Vittorio Laudadio, addio a un artista gentiluomo

Iglesias. Cordoglio per la scomparsa di un pittore e incisore innovativo, una vita spesa con dedizione nell’insegnamento dell’arte nelle scuole

di Annalisa Atzei

Vittorio LaudadioUn pennello nel taschino della giacca per poter continuare a dipingere anche nell’infinità del cielo. Chi ha dato il suo ultimo saluto a Vittorio Laudadio, pittore e incisore, ma anche indimenticato professore di educazione artistica per generazioni di iglesienti, nel ricordarlo probabilmente ripenserà anche a questa sua ultima immagine. Nato ad Ancona, ma vissuto ad Avellino, dopo gli studi artistici a Napoli, nel 1963 Laudadio vinse la cattedra come insegnante di disegno artistico a Carbonia. L’arrivo nella città mineraria fu determinante per il prosieguo della sua vita: giovanissimo conobbe Fausta, la donna che pochi anni più tardi diventò sua moglie e da cui ha avuto due figli, Maurizio ed Alberto; successivamente una breve esperienza a Carbonia e nel piccolo paese di Escalaplano, prima dell’assegnazione di una cattedra e il trasferimento definitivo nella città di Iglesias, dove per oltre trent’anni ha insegnato alla Scuola Media Statale n. 1. Con la stessa discrezione che ha contraddistinto la sua lunga carriera, lo scorso 29 luglio Laudadio si è spento all’età di 77 anni a Iglesias, città da cui non si è mai allontanato e nella quale ha espresso il massimo della sua ispirazione artistica. Una vita dedicata all’arte e alla sua famiglia, addolcita anche nei momenti più amari da una leggera ironia e da una profonda mitezza che tutti i suoi alunni ancora ricordano. Appresa la notizia della scomparsa, tanti sono stati infatti i messaggi di cordoglio lasciati proprio dagli ex studenti nelle bacheche Facebook, uniti ai ricordi commossi dell’uomo paziente e gentile prima ancora che dell’insegnante, insieme a quella innata capacità di riuscire a far avvicinare tutti indistintamente al mondo dell’arte. Si potrebbe dire che l’esperienza nel mondo della scuola è stata la cornice di quella tela che ha raffigurato la sua lunga carriera artistica che nel tempo lo ha portato ad affermarsi, non solo a Iglesias, dove tutto ha avuto inizio con la partecipazione nel 1965 alla Biennale di Iglesias, organizzata dal Gruppo Sardes, e in seguito collaborando con diverse associazioni culturali locali, ma anche oltre i confini nazionali, vincendo numerosi premi e ricevendo importanti riconoscimenti. Eccellente rappresentante del panorama artistico contemporaneo, le sue opere sono state esposte in musei d’arte, collezioni pubbliche e private presso numerose gallerie in Italia e all’estero e tanti sono stati anche i critici che si sono interessati alle sue opere. L’ultima esposizione, ancora una volta, l’ha voluta però dedicare alla sua città adottiva, con “Retrospettiva d’arte (1964 – 2017)” organizzata da suo figlio Alberto nel 2017: un viaggio tra le sue opere per abbracciare tutta la sua esperienza di pittore e avido scopritore di nuove tecniche. Dopo la tempera e l’acrilico, infatti, dagli anni ‘90 Laudadio si dedicò alla sperimentazione di nuove tecniche, prima con chine e pastelli e successivamente con l’utilizzo dell’aerografo, pratica che caratterizzò in buona parte tutta la sua ultima produzione artistica sino ad arrivare agli ultimi anni di vita quando, nonostante i problemi di salute e una vita ormai ritirata, i pennelli hanno continuato ad essere suoi fedeli amici sino alla fine.

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