“Super interrompibilità” confermata sino al 2024

Arrivata dal Ministero dello Sviluppo economico la decisione che garantisce la continuità produttiva e occupazionale negli impianti della Portovesme srl

di Federico Matta

Tra la miriade di vertenze sindacali, che sempre di più affondano un territorio già martoriato dalla crisi economica e occupazionale, una notizia positiva può far star tranquilli almeno i dipendenti della Portovesme Srl. Nella vigilia dello scorso Natale è arrivata dal Ministero dello Sviluppo economico la concessione per altri tre anni del regime energetico “super interrompibilità”. Si tratta di un’agevolazione sulla fornitura dell’energia elettrica, riservata alle così dette aziende energivore, che contribuirà sino al 2024 a tenere alti i livelli produttivi nell’azienda che produce piombo e zinco e di conseguenza anche dei livelli occupazionale. E non è poco per una realtà industriale, che tra i dipendenti diretti e quelli del sistema degli appalti, arriva a dare lavoro a 1400 lavoratori, avendo così nel territorio, oltre che a una valenza sul tessuto industriale, anche un dato irrilevante anche sotto il profilo sociale. “È una notizia che ci ha fatto passare un Natale tranquillo – ha spiegato Patrizio Cancedda, delegato della Rsu di fabbrica e responsabile per il Sulcis Iglesiente della Uiltec – e ci farà stare tranquilli anche per i prossimi anni. Questo, perché la risoluzione del problema della fornitura e del caro energia, è fondamentale per mantenere l’azienda sul mercato e di conseguenza scongiurare la drastica riduzione delle unità lavorative presenti all’interno dell’impianto industriale di Portovesme”. Concessa la “super interrompibilità” per altri tre anni, azienda e sindacati già lavorano per trovare una soluzione al problema energia o un possibile rinnovo dell’agevolazione energetica. “Nello stesso tempo, però – conclude Cancedda – bisogna anche ottenere dalla politica risposte per quanto riguarda il blocco della produzione di energia nella centrale a carbone del Sulcis Iglesiente entro il 2025, disposta dalle direttive della Comunità Europea. La storia industriale del nostro territorio, ci insegna che prima di provvedere alle dismissioni, bisogna trovare con largo anticipo un’alternativa per i tanti lavoratori attualmente in forza alle aziende. In caso contrario, avremo altri padri di famiglia, che finiranno nelle già infinite liste dei disoccupati”.

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