Con ago e filo si cuce la catena della solidarietà

Cresce la generosità ai tempi del coronavirus. Anche in diocesi decine di volontari sono al lavoro per confezionare le mascherine

di Annalisa Atzei

Sarte al lavoro

Se è vero che è nel momento del bisogno che si vedono i veri amici, almeno un merito al coronavirus bisogna riconoscerlo: di amici, anche sconosciuti, in questi lunghe giornate di quarantena se ne stanno scoprendo tanti. Amici che non incontreremo mai, a cui spesso non potremo neanche dare un nome, ma a cui saremo grati, anche quando l’emergenza sarà passata, per la loro generosità. Che sia stata nei nostri confronti o verso qualcuno che non conosciamo poco importa; oggi, in un isolamento che esalta in ciascuno di noi sensibilità e tenerezze che pensavamo di non possedere, sapere che qualcuno si dà da fare per aiutare il prossimo commuove tutti. Si è soli fisicamente, ma il progresso della tecnologia ci fa il grande dono di farci sentire in qualunque momento “distanti ma uniti”, proprio come recita uno degli slogan del momento. La solidarietà rimbalza veloce di pagina in pagina e dove c’è bisogno di aiuto, se non possono farlo i parenti o i vicini di casa, c’è sicuramente qualche “vicino di social” pronto a raccogliere la nostra richiesta di aiuto. Il divieto di uscire non è un ostacolo, le reti si costruiscono a distanza e funzionano. E la macchina del volontariato, che da secoli si intreccia alla storia del Paese, non si ferma neanche di fronte al terribile Covid-19.
ACLI - CTOLa cronaca riporta quotidianamente episodi in cui la generosità di tutti gli italiani non smette mai di sorprendere. Dove non arriva la stampa arrivano ancora una volta i social, stavolta, oltre che per raccontare, per lanciare appelli o mettere a disposizione dei meno fortunati tempo e competenze. Accade in tutta Italia, capita anche nel nostro territorio, dove da subito tutta la comunità si è mobilitata per dare il suo contributo. Tante le associazioni che anche a distanza stanno cercando di offrire i propri servizi: chi lo fa da remoto, con delle lezioni di musica online o con dei tour virtuali per i luoghi più suggestivi dell’iglesiente, e chi lo fa fisicamente, con i volontari che a turno si mettono a disposizione per la consegna gratuita a domicilio di generi alimentari e farmaci. C’è chi poi, per esempio, avendo un’attività commerciale che si occupa di stampe e riproduzioni, pur tenendo le serrande abbassate, lascia a disposizione dei cittadini nella cassetta della posta le copie delle autocertificazioni, necessarie per spostarsi dalla propria abitazione.
ACLI - 118Alcune organizzazioni di volontariato, i cui servizi erano prevalentemente a contatto con i soci o con la popolazione, hanno dovuto interrompere le attività, ma la solidarietà non si è arrestata. È il caso, per esempio, della sezione ACLI di Iglesias: le signore del circolo da subito hanno impugnato ago e filo e da giorni stanno confezionando le mascherine protettive per le altre associazioni e gli operatori sanitari della zona. Le prime mascherine sono state destinate alla Sodalitas, altra realtà non profit di Iglesias che, con tutte le dovute precauzioni, continua a garantire il servizio della mensa solidale e del 118. Oggi le signore, insieme ad altre amiche e conoscenti, continuano a cucire ininterrottamente, e non sono le uniche. A Iglesias, infatti, da giorni si è creata una rete virtuale che ha messo insieme sarte e meno esperte: sono ormai migliaia le mascherine che hanno prodotto e che stanno arrivando agli operatori e ai commercianti, agli ospedali e alle farmacie, ma anche ai privati cittadini che ne facciano richiesta. Chi non può cucire mette a disposizione il materiale, tanti sono infatti anche i negozi di tessuti che stanno donando la propria merce. La rete della solidarietà si espande velocemente e si replica in tutti i comuni: fra le tante esperienze è significativa quella di “Rete Solidale Musei”, un gruppo aperto i cui volontari in paese sono disponibili per la consegna della spesa e, anche in questo caso, per la realizzazione delle mascherine, che non sono mai troppe. Il “grande cuore del Sulcis”, come l’hanno ribattezzato i naviganti di Facebook, oltrepassa anche i confini del proprio comune. mascherineDa qualche giorno gira in rete la notizia della catena della solidarietà che ha coinvolto Santadi, Piscinas, Masainas, Giba, Sant’Anna Arresi, Nuxis, Carbonia, Gonnesa e Portoscuso, sino ad arrivare a Decimo e Uta: sono partite in 3 e ora sono più di 60 le sarte che giorno e notte cuciono per preparare le mascherine, un buon numero delle quali già consegnate agli ospedali anche di Cagliari. Lavorano in silenzio e lontano dai riflettori, ma la buona stampa, così come per il gruppo Armani, finito sui giornali per la decisione di convertire tutti gli stabilimenti produttivi in Italia nella produzione di camici monouso, ha il dovere di raccontare le loro storie.

ACLI - SERD

ACLI - PM

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