vita di milioni di persone. Da questa riflessione nasce l’idea per il nuovo spettacolo di Beppe Severgnini, giornalista e scrittore cremasco, che nei giorni scorsi ha incontrato il pubblico sardo, in quell’isola, la Sardegna appunto, che ha sempre dichiarato di amare profondamente, “insieme all’Inter e alla mamma”. Inserito all’interno del programma del Festival culturale Liberevento, quest’anno giunto alla sua decima edizione, lo spettacolo ha fatto tappa anche a Iglesias lo scorso 23 luglio, nella suggestiva location dell’azienda vinicola Cantina Aru. Insieme al giornalista, l’eleganza dell’attrice Marta Rizi e la creatività della musicista Elisabetta Spada hanno dato vita più che a una rappresentazione a un incontro tra vecchi amici lontani ormai da troppo tempo. Questo è stato infatti il clima che ha accompagnato il pubblico, in un alternarsi di emozioni che le parole del giornalista cremasco hanno saputo bilanciare donando allo spettacolo il giusto calore del ritorno a casa. Severgnini ha infatti raccontato la sua prima volta in città nel 2004, in occasione della consegna del “premio Iglesias” di giornalismo assegnatogli dall’Associazione culturale Lao Silesu, un riconoscimento importante da un’Associazione che per decenni ha portato nella città mineraria illustri esponenti del panorama culturale, economico e sociale di fama mondiale. Più recentemente, nel 2015, ricordando il freddo di un teatro Electra non riscaldato, ma in compenso circondato dal calore del pubblico iglesiente per “La vita è un viaggio”.
“La cura delle parole”, questo il titolo del suo ultimo spettacolo, è anch’esso un viaggio nella narrazione che regala agli spettatori la leggerezza degli aneddoti raccontati a braccio da Severgnini, insieme alla profondità delle riflessioni sul momento che stiamo vivendo, analizzato proprio attraverso le parole, vere protagoniste della serata. Un titolo meditato, che ha avuto la meglio su tanti altri, hanno spiegato gli attori; un richiamo alla bellezza del prendersi cura di sé e soprattutto degli altri, perché “la cura è la forma più sofisticata di amore” ha sottolineato Severgnini, ricordando anche il cantautore siciliano Franco Battiato e la sua canzone intitolata proprio “La cura”, riproposta in versione acustica dalla bravissima Elisabetta Spada. Non sono poi mancati i richiami alla lingua italiana, oggi così maltrattata dagli stessi italiani, più inclini all’uso di termini inglesi che all’elogio della propria madrelingua. L’invito implicito arrivato tra i versi delle poesie recitate e le note delle canzoni è stato quello di guardarsi dentro e chiedersi chi siamo diventati e dove vogliamo arrivare, alla luce dei cambiamenti che la pandemia ha apportato alle nostre vite: “impariamo a guardare il mondo di oggi con gli occhi di ieri”, ha concluso il giornalista nel salutare i presenti, con un personale ricordo rivolto anche al giornalista e maestro Indro Montanelli a vent’anni dalla sua morte.

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