Il Covid chiude nuovamente cinema e teatri

Da Carbonia a Iglesias, la protesta degli operatori del settore contro le restrizioni imposte dal nuovo Dpcm del 25 ottobre

di Giulia Loi

Il nuovo Dpcm del 25 ottobre ha imposto, oltre alla chiusura delle attività di ristorazione dalle 18 in poi, la chiusura totale di cinema e teatri fino al 24 novembre. Ancora una volta il settore culturale si ritrova penalizzato dalle misure di contenimento del virus, data l’impennata di contagi dell’ultimo mese. La scelta di chiudere però anche cinema e teatri è stata ampiamente discussa, perché dopo lo stop forzato tra marzo e maggio – a cui si sono dovuti chiaramente attenere tutti – quest’altra chiusura non fa che far temere per il destino di questi due generi di spettacolo. Ha fatto molto parlare infatti il comunicato dell’AGIS, l’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, che dice che “su 347.262 spettatori in 2782 spettacoli monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento, nel periodo che va dal 15 giugno ad inizio ottobre, si registra un solo caso di Covid19 sulla base delle segnalazioni pervenute dalle ASL territoriali”. Per quanto la scelta del decreto possa essere forse legata al limitare gli spostamenti a tutto ciò che è “fondamentale”, i luoghi di cultura con posti a sedere sembrano quindi non essere determinati alla diffusione del contagio. Vengono penalizzate da questa scelta anche le piccole realtà come quella della nostra diocesi. Pensiamo ad esempio alla compagnia teatrale “La Cernita” che opera al teatro di Bacu Abis, che ha appena terminato, giusto in tempo, la rassegna “Spazi di Frontiera”. La direttrice artistica Monica Porcedda ha raccontato come il teatro di Bacu Abis, di 162 posti, ospitasse durante gli spettacoli un terzo del pubblico mantenendo due poltroncine di distanza tra uno spettatore e l’altro. Inoltre, la compagnia aveva deciso anche di inserire le mascherine all’interno delle performance artistiche, indossate dagli attori. “Non si va solamente a penalizzare tutti i lavoratori nell’ambito del teatro” ha spiegato Porcedda “ma anche tutte le persone che ne usufruiscono e trovano benefici nelle attività teatrali e culturali”. La Cernita infatti collabora ormai da tempo con l’associazione Albeschida, occupandosi del delicato tema della salute mentale. “Comprendo le limitazioni negli spostamenti” spiega ancora Porcedda “ma se si può garantire l’apertura di certi esercizi fino alle 18, avremmo potuto ricevere lo stesso trattamento. Spesso abbiamo svolto le nostre attività nella mattina o nel primo pomeriggio, soprattutto con i giovani e con le scuole”.
L’imprenditore Manuele Ilari, gestore del Madison Cineworld di Iglesias, racconta di aver “appreso con molta sorpresa la chiusura dei cinema: si tratta di luoghi totalmente sicuri, senza contare quanto sia errati considerare secondari i luoghi di cultura”. Il precedente DPCM del 17 ottobre aveva inoltre determinato la possibilità di non indossare la mascherina nel proprio posto a sedere – precauzione che al Madison Cineworld era comunque stata adottata – perciò stupisce come, nel decreto immediatamente successivo, si sia predisposta la chiusura totale. “Il distanziamento all’interno della sala era sempre garantito, senza contare che inoltre durante il film non si parla. Avevamo anche provveduto a raccogliere tutti i nominativi” spiega ancora Ilari. Inoltre, su 1500 posti disponibili nella multisala pochissimi erano occupati dato che, rispetto allo scorso anno, complice anche la situazione, la presenza degli spettatori si era ridotta notevolmente. Il problema dell’assembramento non è quindi mai esistito.
Abbiamo parlato anche con Paolo Serra, direttore del Centro Servizi Culturali di Carbonia-Iglesias, che tra le varie attività che offre permette anche la proiezione di film presso la sala cinematografica Fabio Masala, inaugurata nel febbraio del 2019. Dopo l’ultimo decreto, perciò, tutte le attività che hanno a che fare con le proiezioni e con la presenza di pubblico sono state, purtroppo, sospese. “Questo ha causato l’impossibilità di presentare una serie di progetti e prodotti già previsti” ci ha spiegato Paolo Serra. L’associazione ovviamente ha rispettato la regolamentazione voluta non solo dal DPCM ma anche, precedentemente, dallo stesso comune di Carbonia, ma “quale beneficio può arrivare da questa chiusura, dato che il dato statistico vede tutt’altro?” si chiede Serra, sempre di fronte ai dati forniti dall’AGIS. Una dimostrazione di come tali attività possano essere svolte in tranquillità è l’appena passata decima edizione del Carbonia Film Festival, svoltosi dal 6 all’11 ottobre in parte in presenza del pubblico e in parte in streaming, proponendo tutti gli otto cortometraggi in gara. Sono state garantite la distanza, l’igienizzazione delle mani e il mantenimento della mascherina anche durante le proiezioni: oltre 150 persone hanno partecipato a tre delle sei serate del festival in completa sicurezza.
Il 30 ottobre in diverse città italiane i lavoratori dello spettacolo hanno protestato contro le nuove restrizioni – in Sardegna la manifestazione si è svolta a Cagliari, davanti alla Prefettura. La speranza è che possa esserci un ripensamento, perché ci si dimentica che dietro attività che sono considerate meno importanti – ma in realtà non lo sono – ci sono persone che lavorano e altre che da queste attività traggono un grande beneficio.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: