Parliamo con i giovani della chiamata di Dio

28 visualizzazioni
8 minuti di lettura

Intervista con don Francesco Mannu, nominato dal vescovo nuovo direttore dell’Ufficio per la pastorale delle vocazioni nella diocesi di Iglesias

di Valeria Carta

Ordinato sacerdote il 5 settembre 2020, don Francesco Mannu è stato nominato dal vescovo, mons. Giovanni Paolo Zedda, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale delle vocazioni il 14 maggio 2022. Un ruolo importante ed atteso che il giovane sacerdote ha accettato con entusiasmo e determinazione. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare direttamente da lui l’inizio di questa nuova esperienza.
Come hai accolto la nomina da parte del Vescovo?
Diciamo, sinceramente parlando, che aspettavo questa missione in virtù degli studi svolti. Soprattutto nell’ultima fase della mia esperienza accademica. È vero che nulla è scontato nella nostra vita ma devo dire che lo aspettavo. Per cui non è stata una novità.
Cosa significa per te aver assunto questo ruolo?
La prima cosa che sento di dire è che, per primo, non devo smettere di lasciare la porta del cuore aperta alla chiamata continua, al servizio e alla donazione totale. Sento una grande responsabilità, in primo luogo perché stiamo vivendo tempi di cambiamento, e credo che ci sia un progetto di Dio anche in questo; in secondo luogo perché la vocazione è sostanzialmente una chiamata alla libertà, una libertà che deve farci maturare un amore capace di imitare gli stessi atteggiamenti di Cristo. Onestamente parlando, nonostante gli impegni, devo dire che ho tanto entusiasmo e energie per raggiungere tante persone in ricerca ma soprattutto chi si sente più escluso e in difficoltà.
Come stai organizzando i progetti pastorali inerenti all’Ufficio?
La prima sfida è stata quella di formare un’equipe strutturata secondo le necessità della nostra diocesi. Non sempre è semplice creare un gruppo coeso ma credo che i presupposti siano positivi. Stiamo già lavorando e siamo partiti con un gruppo di 17 componenti. Un gruppo fresco, giovane, con grandi aspettative e progetti da realizzare nel nostro territorio. Abbiamo vissuto in questo weekend due giorni di formazione dove abbiamo trattato tematiche quali il discernimento, l’arte del discernimento, come aiutare i giovani all’esodo permanente dell’io chiuso in sé stesso verso la sua liberazione del dono di sé, l’iniziazione al dialogo empatico, il dialogo, origine, cammino e meta dell’uomo. Ultimo tema sarà un percorso psico-pedagogico che ci accompagnerà durante l’anno per maturare competenze funzionali agli incontri che ci vedranno coinvolti, in modo particolare, con i ragazzi. Insomma, stiamo lavorando per ripartire alla grande. Vorremmo visitare una domenica al mese le parrocchie della diocesi, realizzare il grande incontro dei ministranti, i campi estivi per i ragazzi, le adorazioni eucaristiche per forania, il ritiro quaresimale e tantissime altre novità che arriveranno presto. Una di queste sarà a dicembre nel seminario diocesano, del quale sono responsabile, ma preferisco lasciare un po’ di suspence. Insomma, tante iniziative, per una ripartenza immediata.
Quindi, oltre alla guida del Centro Diocesano Vocazioni, hai anche altri incarichi?
Si, sono attualmente docente di religione, membro della commissione IRC, rappresentante legale del seminario vescovile “Vergine Immacolata” di Iglesias e vice parroco a San Pio X, sempre a Iglesias.
Nella tua esperienza quotidiana lavori spesso con i giovani in qualità di formatore. Quali sono i bisogni primari dei ragazzi di oggi?
Lavoro spesso con i giovani, in primis nella scuola. Ho circa 300 alunni, giovani che non incontri in parrocchia sicuramente ma che hanno bisogno di essere ascoltati e, certamente, accompagnati. Il bisogno prioritario di questi ragazzi è l’ascolto, un ascolto attivo e che esige la capacità e l’intenzionalità di centrare sulla fonte comunicativa, e soprattutto un’apertura e un’attenzione non strutturata. Penso che per raggiungere questi ragazzi dobbiamo entrare nell’ottica che se non arrivano da noi dobbiamo farlo noi. Per me l’esperienza della scuola è necessaria e urgente, almeno per chi è portato, per far comprendere loro che non sono soli, che ci sono delle alternative, che c’è un amore che va oltre e che sappia ascoltare tutte le loro paure e bisogni. Penso infatti che insegnare non sia per tutti. I nostri giovani hanno tante potenzialità ma sperimentano fragilità emotive, relazionali ed esistenziali. Educare questi ragazzi alla bellezza, una bellezza non superficiale ma orientata alla felicità. La bellezza, infatti, può diventare una via importante per la cucitura dei valori della vita, del senso della vita, per la trasmissione della fede, per stanare i giovani dall’io chiuso in sé stesso verso una piena liberazione nel dono di sé.
Spesso parlare di vocazione sembra per forza voler dire fare accenno a conventi e seminari. Come si può spiegare ai giovani il significato di una chiamata vocazionale?
La parola vocazione, ai nostri tempi, può essere coniata come un termine specifico, che ha a che fare con una determinata scelta che implica una particolare consacrazione della persona a Dio. Dobbiamo però percepire ciò all’interno di un ragionamento più esteso. La parola vocazione deve essere intesa in senso più ampio: “chiamata di Dio, che chiama alla vita, all’amicizia con Lui, alla santità…” riprendendo le parole di Papa Francesco nella Christus vivit. La vocazione cristiana è l’indiscussa vocazione in cui siamo chiamati all’esistenza orientata verso Cristo e che corrisponde alla pienezza verso cui tendere per poter realizzare il progetto pensato da Dio per ciascuno. Tutto ha un senso e questo i giovani lo vogliono sperimentare: dalle scelte che fanno al mondo che li circonda. La vocazione è una chiamata alla libertà per amare secondo l’amore di Dio. Una libertà, dunque, capace di metterci in moto per realizzare concretamente noi stessi. È un cammino di costante chiamata e che richiede un lungo viaggio, attraverso il quale il movimento iniziale della chiamata genera altri passi. Penso sia urgente abbracciare tre indicazioni pedagogiche: educare a decifrare la bellezza, educare all’esperienza della bellezza profonda, educare ad innamorarsi del suo volto.

© Riproduzione riservata
Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 27 del 24 luglio 2022

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: