
La pandemia può essere considerata un’emergenza che ha “livellato” in qualche modo la società? Il Covid-19 non sarebbe stato “un grande livellatore” quanto piuttosto un “grande rivelatore” di tutte le disuguaglianze preesistenti, dello sfruttamento delle risorse, di un’economia nefasta per l’ambiente e per i popoli?
Sotto i nostri occhi abbiamo lo scenario di un mondo sconvolto dalla pandemia, dove alla fine chi soccombe è sempre il più debole, innescando crisi dalla complessa soluzione. A partire dall’America, dove la rivolta afroamericana esplosa a Minneapolis nasce in una nazione travolta dal coronavirus, con i ricchi fuggiti dai grattacieli nelle loro ville in Florida, lasciando il virus sulle spalle di masse cittadine emarginate e senza protezione sanitaria. Passando poi all’Amazzonia – ne parliamo nelle pagine interne – arrivando sino al nostro piccolo della Sardegna e del Sulcis Iglesiente, dove questi mesi di emergenza hanno messo in evidenza la precarietà della rete sanitaria, oggetto di continui tagli e riorganizzazioni, negando sostanzialmente il diritto alla salute di tutti quanti non hanno mezzi e risorse per fare a meno della sanità pubblica. Lo stanno dicendo a voce alta (quasi) tutti i sindaci del territorio, un grido disperato e ripetuto nel tempo.
Ecco perché è quanto mai opportuno un “appello per un’economia di vita in un’epoca di pandemia”, usando le parole del recente documento del Consiglio ecumenico delle chiese e di diverse chiese protestanti, che va ad arricchire la sensibilità accesa dal quinto anniversario della Laudato si’ e dall’alta voce di papa Francesco.
“L’attuale pandemia di Covid-19 ha sconvolto ogni aspetto della nostra vita in un mondo già afflitto da immensa sofferenza umana” si legge nel testo pubblicato lo scorso 15 maggio, dove si lancia un “urgente invito all’azione”, rilanciando la “richiesta alle banche e agli istituti finanziari internazionali di cancellare i debiti esterni dei paesi a basso e medio reddito. Chiediamo ai governi – continua l’appello – di allocare le risorse necessarie alla salute pubblica e alla protezione sociale per le centinaia di milioni di persone i cui mezzi di sussistenza sono stati decimati a causa del lockdown”.
Nell’appello ecumenico si chiede alle istituzioni, in particolare, un impegno a “prendersi cura insieme della nostra casa comune”, con obiettivi specifici riguardo alla tutela dell’ambiente. “La pandemia di Covid-19 ha messo a nudo il fatto che viviamo insieme in una stessa casa economica, sociale ed ecologica comune. Le nostre risposte a questa crisi sanitaria globale, all’emergenza economica ed ecologica più colossale mai vista – conclude il documento – devono riconoscere la nostra intrinseca interdipendenza e tenere insieme obiettivi economici, sociali ed ecologici. Ciò richiede cooperazione e solidarietà tra i vari Paesi incorporate in reti di comunità di fede, società civile e movimenti sociali, nonché in nuovi sistemi di governance globale radicati nella giustizia, nella cura e nella sostenibilità”.
Giampaolo Atzei
@JuanpAtz
