Impegnati per un’informazione “capace di distinguere il bene dal male”

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Marco Tarquinio a Cagliari. Foto di Carla Picciau

UCSI. A Cagliari le celebrazioni il 60° anniversario, ospite il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio

di Andrea Pala
Presidente UCSI Sardegna

Ricorre in questo 2019 il 60° anniversario dalla fondazione dell’UCSI, l’Unione Cattolica della Stampa Italiana, la cui assemblea costitutiva si riunì a Roma il 3 maggio del 1959. Pochi giorni dopo anche in Sardegna, a Cagliari, si costituì in sede regionale. Per celebrare questa importante ricorrenza, l’UCSI Sardegna, insieme con l’Ordine dei Giornalisti della Sardegna, ha promosso un convegno che si è tenuto martedì 3 dicembre nell’Aula Magna della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna a Cagliari. Tema della serata, le parole che papa Francesco ha rivolto alla delegazione dell’UCSI durante l’udienza privata dello scorso 23 settembre: “Un giornalismo capace di distinguere il bene dal male”.
Il convegno, moderato da Andrea Pala, presidente UCSI Sardegna, si è aperto con i saluti di mons. Arrigo Miglio, amministratore apostolico della diocesi di Cagliari, padre Francesco Maceri, S.J., preside della Facoltà Teologica, mons Gianfranco Saba, arcivescovo di Sassari e delegato CES per le comunicazioni sociali, e l’on. Michele Pais, presidente del Consiglio Regionale della Sardegna. L’intervento di Francesco Birocchi, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna, ha ripercorso la storia dell’UCSI in Sardegna, introducendo le riflessioni di Alessandro Zorco, consigliere nazionale dell’UCSI, e di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, quotidiano che, nel panorama informativo nazionale, sta acquisendo sempre più rilevanza. Sotto la direzione di Marco Tarquinio, il giornale che ha come editore la Chiesa italiana ha difatti aumentato la diffusione e, oggi, si colloca tra i cinque giornali più letti in Italia. Frutto, questo, di una capacità di scuotere la coscienza dell’opinione pubblica, mettendo in evidenza, in prima pagina, i temi più scottanti e, spesso, causa di estrema polarizzazione. La redazione allora cerca di affrontare gli argomenti più caldi offrendo una precisa chiave di lettura della realtà odierna. Una scelta che dimostra da un lato grande coraggio e, dall’altro, una precisa decisione di schierarsi senza se e senza ma. “È uno sforzo che dovrebbe ispirarci tutti – sottolinea il direttore Marco Tarquinio – ma che, nei giornali ispirati, diventa particolarmente importante perché abbiamo una doppia responsabilità: anzitutto verso la nostra coscienza e poi verso i nostri lettori per fugare anche alcuni luoghi comuni che possono attirare, nei nostri confronti, alcune precomprensioni della realtà sulla base dei valori ai quali ci riferiamo. Dobbiamo pertanto essere molto oggettivi e onesti nel racconto della realtà mettendo in campo, con tutta la forza necessaria, le nostre opinioni e i nostri ideali”.
La stampa cattolica conta numerosi esempi di periodici attivi nel territorio. In moltissime diocesi sono infatti operativi dei giornali, con pubblicazione settimanale, quindicinale o mensile, che raccontano i territori di riferimenti. Ma il rischio di andare in ordine sparso è sempre in agguato. “Il rischio c’è sempre – evidenzia Tarquinio – e devo ammettere che i cattolici sono molto bravi anche a dividersi, come insegna, da sempre, l’analisi delle vicende relative alla Chiesa. Ma posso anche testimoniare come sussista, con tanti colleghi, una grande colleganza che ho potuto sperimentare personalmente in questi anni. Con tanti direttori di settimanali sussistono vincoli di amicizia e posso definirli davvero degli stretti collaboratori e, con loro, abbiamo avviato delle importanti collaborazioni. È importante perseguire l’obiettivo che ci siamo dati, quello cioè di aiutare, per la nostra parte, con il nostro specifico, a condividere la Parola usando le parole giuste nella cronaca del quotidiano e del settimanale”.
E, nel racconto, Avvenire si differenzia notevolmente dagli altri quotidiani fin dalla prima pagina, dove, spesso, si trovano notizie che, negli altri giornali, non compaiono o sono marginali. “Sostengo, e i miei diretti collaboratori lo sanno bene, che – precisa Tarquinio – non bisogna fare titoli a effetto ma titoli che facciano effetto. Dobbiamo aiutare ad accompagnare lo sguardo della gente sulla realtà per riconoscere dove si trova il bene e dove risiede il male, dove ci sono le cose giuste e quelle sbagliate e offrire quindi, ai nostri lettori, una chiave di lettura per comprenderne le esatte proporzioni”.
L’editore del giornale, come è noto, è la Chiesa italiana. E questo è un aspetto di non poco conto per comprendere le dinamiche del quotidiano. “Non è male sapere – sottolinea Tarquinio – che c’è un editore come questo alle nostre spalle. È puro nelle intenzioni: ho avuto in consegna una griglia di valori di riferimento, una condizione, per me, di grande libertà e di forza straordinaria. L’insieme dei nostri lettori è poi davvero speciale. Chi legge il nostro giornale lo fa, secondo una recente ricerca realizzata da Nando Pagnoncelli, mediamente fra i 48 e i 50 minuti al giorno, circa tre quarti d’ora e tre volte di più della media dei lettori italiani. Questo ci motiva e ci sprona a fare un giornale che dia un approfondimento all’altezza dei nostri lettori, offrendo loro informazioni mai superficiali”.

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