Iglesias. Casa Serena, il Comune chiede un fondo alla Regione

foto_469679_908x560Risorse terminate per la casa di riposo, la Regione deciderà se finanziarla nuovamente. Lontana la riapertura del Margherita di Savoia

di Miriam Cappa

La soluzione del Comune di Iglesias per salvare ospiti e lavoratori di Casa Serena è che sia la Regione a pagare il malloppo del costo di gestione che vale circa tre milioni di euro, come già aveva fatto l’anno scorso con un emendamento ad hoc. Non c’è piano B, il Margherita di Savoia, l’ex ospizio in Via Asproni sarà un cantiere almeno fino a dicembre più o meno allo stesso modo da quando (funzionante) era stato abbandonato per l’attuale residenza a Serra Perdosa. Lo ha detto chiaro il primo cittadino di Iglesias, Mauro Usai, che si è espresso su Facebook e con una nota stampa sul futuro dei 60 anziani e altrettanti membri del personale. Dalla prima settimana di giugno sono ufficialmente senza risorse perché, come in Consiglio comunale ha fatto notare tutta la minoranza che aveva fatto uscire allo scoperto il problema, il bilancio non aveva soldi per farla andare oltre il primo giugno. Lo sottolineano i revisori dei conti nella loro relazione in cui invitano l’amministrazione a chiudere il problema.
Così è ancora lotta fra sindacati e Comune. Per il sindaco Usai a mettere lo zampino è stato il Coronavirus. “Ogni anno la Regione ha stanziato contributi straordinari e quest’anno finalmente eravamo riusciti in conferenza regione-enti locali a strutturare il contributo finanziario per la gestione di Casa Serena attraverso il supporto di Anci e Cal. Poi è arrivato il Covid, il bilancio della Regione non è stato approvato, e siamo tornati alla situazione degli anni precedenti. Nel frattempo il nostro lavoro per sbloccare i lavori della nuova struttura socio-sanitaria del Margherita di Savoia, in ristrutturazione ormai da 30 anni, sono arrivati quasi alla fine”.
Nella conferenza stampa lo scorso luglio, in cui presentava, insieme all’assessore Vito Didaci, i risultati del primo anno della sua amministrazione dei lavori pubblici, Usai aveva dato come termine di conclusione dell’opera per dicembre 2019 ma ora “il susseguirsi di imprese, di lavori, di fallimenti e di burocrazia non potevano essere risolti in poco tempo e dunque siamo nuovamente costretti a chiedere un supporto finanziario per una struttura che è passata al Comune dopo anni di gestione statale, regionale, e infine comunale. La scelta adesso è politica: la Regione dovrà decidere se decretare la chiusura anticipata, o se finanziarie nuovamente la Casa Serena, come da anni a questa parte, in attesa del completamento dei lavori del Margherita di Savoia”.
I sindacati, rappresentati tra l’altro da persone che avevano sostenuto fortemente l’attuale sindaco nell’ascesa al municipio, sono in scontro. Sempre dai social esprimono dissenso per le scelte del Comune. Il Confsafi rimarca di aver visto rifiutate le richieste di confronto. “Forse il sindaco Usai – afferma Stefania Lochi – si trova a suo agio solo con gli interlocutori che lui stesso decide, a seconda delle esigenze, oppure in questo momento e in questa specifica problematica, preferisce avere sostegno per giustificare il suo operato e allo stesso tempo individuare, nel solo livello della Regione Sardegna, le uniche responsabilità che porterebbero alla chiusura dei servizi Socio Assistenziali offerti”.
I costi di gestione della struttura derivano per l’80 percento dalle spese per il personale (Oss, pulizie, mense, lavanderia, stireria e servizi di manutenzione), il quale verrà ridotto una volta pronto il Margherita di Savoia, ospitato in un palazzo decisamente più piccolo. Fabio Enne (Cisal Sardegna) parla di “rimpallo di responsabilità”. “Non crediamo utile la sola richiesta delle risorse regionali, perché seppure dovessero arrivare, senza una revisione gestionale e amministrativa, senza la doverosa tenacia per consolidare e potenziare questi servizi indispensabili, i denari quando finiscono replicherebbero soluzioni drastiche e le solite chiusure che stanno indebolendo in modo terminale tutta la nostra economia e la nostra capacità di reazione per fini comuni. Sarebbe quindi auspicabile una discussione che preveda un impiego di forze per evitare ulteriori e ingiustificati drammi”.

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