Il vescovo visita il presidio dei lavoratori Sider Alloys

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Portovesme, l’incontro di mons. Giovanni Paolo Zedda con gli operai: dall’unione delle forze sociali possono arrivare soluzioni per il territorio

Ufficio diocesano problemi sociali e lavoro
A cura di Manolo Mureddu

“Preghiamo per tutti i lavoratori, perché a nessuna persona manchi il lavoro e tutti siano giustamente pagati, possano godere della dignità del lavoro e della bellezza del riposo”. Con questa enunciazione, poco più di due mesi fa, Papa Francesco aveva avviato la preghiera per la celebrazione di San Giuseppe Lavoratore. Un messaggio semplice ma dalla forte valenza sociale per restituire centralità, così come anche la Costituzione prevede agli articoli 1 e 4, al lavoro quale strumento di riconoscimento della dignità per ogni essere umano. Esortazione evangelica e proclamazione di un valore universale della nostra società che purtroppo spesso, soprattutto in realtà fortemente depresse dal punto di vista economico e sociale come la nostra, trovano forti difficoltà a concretizzarsi nella vita delle persone. Sono infatti numerose le piccole e grandi, irrisolte, vertenze a causa delle quali molte famiglie hanno dovuto fare i conti con la disoccupazione e, ancor più in questo periodo di post emergenza sanitaria, la povertà. Situazioni ben note alla diocesi che quotidianamente interviene con i suoi organismi associativi per lenire le difficoltà delle famiglie con azioni caritatevoli e contestualmente con l’esortazione continua alle istituzioni affinché facciano sempre di più e meglio per costruire alternative di emancipazione lavorativa e sociale per i cittadini. In questo alveo, così come tantissime altre volte è accaduto in passato nel territorio, si inserisce la visita compiuta nei giorni scorsi dal Vescovo Monsignor Zedda, ai cancelli dello stabilimento ex Alcoa (oggi Sider Alloys) per portare solidarietà e calore umano e spirituale ai lavoratori da giorni in stato di agitazione per una vertenza che, dopo quasi 8 anni dal blocco della produzione, non è ancora incanalata verso una risoluzione totalmente positiva. Anche stavolta Sua Eccellenza, accompagnato dal responsabile della pastorale per i problemi sociali e del lavoro Don Salvatore Benizzi, non ha fatto mancare il sostegno alle organizzazioni sindacali, alle quali ha voluto raccomandare di mantenere sempre lo stesso spirito unitario che, con alti e bassi, ha caratterizzato storicamente il movimento sindacale in Italia e dalle nostre parti. “Solo con l’unione di tutte le forze sociali, politiche, istituzionali e imprenditoriali del territorio, compresa fra esse la Chiesa – ha ribadito il Vescovo – sarà possibile venire a capo di questa intricata vertenza”. Un importante concetto per promuovere l’unità quale strumento per confrontarsi, ragionare e cooperare, tutti insieme, sulle possibili soluzioni da adottare nelle singole vertenze, così come per affrontare le problematiche più ampie del territorio. Magari riproponendo, allo stesso modo di ciò che è stato realizzato in altri momenti della storia recente del Sulcis Iglesiente, una consulta di tutte quelle realtà propositive desiderose di spendersi per il perseguimento del “bene comune”. Uno straordinario messaggio, quindi, che Don Benizzi ha voluto recapitare anche alla multinazionale svizzera chiedendo un incontro ai suoi vertici dirigenziali allo scopo di comprendere meglio le criticità insite alla base della mancata risoluzione della vertenza e nello specifico per capire il perché delle incomprensioni sorte con i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali nell’ultimo periodo. Ma che potrebbe valere anche per tutti gli altri focolai vertenziali del territorio: dalla vicenda dei lavoratori ex Ati-Ifras, in attesa di conoscere il proprio destino lavorativo, a, recentemente, quella inerente le maestranze della società di servizi in Carbosulcis, a rischio ridimensionamento del proprio orario di lavoro. Passando anche per la grave condizione delle centinaia di lavoratori in mobilità in deroga ormai condannati a percepire delle indennità più che dimezzate e dunque annoverati a tutti gli effetti nella categoria dei poveri assoluti. Fino alle migliaia di attività commerciali e artigianali che hanno chiuso i battenti per via dell’epidemia di Covid-19, e che riaprono con grandi difficoltà o in molti casi, tanta è la crisi economica territoriale, sono obbligate obtorto collo a restare chiuse. Uno scenario complesso dove spesso a rimetterci di più sono proprio i figli di madri e padri neo disoccupati o costretti a lavorare in condizioni precarie. Non di rado, purtroppo, si sente di studenti obbligati a interrompere i propri percorsi di studi e quindi a rinunciare a investire sul proprio futuro; di giovani donne, spesso scolarizzate o con formazione accademica medio alta, obbligate ad accettare i lavori più umili o sottopagati per aiutare la propria famiglia. E in generale di bambini e bambine che, vista la preoccupazione e talvolta l’esasperazione dei propri genitori, vivono in uno stato di deprivazione economica e perdono la propria serenità. In questo difficile contesto l’ufficio pastorale dei problemi sociali e del lavoro si muove con grande attenzione e responsabilità e, ovviamente, vicinanza alla sofferenza delle persone, consapevole che le problematiche sono tante e complicate, ma con la certezza che solo ponendo le condizioni per la creazione di concrete opportunità di lavoro, adeguatamente tutelato e retribuito, si potranno creare le condizioni per l’emancipazione reale delle famiglie e una palingenesi economica e sociale dell’intero territorio.

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