“Riccardo III”, Shakespeare in nero

CEDAC. Al Teatro Centrale di Carbonia l’adattamento di Francesco Niccolini dela tragedia di William Shakespeare, interpretata magistralmente da Enzo Vetrano

di Jacopo Casula
Foto di Luca Del Pia

La tragedia di William Shakespeare incontra la psicoanalisi, in una rilettura che procede per accumulazione, fino al finale catartico, che rovescia la vicenda e le permette di assumere una valenza universale.
Sabato 15 febbraio, il Teatro Centrale di Carbonia, nel quinto appuntamento della stagione di prosa, musica e danza curata dal CEDAC Sardegna, ha ospitato una delle opere più discusse e apprezzate degli ultimi anni, una rilettura del Riccardo III di Shakespeare adattata dalla penna di Francesco Niccolini e diretta da Enzo Vetrano e Stefano Randisi, protagonisti assoluti anche sul palcoscenico.
L’adattamento di Niccolini, intitolato “Riccardo III – L’Avversario”, unisce la libera rivisitazione del capolavoro shakespeariano ed il racconto dei crimini di Jean-Claude Romand, l’assassino francese che, nel 1993, in un vortice di follia uccise la propria famiglia.
Al caso di Romand, lo scrittore Emmanuel Carrère, aveva dedicato nel 2000 il libro “L’Avversario”, che approfondiva una vicenda in cui si intrecciavano avidità, rancori familiari, voglia di affermazione e menzogne, qualcosa di molto simile ai temi affrontati da Shakespeare, in un cortocircuito tra passato e presente che ha ispirato il testo di Niccolini.
Il Riccardo III interpretato da Enzo Vetrano viene sottratto al barbarico Medio Evo inglese per essere trasportato in un non luogo, in un limbo fuori dal tempo, rappresentato sul palcoscenico da tre pareti dipinte di bianco e di un verde acido che ricorda le asettiche pareti di un ospedale, forse una clinica psichiatrica, nella quale il protagonista progetta con astuzia la sua crudele scalata verso il potere.
Una scenografia minimale, con una sedia a rotelle a simboleggiare il trono, ed un armadio pieno di teschi ad anticipare il destino dei personaggi principali, marionette di un teatro dell’assurdo che lascia sgomenti.
Lo spettatore, segue con orrore la scalata verso il potere di Riccardo di York, deforme di aspetto ma astuto e manipolatore, capace di ottenere il trono dopo aver provocato la morte del Re suo fratello, avere ucciso gli altri suoi familiari ed aver eliminato ogni ostacolo che gli impediva di cingere una corona intrisa di sangue.
Seguendo le ferree regole del teatro vittoriano, sul palcoscenico i ruoli sono tutti divisi tra i tre attori protagonisti. Enzo Vetrano, con un’interpretazione magistrale, porta in scena un Riccardo di Gloucester oltre la soglia della lucida follia, Stefano Randisi presta i suoi modi melliflui all’infido Lord Buckingham, ma riesce a trasformarsi, con pochi accorgimenti scenici, anche in Giorgio di Clarence, in Re Edoardo, in Lord Richmond ed in Lady Anna, mentre Giovanni Moschella, completa il terzetto degli attori interpretando, di volta in volta, Sir Hastings, Lady Elizabeth, Lord Stanley, il Sindaco di Londra ed i piccoli principi, vittime sacrificali dell’anima oscura di Riccardo.
Una scelta rischiosa che, una volta superato l’iniziale senso di smarrimento, permette al pubblico di immedesimarsi in una vicenda ricca di simbolismi, scandita dal suono di una lama che anticipa i delitti e diventa l’elemento essenziale di una ricerca sonora minimale, studiata per rendere ancora più disturbante e minacciosa la crudeltà del protagonista.
Un crescendo che assume i contorni di una ballata macabra, fino al finale che si tinge di nero e abbraccia le suggestioni del gotico, con l’apparizione dei fantasmi delle vittime di Riccardo, che, come in un presagio di sventura, accompagnano la sconfitta in battaglia e la fine dell’usurpatore.
“Riccardo III – L’Avversario”, pur essendo una libera rivisitazione della tragedia shakespeariana, riesce a cogliere pienamente lo spirito dell’opera, arricchendola di suggestioni contemporanee, grazie soprattutto all’ottima prova del cast di interpreti, con un Enzo Vetrano in stato di grazia, in grado di rendere indelebile il ritratto di un Riccardo III che fa paura e riesce a destabilizzare, con la sua carica eversiva di rancore e cieco odio per quanti gli stanno accanto.

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