Iglesias e Carbonia, giovani in fuga

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L’analisi. Bassa natalità – nel 2018 si sono registrate 9.438 nascite, 704 in meno rispetto al 2017 – e crescenti flussi migratori nella crisi dei principali Comuni della diocesi

di Annalisa Atzei

Se a livello nazionale gli indicatori demografici presentano una situazione preoccupante, da anni ormai segnata da un costante trend negativo nelle nascite, a livello regionale i dati sono addirittura allarmanti. La Sardegna, infatti, non solo conferma l’andamento del Paese, ma in più registra record negativi a livello assoluto. Addentrandosi nel particolare, se l’Italia risulta essere l’ultimo tra i paesi europei per tasso di natalità, con un calo misurato in tutte le regioni a eccezione della provincia di Bolzano, al suo interno, la maglia nera spetta proprio alla Sardegna. Nel 2018 sono state registrate 9.438 nascite, 704 in meno rispetto al 2017, pari a quasi il 7%. Un’emergenza che non affiora dalle ultime rilevazioni, ma che è andata aggravandosi nel tempo, confermando un andamento negativo costante: il rapporto Openpolis rileva come nell’isola, in particolare nella Sardegna meridionale, tra il 2013 e il 2017, la tendenza al calo demografico sia arrivata a battere ogni record, meno di 6 nati ogni 1.000 residenti in alcuni Comuni sardi, tra cui Iglesias e Carbonia (-25%). Un fenomeno, quello del calo delle nascite, che sicuramente pone molti interrogativi sulle misure di intervento che dovrebbero attuarsi a livello locale e nazionale a favore delle famiglie e dei giovani, ma che deve però essere analizzato anche alla luce dell’altro trend negativo che in parte contribuisce ad abbassare il numero di residenti: i trasferimenti dall’Isola verso la penisola e l’estero, la cosiddetta ‘fuga di cervelli’ che colpisce in particolar modo le regioni del meridione. In Sardegna, restringendo l’analisi ai centri della diocesi di Iglesias, si può notare come dall’inizio del millennio a oggi tutti i comuni abbiano perso un rilevante numero di abitanti, fatta eccezione per i paesi di Calasetta, Musei e Sant’Anna Arresi, che sicuramente meriterebbero una riflessione a parte; in particolare, i due centri maggiori – Iglesias e Carbonia – hanno raggiunto insieme un totale di cittadini in meno che supera le 4mila unità. Un calo sicuramente legato al minor numero di nascite, ma anche fortemente influenzato dal flusso migratorio (trasferimento di residenti in altro Comune) che nell’ultimo anno sembra aver colpito in misura maggiore la città di Iglesias; un flusso in uscita solo in parte integrato da un equivalente flusso in entrata che meriterebbe di essere approfondito. La differenza sostanziale, infatti, non arriva dai numeri in sé, ma anche da quello che raccontano: in questo caso, sarebbe necessario che, affinché la tendenza negativa si inverta o quantomeno non si aggravi ulteriormente, a rientrare fossero i giovani nella fascia d’età tra i 25 e i 35 anni. Un rientro che se dovesse avvenire, sicuramente, porterebbe con sé un rialzo del numero delle giovani famiglie e un’incoraggiante ripresa del mondo del lavoro.


Annuario Istat. Un’Italia sempre più vecchia e povera, divisa tra Nord e Sud

Continua il calo delle nascite in Italia sino a segnare il nuovo record negativo dall’Unità del Paese a oggi. Un record col segno meno già raggiunto un anno fa e oggi, alle porte del nuovo decennio, già superato come confermano i dati dell’ultimo Annuario Istat presentato a fine 2019. Niente di nuovo anche sul fronte “anzianità”: è diminuito il numero dei decessi, ma aumenta la vita media degli italiani, confermando quindi, anche stavolta quanto già si sapeva e cioè che l’Italia è uno tra i paesi più vecchi al mondo, dove il riferimento all’età non è naturalmente quello geologico. Come riportato direttamente nell’Annuario dell’Istituto di Statistica, i numeri parlano chiaro: al 1° gennaio 2019 la popolazione residente in Italia è pari a 60.359.546 unità, più di 124 mila unità in meno rispetto all’inizio dell’anno. Il saldo naturale, già negativo, continua a calare, passando da -190.910 nel 2017 a -193.386 nel 2018. L’8,7% dei residenti sono stranieri con un incremento, rispetto all’anno precedente, del 2,2% (circa 111 mila unità). Continua come anticipato il calo delle nascite: i nati vivi, che nel 2017 erano 458.151, nel 2018 passano a 439.747, nuovo minimo storico dal 1861. Contemporaneamente cresce la speranza di vita alla nascita, dopo la battuta d’arresto tra il 2016 e il 2017, che riprende ad aumentare attestandosi su 80,8 anni per i maschi e 85,2 per le femmine. Diminuiscono i matrimoni (quasi 12 mila in meno in un anno) e si contrae anche il numero delle separazioni e dei divorzi invertendo la tendenza dopo il recente aumento dovuto all’entrata in vigore del cosiddetto ‘divorzio breve’. Aumenta il numero delle famiglie, 25 milioni e 700 mila, ma questo è un dato che non deve trarre in inganno. Infatti, l’Istat evidenzia come le famiglie siano sempre più numerose ma al contempo più piccole: solo il 33,2% sono coppie con figli (la tipologia che ha fatto registrare la maggiore diminuzione negli ultimi anni) mentre le persone sole sono il 33%, cifra in costante aumento nel corso degli anni. Il numero medio di componenti è passato da 2,7 (media 1997-1998) a 2,3 (media 2017-2018), soprattutto per l’aumento delle famiglie unipersonali che in venti anni sono cresciute di oltre 10 punti, pari a un terzo del totale delle famiglie. Gli altri capitoli dell’Annuario, dedicati tra le varie categorie anche alla sanità e alla giustizia, al lavoro e al tempo libero, all’istruzione e alla condizione economica degli italiani, fanno registrare una situazione su cui è necessario riflettere, sia sugli aspetti positivi che su quelli negativi. Rispetto alla sanità, permangono le differenze della rete d’offerta ospedaliera tra le regioni: i posti letto ordinari per mille abitanti restano superiori al Nord rispetto al Sud. Nel 2017 si è mantenuto tra i più bassi d’Europa il numero di aborti, pari a 6 casi ogni mille donne con un’età tra i 15 e i 49 anni. Riprende a crescere nel 2018 il numero dei detenuti (complessivamente +16% tra la fine del 2015 e il 30 giugno 2019), un dato preoccupante considerato il problema delle carceri sovraffollate. Le famiglie in condizione di povertà assoluta sono un milione 822 mila, circa il 7%, per un totale di oltre 5 milioni di individui poveri; in generale l’incidenza della povertà assoluta rimane elevata fra i minori mentre raggiunge il minimo fra gli over 65. Infine, non si arresta la fuga di cervelli: sempre più dottori di ricerca decidono di lasciare il nostro Paese, decidendo in seguito di vivere abitualmente all’estero con delle percentuali superiori di 4,3 punti a quelle rilevate nella precedente indagine.

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