Il ricordo di Luciano Alba: una vita per l’archeologia

Iglesias. Cordoglio in città per la scomparsa dello studioso allievo di Lilliu, negli anni ’70 contribuì alla nascita del CISSA

di Giulia Loi

Luciano AlbaGrande professionista ma soprattutto grande uomo a prescindere dal suo lavoro: è così che tutti ricordano il professore e archeologo Luciano Alba, recentemente venuto a mancare dopo una malattia. Classe 1946, ha cominciato la sua attività di archeologo sul campo. Ha lavorato, tra gli altri luoghi, a Cabras e al pozzo sacro di Nuxis. Fin da giovane ha scritto per periodici di società speleologiche. Poi è diventato insegnante delle scuole medie: è stato a Nebida, Gonnesa, ha insegnato a Iglesias e questo lavoro gli ha permesso di dedicarsi poi a ciò che lo ha sempre appassionato di più, ovvero lo studio e la ricerca principalmente sul territorio di Iglesias, la sua città. Un’alta professionalità che l’ha anche portato a essere nominato dalla soprintendenza “ispettore onorario” della zona di Iglesias, ovvero un collaboratore di vigilanza di beni storici e artistici, in questo caso di aree archeologiche, di una determinata zona.
Negli anni Settanta ha fondato insieme ad altri appassionati il CISSA, il Centro Iglesiente di Studi Speleo Archeologici: la speleologia, infatti, è un’altra disciplina che il professore ha coltivato da sempre, fin dai tempi dell’università. “L’ho conosciuto nel 1985”, racconta di lui l’archeologo Gianfranco Canino, allievo, poi collaboratore e amico, “quando ero studente di archeologia, per indagare su un deposito che era stato messo in luce nell’attuale via Eleonora a Iglesias, dove ora c’è la scalinata”. Da quel ritrovamento cominciò un lungo scavo che fece ritrovare un deposito tardo-medievale. I risultati dello studio furono pubblicati in uno dei tanti scritti a nome del professore. Teneva moltissimo alla tutela e alla valorizzazione del territorio di Iglesias e dintorni, sono numerosi infatti gli studi anche su paesi come Gonnesa e Fluminimaggiore. “Prossimamente usciranno anche degli scritti a cui ha lavorato fino all’ultimo”, ci spiega ancora Gianfranco, sottolineando come fosse impegnato ancora negli ultimi tempi nonostante la malattia. Più che un lavoro, infatti, si trattava di una passione, che lo spingeva a combattere per il territorio, a lavorare “gratis” il più delle volte, senza un movente economico o per un tornaconto personale.
Si è occupato anche di didattica nelle scuole elementari, progettando percorsi archeologici che si potessero svolgere in classe, tra cui quello presso la scuola elementare di Monteponi. Ma non solo, tra le sue occupazioni vi fu anche l’istruzione degli adulti: tra le varie attività, ha istruito i dipendenti dell’ex ATI-Ifras che hanno partecipato al lavoro di cantieri archeologici – nuraghe di Sirai e Seruci, necropoli di Sant’Antioco – per conto del Geoparco.
Nato come archeologo preistorico, laureato sotto la guida del professor Lilliu, ha scritto anche articoli sul medioevo e l’età moderna, sulle maioliche ritrovate a Iglesias, sui resti della chiesa di San Giorgio a Palmara, a testimoniare quanto il suo interesse per l’archeologia del territorio fosse vasto. Fino a poco prima della chiusura dell’archivio storico comunale di Iglesias per l’emergenza coronavirus, il professor Alba era una presenza assidua, soprattutto per la sistemazione della collezione archeologica Pistis-Corsi, contenuta nei magazzini dell’archivio, dopo che a causa dell’installazione multimediale del Breve di Villa di Chiesa era stata spostata e in attesa della sua sistemazione definitiva: “una presenza educata, disponibile e discreta” ha commentato l’archivista Daniela Aretino, “gentile, ironico e un gran lavoratore. Veniva periodicamente a sistemare la collezione archeologica”. Spesso era aiutato dall’usciere Maurizio Mureddu, che lo descrive come “una persona meravigliosa, mi ha trattato quasi come un parente. Amava ciò che faceva, ha vissuto per il suo lavoro con grande passione e ha affrontato la malattia con coraggio”. La collezione di cui si è tanto preso cura non ha, purtroppo, ancora trovato una sistemazione – benché da tempo si parli della realizzazione di un Museo Civico Archeologico – e questo è stato il suo ultimo cruccio. Speriamo che presto possa essere esposta, anche e soprattutto per onorare la sua memoria.

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