Pensionati pronti alla “marcia per la salute”

Incontro interlocutorio dei sindacati in Consiglio regionale, per risolvere soprattutto i problemi socio-sanitari-assistenziali: dal Covid al disagio degli over 65

di Simone Mariani

I pensionati sardi hanno perso la pazienza. Se non ci saranno immediate ed efficaci azioni della Giunta per risolvere soprattutto i problemi socio-sanitari-assistenziali – quelli con ricadute più gravi sulla terza età –  nel prossimo ottobre realizzeranno la “marcia per la salute” che attraverserà molti comuni dell’isola per concludersi a Cagliari davanti ai palazzi della Regione.  Come dar loro torto? Gli over 65 rappresentano un quarto della popolazione sarda; quasi 470 mila percepiscono una pensione media di 700 euro/mese, per ogni 100 giovani ci sono 222 anziani, che devono fare i conti con la povertà in crescita: sia quella assoluta – per quanti che non hanno il minimo necessario per vivere – sia la relativa che colpisce le famiglie dove due persone insieme hanno un reddito inferiore a 1000 euro/mese. Soprattutto i nonni costituiscono la grande maggioranza dei quasi 19.000 morti registrati nel 2020, ben il 16% superiore al dato medio degli anni 1915-1919. Obiettivamente da un anno e mezzo gli over 65 sperimentano una vita a rischio: più esposti alle minacce mortali del coronavirus, più di altri necessariamente costretti all’isolamento, con le cure specialistiche ospedaliere rinviate causa COVID 19, con RSA diventate, per motivi sanitari, cittadelle impenetrabili per amici e parenti. I pensionati non hanno più voglia di attraversare il deserto in un percorso a ostacoli accompagnati da figli e nipoti.  Quando un anziano si ammala e deve ricorrere a indispensabili terapie ospedaliere trascina nel tunnel la famiglia: chi accompagna il vecchietto? il figlio o il nipote. Qualcuno dovrà mettersi in ferie o rinunciare alla scuola; quante ore di attesa prima della visita medica? Chi non ha parenti prossimi, deve rivolgersi a un amico oppure affidarsi a un accompagnatore che, se non indossa i panni del “buon samaritano”, dovrà avere il giusto compenso, da detrarre dalla magra pensione.
Un anno di Covid 19 ha lasciato il segno e ridotto la dote di ottimismo degli over 65. Il 44,6% delle “penne bianche” isolane non ritiene che dopo la fine della pandemia coesione e solidarietà saranno più forti. Le donne su questo sono più pessimiste (46,75%) degli uomini (41,3%). La percentuale sale addirittura all’80,6% se si aggiunge la quota delle persone (36,0%) convinte che tutto rimarrà come oggi, insomma che da questa crisi non si uscirà – come vuole Papa Francesco – migliori. Questo rivela l’indagine sulla condizione degli ultra 65enni nel periodo del coronavirus 19 in Sardegna, realizzata dall’Eurispes e il CIF Sardegna, in partenariato con CSV Sardegna Solidale e IFOS e con il contributo dell’Assessorato Regionale alla Programmazione. Un’indagine sui primi tre mesi di lockdown non solo opportuna, ma anche necessaria per illuminare la situazione di una categoria – quella dei nonni – che all’ondata di contagi e di morti ha pagato il prezzo più alto. Solamente il 20,7% dei comuni sardi – secondo l’Istat – nel 2018 nell’area anziani è coperto sul fronte dell’assistenza domiciliare integrata con quella sanitaria. La situazione non è certo migliorata negli ultimi anni. Sotto questo aspetto la Sardegna è in buona compagnia: in Liguria l’integrazione copre solamente il 10,7% dei Comuni, in Trentino Alto Adige il 7,4%, in Lombardia l’8,6%. La regione messa meglio sotto il profilo dell’integrazione socio-sanitaria è il Piemonte con 88,3 comuni coperti, seguita dalla Puglia (81,4 % dei comuni) e Veneto (78,5% dei comuni). “Nei giorni scorsi siamo stati ricevuti dal Presidente del Consiglio regionale e dai capigruppo: è stato un incontro interlocutorio. Abbiamo presentato – hanno detto i segretari generali dei pensionati Marco Grecu (Cgil), Alberto Farina (Cisl) e Rinaldo Mereu (Uil) – una serie di problemi del sistema sanitario e socio assistenziale regionale che incidono sulla qualità della vita degli anziani, per altro in Sardegna penalizzati in partenza da assegni pensionistici bassi e dal contributo che le pensioni povere danno ai redditi familiari devastati dalla diffusa disoccupazione di adulti e di giovani senza lavoro.Abbiamo chiesto ai rappresentanti del Consiglio regionale di sollecitare la Giunta a colmare tutte le carenze organizzative, accentuate dalla pandemia, del sistema sanitario regionale. Per questa operazione inizialmente non occorrono grandi dibattiti politici, ma solamente efficienza organizzativa. Su questo giudicheremo l’operato della Giunta”.  In attesa di vedere i risultati concreti conseguenti agli impegni promessi dai capigruppo, i sindacati confermano la “Marcia regionale per la salute” in programma nel prossimo mese di ottobre”.

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