Mons. Francesco Rosso è tornato alla casa del Padre

L’affettuoso ricordo del sacerdote originario di Carloforte, dove per tutti era Don Checco, è improvvisamente scomparso lo scorso 18 dicembre 

di Nicolo Capriata

Monsignor Francesco Rosso non è più di questa terra, il Signore l’ha chiamato con sé in Cielo. La sua scomparsa ha lasciato attoniti e addolorati, parenti, amici e collaboratori, e quanti l’avevano conosciuto. Un male fulminante s’e l’è portato via improvvisamente e inaspettatamente in meno di 48 ore. Monsignor Rosso, che era Camerlengo della Basilica di San Pietro, da tutti (o quasi) era conosciuto come Don Checco. A Carloforte, dove era nato 77 anni fa, e dove ovviamente lo conoscevano tutti, era semplicemente Checco. Non per irriverenza, ma per via del suo carattere aperto e empatico, discorreva con tutti con semplicità e affetto. Ordinato sacerdote nel 1969, come primo incarico ebbe la guida della parrocchia di San Giovanni Battista di Portoscuso, allora appena costituita. Vi operò per quasi otto anni facendosi promotore “di innumerevoli iniziative pastorali e sociali, cosi come fu grande il suo impegno per il coinvolgimento dei giovani e delle famiglie, che in quegli anni arrivarono numerose per lavoro a Portoscuso” come ha sottolineato Giorgio Alimonda sindaco di Portoscuso, ringraziandolo “per il lavoro sovlto nella nostra comunità” appena venuto a conoscenza della sua scomparsa. Da Portoscuso fu chiamato in Vaticano dove ancora una volta, giovanissimo, si distinse per il suo impegno sociale predicando il Vangelo tra i lavoratori, favorendo l’associazionismo. Divenne fra le altre cose assistente ecclesiastico dell’ACAI, della Confcooperative, delle Casse Rurali. Fu anche tra i promotori della Fondazione Terzo Millennio ETS, un’associazione tesa a iniziative solidali tra i lavoratori, dove operò con zelo e intelligenza tanto che la stessa Fondazione dedicherà nel 2021 specifiche iniziative “in grado di tenerne viva la memoria”. Don Checco curò anche il percorso per la beatificazione di Madre Lepoldine Naudet della Congregazione della Sacra Famiglia. Fu anche un fine scrittore e un grande conoscitore della dottrina sociale particolarità che lo portarono a compilare un testo sui principi e sul pensiero sociale che è stato adottato nelle università.
Il Cardinale Angelo Comastri, col quale Don Checco ha lavorato a lungo, ricordandone la sua “dedizione sacerdotale, e la sua competente collaborazione” ha annunciato che la messa del trigesimo verrà celebrata nella Basilica di San Pietro. Anche Carloforte l’ha pianto e ricordato in diverse occasioni: la messa di Natale nella parrocchia di San Pietro è stata dedicata a lui. Uno dei suoi amici fraterni, Raffaele Mangoni, nel ricordarlo ha detto: “Don Checco è stata una persona intelligentissima quanto semplice, umile, alla mano. È difficile nel mondo d’oggi trovare qualcuno con le sue doti umane. Ecco perché lo piangiamo noi a Carloforte, lo piangono in Vaticano.”
Con una nota pubblicato sul sito diocesano, il vescovo di Iglesias Mons. Giovanni Paolo Zedda, unitamente all’intero presbiterio della Chiesa di Iglesias, ha annunciato la scomparsa del sacerdote, affidandolo “alla Divina Misericordia perché sia accolto nella liturgia del Cielo”.

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