Media diocesani, la sfida per il futuro. Lo studio del giornalista Paolo Sanna Farina

Mario Girau

Un prezioso strumento di riflessione oltre che un’attenta e precisa fotografia della realtà è il recente lavoro di Paolo Sanna Farina su “La presenza delle diocesi sarde nel sistema delle comunicazioni sociali. Analisi dei mezzi e azione pastorale”. Si tratta della tesi di laurea magistrale in Scienze religiose che l’autore – fino a due anni fa giornalista della Rai, negli anni Novanta presidente dell’UCSI Sardegna (Unione Cattolica della Stampa Italiana) – ha dedicato al sistema delle comunicazioni sociali, in particolare della carta stampata, messo in campo dalle dieci diocesi sarde a supporto della vita pastorale. Uno studio mosso dalla curiosità del giornalista e del ricercatore, ma anche dal desiderio del cattolico impegnato nei mass media di contribuire al rilancio, comunque al potenziamento, del pianeta informativo della Chiesa sarda. L’obiettivo di Sanna-Farina è verificare la possibilità di realizzare un unico sistema informativo nella Chiesa sarda. L’autore crede nel progetto sinergico, ma a una condizione: mettere insieme risorse, professionalità, tecnologie, collaborazioni e organizzazione, pubblicità è la vera alternativa all’attuale frammentazione.

“L’informazione moderna – scrive l’autore – necessita di modelli comunicativi più sofisticati, o perlomeno integrati tra loro, al fine di raggiungere contemporaneamente diversi segmenti di utenti, in modo particolare quelli più giovani e abituati all’informazione digitale. Le sinergie editoriali spingono l’indirizzo dei flussi comunicativi verso i diversi supporti informativi, scelta che genera una molto più ampia platea di utenti oltre che risparmi economici cospicui”.

Un’integrazione che, peraltro, comincia a prendere piede a livello diocesano – giornale e sito web; utilizzo facebook – e in qualche caso interdiocesano: la condivisione di articoli tra i settimanali diocesani, collaborazione Radio Kalaritana – Radio Barbagia.

Lo studio di Paolo Sanna Farina è articolato in una “introduzione” – per spiegare le ragioni della piccola “rivoluzione” auspicata, senza tirare nessuno per la giacca, finalizzata al superamento dei “modelli informativi attuali e per potenziare le capacità che hanno le diocesi” – e quattro capitoli, che sviluppano il piano di lavoro presentato e discusso nell’anno accademico 2017-2018 della Pontificia Facoltà teologica della Sardegna- Istituto Superiore di Scienze Religiose. Il primo capitolo comprende tre parti: “Il nuovo modello informativo della Santa Sede come modello per le diocesi”; “Le indicazioni del Magistero sul potenziamento del sistema informativo cattolico”, “Nascita e sviluppo dei giornali diocesani in Sardegna”, con schede dedicate a ciascuna delle dieci testate attualmente presenti nell’isola. Il capitolo secondo è dedicato a “Un’indagine sui mezzi di comunicazione delle diocesi sarde”, realizzata da Sanna Farina nell’autunno-inverno 2017-2018 anche col ricorso all’intervista qualitativa attraverso 55 domande rivolte a ciascun direttore di giornale (3 sacerdoti e 7 laici). Nel terzo capitolo Paolo Sanna Farina presenta e commenta i risultati dell’indagine riferiti alle strutture redazionali (11 professionisti e 54 pubblicisti, 186 collaboratori occasionali), al mandato e ai compiti pastorali assegnati ai direttori delle pubblicazioni, alla figura del direttore responsabile: criteri di scelta e competenze professionali, alle qualifiche giornalistiche presenti. Il quarto capitolo contiene l’interpretazione dei risultati dell’indagine con analisi dedicate in particolare alle professionalità delle redazioni giornalistiche, ai costi e ricavi, alle provvidenze pubbliche e alle sinergie editoriali.

Il superamento delle difficoltà della stampa diocesana può essere ottenuto – secondo Sanna Farina – con tre strumenti editoriali fra loro alternativi: unica testata espressione della Chiesa sarda; agenzia informativa regionale fornitrice di contenuti ai giornali diocesani; nuovo organo d’informazione regionale con dorsi curati dalle attuali testate diocesane.

Paolo Sanna Farina propende verso quest’ultima soluzione editoriale: “Contribuirebbe notevolmente ad alleviare il peso finanziario che grava sulle diocesi”. “Si ha ragione di credere – conclude l’autore della tesi – che un sistema più moderno possa contribuire più efficacemente al servizio della missione che esige la partecipazione attiva degli operatori della comunicazione sociale ai quali sono richiesti nuovi linguaggi e modelli culturali utili a riproporre l’eterno messaggio”.

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