Covid-19, come il virus cambierà il mondo

Il coronavirus renderà il mondo migliore? Sostenibilità ambientale ed economia a misura d’uomo tra le chiavi decisive per la ricostruzione

di Annalisa Atzei

A quasi due mesi dal primo decreto sull’emergenza Covid-19, gli italiani attendono col fiato sospeso di conoscere se la data del 4 maggio corrisponderà effettivamente alla ripresa, seppur lenta e graduale, delle proprie abitudini. Una ripresa che non coinciderà col ritorno alla normalità, se mai questo fosse possibile. Piuttosto tutto il Paese si augura che almeno possa rimettersi in moto la macchina del sistema economico, il quale, al netto della generosità e solidarietà ormai consolidate tra i cittadini, è il vero motore di una nazione. I numeri, ingenerosamente ma altrettanto realisticamente, ci rimandano a delle valutazioni che non lasciano ben sperare per il futuro, con migliaia di nuovi disoccupati e altrettanti dipendenti in cassintegrazione, la gran parte delle fabbriche con i cancelli sbarrati e una stagione turistica in buona parte compromessa. Senza dimenticare tutti coloro che già prima del coronavirus vivevano in condizioni di grave indigenza. Mettendo da parte per un attimo tutto ciò che riguarda gli aspetti medico-sanitari e le misure di contenimento, e al di là delle polemiche, i tempi sono più che maturi per guardare al futuro e interrogarci sul contributo che ciascuno di noi potrà dare. È evidente che non torneremo mai più quelli che eravamo prima della diffusione del Covid. Saremo persone migliori come in molti sostengono? Difficile dirlo con certezza. Sicuramente saremo dei cittadini diversi. A questo proposito, è di qualche giorno fa l’appello rivolto al Presidente del Consiglio Conte e al Presidente della task force per la fase due, Vittorio Colao, a firma di un lungo elenco di soggetti impegnati nella realtà sociale e civile italiana, che pubblichiamo a pagina 19 di questo numero. Un invito alle istituzioni affinché sin da subito con la Fase 2 riparta un dialogo proficuo col Terzo settore: un appello per collaborare con le politiche pubbliche non solo per uscire dalle gravi ed evidenti criticità economiche ma anche e soprattutto per la “ricostruzione dei legami sociali e il rilancio di una migliore economia a misura d’uomo, un’economia civile, che abbia a cuore la centralità della persona, dei territori e un’attenzione costante all’ambiente e alla crisi climatica”. La stessa economia civile e le stesse relazioni di cui parla anche Leonardo Becchetti, economista e consulente del Ministero dell’ambiente, quando scrive che “il paradosso della pandemia del coronavirus è quello di imporci un vincolo alle relazioni che paradossalmente ci sta rendendo tutti più prossimi” poiché “la relazione si arricchisce quando le persone vivono assieme un’esperienza forte, positiva o negativa”. Niente tornerà come prima, continua Becchetti, e se davvero vogliamo costruire una società migliore dovremo mettere in pratica quanto imparato in questa quarantena. A partire per esempio dall’accettare che si può lavorare a distanza senza togliere nulla alla qualità del nostro lavoro. Il pluricitato “smart working”, il lavoro agile da casa, ci sta dimostrando che la distanza fisica a volte può tradursi in un vantaggio: lavorare da remoto significa, infatti, non dover prendere la macchina per arrivare in ufficio e di conseguenza guadagnare del tempo da poter dedicare ad altro, magari proprio alla famiglia, e allo stesso tempo immettere nell’aria meno gas nocivi. La qualità dell’area non è, infatti, estranea alla circolazione dei virus. In particolare, nel caso del Covid-19, evidenze scientifiche dimostrano come nelle aree più inquinate la percentuale dei morti sia nettamente superiore rispetto alle altre zone. È ancora l’economista Becchetti a spiegare che “l’esposizione di lungo periodo alle polveri sottili e la densità di microimprese” sono tra le cause della differente diffusione del coronavirus sul territorio. Questo spiega perché in un confronto tra provincie più e meno inquinate, a parità di altri fattori, come nel caso di Lombardia e Sardegna, ci sono 600 morti circa di differenza attribuibili alle polveri sottili, con un rischio di mortalità raddoppiato. Ridurre i tassi di inquinamento e avere più tempo libero sono due fattori che inciderebbero positivamente sui nostri stili di vita, apportando indirettamente benefici anche su quelli che non possono lavorare in modalità smart. Una vera rivoluzione, se tutti sapremo trarre il giusto insegnamento da quanto sta accadendo. Le prime parole a tornare in mente sono quelle del papa, pronunciate lo scorso 27 marzo in una piazza san Pietro deserta: “abbiamo pensato di rimanere sempre sani in un mondo malato”. La scienza ce lo aveva anticipato, la pandemia del coronavirus ce l’ha confermato: non siamo padroni del pianeta, ma ospiti, eppure abbiamo vissuto convinti di essere invincibili.

002 Ambiente ed economia

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