Pace e gas, scelte coraggiose e dipendenze energetiche

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Il costo della guerra pesa sull’economia del territorio, navi gasiere o rinnovabili? Per il Sulcis Iglesiente quale modello di sviluppo?

di Giampaolo Atzei

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“Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?”. Queste parole del presidente del consiglio Mario Draghi riecheggiano da qualche settimana nelle nostre case, per taluni come una minaccia, magari solo come un invito alla riflessione. Difatti, per quanto la guerra sia combattuta a migliaia di chilometri di distanza da casa nostra, le parole di Draghi ci ricordano come le conseguenze del conflitto in Ucraina bussino comunque alle nostre porte. In pratica, semplificando al massimo le parole di Draghi… l’alternativa sarebbe tra le sanzioni alla Russia di Putin, evitando di finanziarla acquistandone il prezioso combustibile per indebolirla affinché la guerra finisca, oppure guardare solo al nostro benessere e continuare ad alimentarci del gas russo e con questo produrre tutta l’energia elettrica che vogliamo… inclusa quella per i condizionatori.
È evidente che questo gioco della torre sia un artifizio retorico che gira attorno al vero problema: per ora, difficilmente possiamo fare a meno del gas russo perché non esistono alternative immediate e a buon mercato. Anche se i nostri ministri stanno girando il mondo a cercare gas, passerebbero anni prima di essere davvero operativi con i nuovi fornitori e non è detto che il problema si risolva passando da una dipendenza ad un’altra.
Piuttosto, è il momento delle scelte cruciali, e il nostro territorio si trova coinvolto pienamente dagli effetti di queste scelte: sarebbe perciò auspicabile un confronto sereno e obiettivo sul futuro delle scelte energetiche, sul modello di sviluppo che vogliamo adottare. Sia che arrivi in Sardegna un gasdotto dall’Algeria (quasi una fantasia) o che arrivino (come pare deciso) le navi gasiere, il Sulcis Iglesiente ne sarebbe il punto d’approdo. In particolare, il Governo avrebbe già individuato Portovesme come sede permanente di una nave cisterna con oltre centomila mc di gas liquefatto. Subito si è alzato un coro di no alla proposta, causa il suo impatto ambientale e sulla sicurezza, però un eguale coro negativo arriva pure alle proposte di centrali eoliche e fotovoltaiche per il loro impatto sul paesaggio. In pratica, ogni soluzione proposta sembra foriera di negatività e viene respinta, intanto però le residue fabbriche del Sulcis minacciano la chiusura per il caro energia.
In ogni caso, ponderate le soluzioni migliori nel lungo periodo, oltre la crisi contingente che rischia di mettere da parte i passi fatti sulla transizione energetica per superare l’uso dei combustibili fossili, si potrebbe cominciare a consumare meno energia o quantomeno in maniera più attenta e sostenibile. Magari usando con più parsimonia il climatizzatore, come ci ha suggerito Draghi, oppure facendo scelte coraggiose come quella del Comune di Genova, che ha deciso di sperimentare il trasporto pubblico locale gratuito, per disincentivare l’uso privato degli automezzi. Come già succede in molte realtà europee, se il modello si rivelasse sostenibile, con una piccola tassa pagata da tutti a Genova avranno la libertà di usare bus e metro senza biglietto e – magari! – dimenticare l’auto a casa. Guardando i pullman vuoti che attraversano le nostre città e paesi, mentre si rimane incolonnati a un semaforo, vien da pensare che le grandi rivoluzioni possono davvero nascere da semplici scelte coraggiose, un piccolo sacrificio personale per un gran benessere generale condiviso.

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Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 15 del 1 maggio 2022

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