Addio Quota 100, ipotesi per il futuro

Un ulteriore intervento legislativo del nuovo governo Draghi potrebbe scongiurare il ritorno alla legge Fornero. Confronto tra governo e sindacati

di Federico Matta

Con la fine del 2021, terminano anche i tre anni di esperienza del sistema denominato Quota 100, che consente ai lavoratori di anticipare la data di pensionamento una volta maturati almeno 38 anni di contributi previdenziali e minimi 62 anni di età. Tra le parti sociali e gli stessi lavoratori c’è molta preoccupazione, perché in assenza di un ulteriore intervento legislativo del nuovo governo Draghi si rischierebbe di ritornare alla legge Fornero, ovvero, al raggiungimento dell’anzianità lavorativa dei 42 anni, oppure alla vecchiaia minima dei 67 anni di età. Anche se in questi giorni, sempre più insistentemente circola la voce che l’ipotesi più accreditata sia la sostituzione della Quota 100 con la Quota 102. In questi casi è d’obbligo rimarcare che il governo presieduto dal presidente del Consiglio Mario Draghi ancora non si è espresso in merito alle questioni che riguardano le possibili riforme delle pensioni e che le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil pressano per un’urgente convocazione del tavolo tecnico, al fine di valutare tutte le possibili conseguenze della fine sistema di calcolo pensionistico della Quota 100. L’ipotesi dell’approvazione della nuova Quota 102, comporterebbe ai lavoratori uno slittamento della data di pensionamento di 2 punti, che tradotto in altri termini significherebbe il raggiungimento dei 38 anni di contributi lavorativi, ma con un’età anagrafica di almeno 64 anni. Un sistema di calcolo, che per diverse migliaia di lavoratori che maturerebbero dal 2022 i requisiti, agevolerebbe comunque l’anticipo dell’uscita dal lavoro di tre anni, non dovendo aspettare i 67 anni di età con la vecchiaia. Per avere certezze, però, bisogna ancora aspettare e fino al 31 dicembre, i più fortunati e soprattutto, chi non vede l’ora di andare in pensione, dovrà ancora fare affidamento sulla Quota 100 varata tre anni fa dal primo governo Conte. Le segreterie generali di Cgil, Cisl e Uil, a riguardo, nei giorni scorsi hanno inviato al ministro del lavoro Andrea Orlando la piattaforma unitaria sulla previdenza, col sollecito dell’apertura di un tavolo di confronto per il superamento della legge Fornero a partire dal 2022. “Occorre introdurre una flessibilità in uscita più diffusa dai 62 anni di età o con 41 anni di età a prescindere dai contributi – si legge in una nota firmata dai segretari Maurizio Landini (Cgil), Lugi Sbarra (Cisl) e Pierpaolo Bombardieri (Uil) – che tenga conto della diversa gravosità dei lavori, del lavoro di cura e delle donne, e affrontare subito il tema delle future pensioni dei giovani, che rischiano di essere penalizzati dalla discontinuità del lavoro. È poi necessario – si legge infine nel comunicato – sostenere il reddito dei pensionati e rilanciare la previdenza complementare, varando una campagna d’informazione che sia coniugata a un nuovo semestre di adesione in silenzio assenso”.

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