“Una società che non accoglie la vita smette di vivere”

L’intervento di papa Francesco agli Stati Generali della Natalità pone l’accento sulla crisi delle nascite; allarme demografico anche nella diocesi

di Annalisa Atzei

Dono, sostenibilità e solidarietà: questi i punti cardine su cui papa Francesco si è soffermato durante il discorso pronunciato in occasione degli Stati Generali della Natalità, organizzati lo scorso 14 maggio dal presidente del Forum Associazioni Familiari, Gianluigi De Palo. L’evento si è tenuto a Roma all’Auditorium della Conciliazione per porre l’attenzione sull’ormai consolidato trend demografico negativo in Italia e avviare un confronto attivo sulle proposte, ma anche su alcune misure concrete, per invertirne la tendenza. In quell’occasione il pontefice, dopo aver ascoltato l’intervento del presidente del consiglio Mario Draghi, ha ancora una volta posto l’accento su quelli che sono cause e conseguenze di un “inverno demografico” già “freddo e buio” che rischia di diventare sempre più rigido. Alle rassicurazioni di Draghi, il quale ha ribadito l’impegno del Governo per aiutare e sostenere le giovani coppie e le donne con significativi interventi dal punto di vista economico, hanno fatto seguito le parole di Bergoglio, scandite da una lettura attenta di un presente che sembra lasciare sempre meno spazio all’interesse per il bene comune e al futuro, ma per il quale ancora si può fare tanto. Di anno in anno, l’Italia, ma in generale l’intera Europa, registra un calo demografico sempre più consistente, con dati che nel 2020 hanno segnato ancora una volta il numero più basso di nascite dall’unità nazionale. “L’Italia si trova così da anni con il numero più basso di nascite in Europa, in quello che sta diventando il vecchio Continente non più per la sua gloriosa storia, ma per la sua età avanzata – ha detto il pontefice – eppure tutto ciò non sembra aver ancora attirato l’attenzione generale”. Un’attenzione su cui effettivamente sia il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che Mario Draghi, ricordati dal Papa nel suo intervento, stanno facendo convergere una serie di azioni per aiutare le famiglie, come ripreso con soddisfazione dallo stesso Bergoglio. In particolare si è parlato dell’assegno unico universale, sostegno economico che da luglio verrà erogato anche ai lavoratori autonomi e ai disoccupati che oggi non hanno accesso agli assegni familiari. Un intervento “epocale”, come lo stesso premier lo ha definito, apprezzato anche da papa Francesco e destinato a rimanere anche negli anni a venire poiché si tratta di quelle misure “su cui non ci si ripensa l’anno dopo”. Il Santo Padre ha poi fatto riferimento in maniera particolare al ruolo della famiglia e della donna all’interno della società: nel primo caso è necessario che le giovani coppie possano ritrovare la gioia di pensare con serenità alla nascita di un figlio e la consapevolezza di essere sostenuti in questa scelta, mentre con tristezza il Papa ha ricordato la condizione di molte donne ancora oggi scoraggiate dall’avere figli o costrette “a nascondere la pancia”. “Com’è possibile che una donna debba provare vergogna per il dono più bello che la vita può offrire? Non la donna, ma la società deve vergognarsi, perché una società che non accoglie la vita smette di vivere”, ha ammonito Francesco. “Sostenibilità” è stata una delle parole centrali del discorso: “si parla spesso di sostenibilità economica, tecnologica e ambientale e così via. Ma occorre parlare anche di sostenibilità generazionale – ha ripreso il Papa – non saremo in grado di alimentare la produzione e di custodire l’ambiente se non saremo attenti alle famiglie e ai figli”. Il riferimento è poi stato al boom demografico che ha caratterizzato nella storia ogni epoca di ricostruzione: “non c’è stata ripartenza senza un’esplosione di nascite, senza la capacità di infondere fiducia e speranza alle giovani generazioni” ha detto Bergoglio, riassumendo quelli che sono stati poi i dati sul crollo della natalità ricordati dal presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, nella sua relazione. Secondo l’Istat negli ultimi 12 anni in Italia si è avuto un calo del 30%, passando da un picco relativo di 577 mila nati agli attuali 404 mila, con un ulteriore calo previsto per il 2021 che porterà i nuovi nati sotto la soglia del 400 mila. Un quadro drammatico che colpisce in modo particolare la Sardegna, destinata a diventare un’isola senza bambini a causa del drastico calo delle nascite, diminuite ulteriormente del 6,9% nel 2020 e con una fecondità sempre più bassa: in Sardegna il tasso non arriva a registrare neanche un figlio per donna (0,95). Dati allarmanti anche nella diocesi di Iglesias, da anni ormai interessata dal fenomeno delle culle ormai vuote, tanto da rendere sempre più incerta anche la permanenza del punto nascite sul territorio. Nel corso del 2020, i dati dell’Istat stimano un numero di decessi pari a più del doppio del numero delle nascite, con ormai neanche più un Comune con un saldo positivo tra nati vivi e morti, confermando dunque per il Sulcis Iglesiente le peggiori previsioni per un inverno demografico che si preannuncia ancora molto lungo.

 

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